Berlusconi: «D’Alema è il vero capo della Rai»

«Se vogliono la par condicio non rifiutino i faccia a faccia»

Adalberto Signore

da Roma

È un Silvio Berlusconi in ottima forma quello che poco dopo mezzogiorno presenzia alla conferenza stampa che sancisce l’accordo tra Lega e Mpa. Il premier si limita a una breve introduzione («come mi ha detto Sgarbi, il vero “lombardo” sta in Sicilia»), passa la palla prima a Roberto Calderoli e poi a Raffaele Lombardo, dice due battute sull’intesa («oggi faccio l’anfitrione») e infine si concede (volentieri) alle domande dei giornalisti. Che, secondo previsioni, dribblano velocemente la questione autonomista e lo portano sui temi caldi della campagna elettorale.
Sondaggi e sorpassi. Si parte con i sondaggi e il premier ribadisce che le rilevazioni di cui è in possesso sono ben diverse da quelle pubblicate sui giornali. «Oggi - dice - volevo annunciare il sorpasso della Casa delle libertà sull’Unione, ma non lo posso fare per colpa della decisione del leader del Partito dei pensionati, Fatuzzo, che è passato con il centrosinistra». Secondo Berlusconi, però, la consulta del partito «non ha seguito il suo leader» e quindi serve solo un po’ di tempo per ricalibrare le proiezioni. L’annuncio, dunque, «è solo rinviato di dodici giorni».
Panzane e fandonie. Il premier, poi, racconta di aver visto Romano Prodi a Porta a Porta, ma solo fino «alla decima panzana» perché a quel punto «non ce l’ho fatta più e sono andato a dormire». «È stato - insiste - un vero e proprio festival delle fandonie». E la promessa di ridurre di cinque punti il cuneo fiscale alle imprese «è un’avventatezza». «Ho fatto due calcoli. Ogni punto - spiega Berlusconi - vale circa ottomila miliardi di vecchie lire, una cifra che tocca i 40mila miliardi. Mi risulta che non si possa andare oltre i tre punti che sono nel nostro programma». Puntuale la replica di Prodi: «I conti li faccio bene e l’ho dimostrato». Ribatte polemico Paolo Bonaiuti che lo invita a «spiegare agli elettori» la questione invece di comportarsi come «un vecchio mandarino che tiene stretti i conti della spesa solo per sé e per i suoi scolari».
Elezioni e presidenti. Da Prodi si passa a Massimo D’Alema e Berlusconi ribadisce che «se il centrosinistra dovesse andare al governo» D’Alema «sarà il presidente del Consiglio». D’altronde, ironizza, è già «il vero presidente della Rai». «Floris, Ballarò e “RaiTre” - aggiunge polemizzando con la decisione del presidente della Quercia di non volersi confrontare con lui - dipendono da D’Alema».
Par condicio «bulgara». Berlusconi insiste anche sul fronte par condicio, «una legge illiberale» ma che «va rispettata da tutti». E dunque anche da Prodi che continua a rifiutare il faccia a faccia deciso «dalla commissione di vigilanza». Il Professore, attacca, «non può cortocircuitare la par condicio». Eppoi, aggiunge, «ad essere prevaricato» in tv «sono io». «Ho i numeri che lo provano», dice scartabellando i fogli che ha davanti e dando il via a un gustoso siparietto: «Eccoli... No, questa è la cartellina dell’incontro con il ministro bulgaro che vedo fra poco. Certo, anche questi numeri sono bulgari...». Poi tira fuori la tabella ed elenca le apparizioni a Ballarò di D’Alema (20), Piero Fassino (14) e Walter Veltroni (5) dal 12 settembre ad oggi. Con un plauso particolare al «lodevole presenzialismo di Rutelli» (18) da contrapporre all’unica partecipazione del premier.
Scioglimenti e dimissioni. Si parla anche della fine della legislatura e Berlusconi annuncia che «sabato ci sarà un Consiglio dei ministri» che si occuperà del decreto di scioglimento delle Camere e «contestualmente» dell’indizione dei comizi elettorali.
Sinistra e servizio civile. Il premier lancia anche una sorta di monito ai giovani perché «dopo 143 anni grazie a noi» non sono più costretti alla leva obbligatoria». Ma c’è «una pericolosa proposta della sinistra che in un disegno di legge già depositato in Parlamento e che conta molte firme tra cui quella di Rutelli, vuole istituire il servizio civile obbligatorio per sei mesi».
Alti e larghi. Per la chiusa, Berlusconi si affida ancora una volta all’ironia, perché - come aveva suggerito Prodi - se il leader dell’Unione «non verrà al confronto ci andrò anche con la sedia vuota». «Al limite - dice ridendo - potrò salirci sopra per dimostrare che non sono un nano...». E ancora: «Non so quanto sia più alto di me, ma sicuramente è più largo». Poi la foto ricordo. Con ai lati Calderoli e Lombardo e al centro il premier. Che sale sulla sedia e li abbraccia sorridente.