Berlusconi: "Crisi vicina, prepariamoci al voto"

Il Cavaliere: "Torneremo presto al governo". E assicura: "Garanzia
scritta che i nostri deputati e senatori saranno tutti confermati". Secondo il leader della Cdl "ci sono 90 possibilità su 100 che
l’esecutivo cada entro la primavera". E sulla Federazione esorta: "Avanti con passo spedito"

Roma - L’aria da «liberi tutti» Silvio Berlusconi l’aveva fiutata da qualche giorno. Tanto che ancora ieri mattina andava ripetendo che sulla Rai non si sarebbe aperta alcuna crisi, pur essendo il destino del governo ormai «irrimediabilmente segnato». E già, perché dopo la sortita di Dini, a Palazzo Madama i recinti si sono andati facendo inesorabilmente più bassi. Con i due dissidenti dell’Ulivo, Bordon e Manzione, pronti a seguire la strada presa dai tre senatori diniani, ma pure con l’agitazione di Mastella - preoccupato dal timore di non essere più l’ago della bilancia - e di sette senatori del centrodestra, i quattro che fanno capo alla Dc per le Autonomie di Rotondi e i tre della Destra di Storace. Così, sia ieri mattina durante l’incontro con i coordinatori di Forza Italia, sia mercoledì durante una riunione ristretta, il Cavaliere si è lamentato con alcuni dei suoi per aver «trascurato» sia Rotondi che Storace. Il primo, in particolare, infastidito per non essere stato invitato al vertice della Cdl sulla Rai che si è tenuto al gruppo della Lega («ma se chiamavo lui non sarebbe venuta l’Udc... », ha risposto il diretto interessato). Il Cavaliere, insomma, è convinto che in un momento simile non vada trascurato alcun particolare. E tanto sente spirare i venti di una crisi che ieri più volte, in privato e in pubblico, è andato ripetendo quanto stretti fossero i suoi rapporti con gli alleati. Pure con l’Udc di Casini, con cui «ci siamo sentiti ieri». E anche con Cesa «c’è un ottimo feeling».

Secondo l’ex premier, dunque, «ci sono 90 possibilità su 100 che ci sia una crisi in tempi brevi». E quindi, dice ai coordinatori azzurri, «teniamoci pronti perché siamo già in campagna elettorale». E tanto ne è convinto che dà mandato a Bondi di preparare un documento in cui si certifichi che «tutti i deputati e senatori azzurri saranno riconfermati». Anche perché i sondaggi «ci danno al 55,7 contro il 44,1 del centrosinistra» e quindi «c’è la possibilità di altri eletti».

Così, una piccola percentuale dei seggi sarà «riservata» ai Circoli. Ma, spiega Berlusconi, «basta chiamarli della Brambilla» perché «sono i Circoli di tutto il centrodestra». E dunque la quota sarà aperta ai Circoli della libertà, ma pure a quelli di Dell’Utri, Adornato e della Craxi. Tanto che Vizzini non si tiene: «Anche io ho i miei Circoli... ».

Nelle riunione con gli azzurri, la questione Brambilla tiene banco per una quindicina di minuti, con tanto di scambio di battute con Tremonti. Perché, dice Berlusconi, «in questi mesi è stata bravissima» anche se in alcuni casi «ha esondato». Secondo l’ex premier, infatti, ha avuto una decisa «sovraesposizione mediatica».

Non è un caso che lunedì scorso nella sua trasferta a Barcellona Fini si sia sentito chiedere anche dal padre dell’autonomismo catalano Pujol chi mai fosse «questa Brambilla». Così, spiega ai suoi il Cavaliere, «pur avendo avuto richieste sia da Matrix che da Porta a porta le ho detto di non andare da nessun parte». Poi, prima di congedarsi, dà incarico a Bondi, Cicchitto, Tremonti e Brunetta di «costruire un gruppo di lavoro» che «prepari l’ingresso nella Federazione». Mentre è cauto sull’ipotesi di una manifestazione per il 2 dicembre: «Saranno fatte delle valutazioni nei prossimi giorni». Un’ultima battuta su Grillo che «è un problema della sinistra». «Nelle piazze - spiega - ci sono tanti delusi di Prodi, non certo i miei sostenitori».

Che l’aria stia cambiando lo si coglie anche dalle frequentazioni pomeridiane del Cavaliere. Che a metà pomeriggio siede spalla a spalla con Casini, ospite del leader dell’Udc che presiede l’Internazionale democristiana riunita all’Hotel Excelsior di via Veneto. L’ultima volta che i due erano seduti così vicini risale alla parata del 2 giugno. Sul palco, però, c’è anche Mastella, reduce dall’ultimatum del Senato. Il leader dell’Udeur e Berlusconi, però, non si scambiano neanche una stretta di mano. Poi, l’ex premier prende la parola. E attacca: «Oggi il governo ha perso la sua maggioranza su un’importante votazione. Temo che presto avremo di nuovo la responsabilità di governare questo grande Paese». Concetto ribadito lasciando l’Excelsior: ormai «la maggioranza non c’è più, credo che andare al voto sia inevitabile», magari già in primavera. Laconica, invece, la risposta a chi gli chiede di Mastella: «Io, lui e Casini siamo già insieme nel Ppe, coerenza vorrebbe che fossimo insieme anche qui da noi... ». Comunque, aveva detto ai suoi in mattinata, «se i ministri dovessero partecipare alla manifestazione del 20 ottobre, Mastella ha già detto che si dimetterà». Anche se il leader di Forza Italia ha un’idea precisa su quelli che potranno essere gli scogli decisivi per Prodi. Che, diceva ieri ai suoi, «cadrà o sul welfare o sulla politica estera».