Berlusconi dà la carica: «Forti senza oligarchie» Congressi in ogni città

Messaggio al convegno di «Magna Carta»: si rischia una nuova deriva giustizialista. Autocritica nel partito: serve più radicamento sul territorio

nostro inviato a Firenze

Forza Italia vuole «crescere». E diventare partito a tutti gli effetti. È questo il messaggio che arriva dal seminario organizzato da Magna Carta e dal Coordinamento azzurro della Toscana a Firenze, con tanto di benedizione di Silvio Berlusconi. Un’intenzione che Giulio Tremonti mette nero su bianco aprendo il suo intervento («per la prima volta oggi parlo da uomo di partito»), ma che appare evidente dando solo un’occhiata alla lista dei partecipanti. Seduti sullo stesso tavolo, a discutere del futuro di Forza Italia e del nuovo Statuto, c’è tutto il gruppo dirigente azzurro. Da Sandro Bondi a Fabrizio Cicchitto, da Renato Schifani a Claudio Scajola, da Tremonti a Marcello Dell’Utri. Tutti d’accordo sulla necessità di rilanciarsi e strutturarsi sul territorio. Con tanto di autocritica, a tratti feroce, sulla gestione locale nei cinque anni di governo. «Spesso - ammette Schifani - i coordinatori regionali si sono occupati anche dell’attività di governo, facendo male l’una e l’altra cosa. Eppoi, quanti sono stati i nostri ministri che si sono battuti sul loro territorio e per il loro territorio? Pochissimi, bisogna fare ammenda».
Si parte da qui, dunque, da quella che Cicchitto definisce «la forbice» tra i risultati che si ottengono alle politiche e alle amministrative (dove il Cavaliere «non esiste quasi per niente»). È questo il gap da colmare, «istituzionalizzando - spiega Bondi - il fenomeno Berlusconi». In due parole, diventare partito. Con pregi e difetti che ne conseguono: la radicalizzazione sul territorio da una parte, con i congressi a livello locale che a breve eleggeranno un coordinatore per ogni Comune, ma pure il confronto-scontro tra i diversi approcci al futuro, con la dicotomia evidente tra il progetto di rilanciare il partito e quello di lanciare i Circoli della libertà. Una divergenza di vedute che - anche su insistenza di Berlusconi - si cerca di smussare il più possibile, al punto che pur non essendo nel panel degli interventi principali, ieri Dell’Utri è stato accolto a braccia aperte.
Per ora, dunque, si va avanti sul doppio binario. Con l’obiettivo, in entrambi i casi, di arrivare in un prossimo futuro al partito unico. Che - scrive Berlusconi nel messaggio letto da Denis Verdini - «può nascere più facilmente se Forza Italia sarà forte». Il soggetto unitario, infatti, «dovrà iscriversi nel solco dei valori del cristianesimo, del liberalismo, del socialismo democratico, della laicità». E quindi, dice il Cavaliere, «è compito di Forza Italia farsi interprete di questi valori, dandone ampio risalto nel nuovo statuto, selezionando una classe dirigente motivata in grado di guidare il processo di unificazione del popolo della libertà». Forza Italia «è il punto fermo di questa strategia vincente» e deve continuare a «essere diversa da quei modelli di partito che hanno generato oligarchie autoreferenziali».
È proprio dalla classe dirigente che i vertici azzurri vogliono ripartire. Tutti convinti - e per la prima volta a dirlo pubblicamente insieme - che sia necessaria una sterzata netta. «Basta con il dilettantismo», dice Schifani. «Chi ha ancora in mente di fare le liste dei candidati alle prossime amministrative infilandoci dentro parenti e amici non ha capito niente», è il monito di Cicchitto. Dunque, via ai congressi anche nei piccoli Comuni in modo che - spiega Verdini - «il partito abbia una sua fisicità». E, dice Bondi, via alla direzione politica, che sarà «la chiave del rinnovamento, il luogo in cui la classe dirigente si confronterà».
La prospettiva di lungo periodo, però, la dà Berlusconi. «I nostri avversari - dice - contavano di cancellarci come avevano eliminato gli altri partiti attraverso l’uso della giustizia, una deriva che rischia ancora di riemergere. Invece, dopo 13 anni, siamo il partito che raccoglie ancora più consensi». Che ora «deve trovare le ragioni per riaffermare il suo ruolo di guida verso nuovi obiettivi, primo fra tutti la nascita di un partito che riunisca tutto il popolo della libertà». Insomma, «interpretare una visione del futuro dell’Italia».
I vertici azzurri preferiscono guardare al primo passo, quello della federazione. Che, dice Cicchitto, «dovrà avere il volto di Forza Italia». E il centro? Nessuna polemica diretta con Casini. Ma Bondi non ha dubbi: «Il grande centro siamo noi ed è ingenuo chi pensa di ereditare i nostri voti».