Berlusconi: dai pm guerra civile contro di me

Il premier da Olbia: &quot;Mi insultano e calunniano: terrificante l’uso del diritto contro colui che la sinistra considera il nemico politico&quot;. Poi scherza: &quot;Una giovane e bella giornalista mi ha chiesto di invitarla al bunga bunga, dicendomi: lei vecchio? I miti non hanno età&quot; <br />

nostro inviato a Olbia

Per concludere quello che definisce il suo «weekend operoso» all’insegna dei comizi elettorali in tutta la penisola, Silvio Berlusconi sceglie il ring rovente di Olbia. Qui, a pochi passi dalla residenza estiva di Villa Certosa, una sorta di Cln in salsa gallurese, una coalizione che incarna lo spirito del «tutto tranne Berlusconi» si prepara a lanciare una sfida al premier dal forte valore simbolico, anche perché molti leader del centrosinistra non nascondono l’ambizione di fare di Olbia una sorta di laboratorio politico nazionale.
A rendere ancora più speziato il confronto è la presenza di due contendenti entrambi ex sindaci ed entrambi provenienti dal centrodestra: Settimo Nizzi, uomo di fiducia del premier nonchè suo medico personale sull’isola, sostenuto da Pdl, Partito Sardo d’Azione, Destra e parte dell’Udc, e Gianni Giovannelli alla guida dell’alleanza multicolor del centrosinistra allargato a finiani, vendoliani, dipietristi e molti cattolici usciti dall’Udc. Un duello fratricida che si preannuncia come una corsa all’ultimo voto e spinge il premier a impegnarsi in prima persona, nella consapevolezza che quello di Olbia sarà inevitabilmente un referendum sulla sua persona. Così come le amministrative nel loro complesso: «Se vinciamo il governo va avanti altri due anni» azzarda in chiusura del comizio. Per dimostrare la sua partecipazione alle tematiche locali, Berlusconi affronta di petto le questioni care al territorio. Annuncia l’allargamento della Sassari-Olbia, si impegna personalmente per la Arzachena-Palau e per il miglioramento dei collegamenti marini, promette un tavolo per l’insularità a Palazzo Chigi. E travolge di affetto il candidato sindaco per il quale intona un improvvisato: «Meno male che Nizzi c’è». Un’esibizione che fa scattare il boato dell’Auditorium del Geovillage Hotel e fa scattare alcune isolate urla femminili, un paio di «sei bellissimo» che subito fanno partire l’aneddoto: «Dovete sapere che una giornalista giovane e bella qualche giorno fa mi ha detto: “ma perché non mi invita al Bunga Bunga?” E io sorpreso: “Ma io ti sapevo fidanzata”. “No, non più, era troppo vecchio, aveva 38 anni”. “Ma allora figuriamoci io”. E lei: “Presidente, lei è un mito e i miti non hanno età”». Boato anche per la proposta di una legge di iniziativa popolare per dimezzare il numero dei parlamentari. Tant’è che quando alla fine del suo discorso un intrepido e solitario contestatore lancia alcune invettive viene subito allontanato a forza dai sostenitori del premier.
Esauriti i temi locali, Berlusconi torna ad accendere i riflettori sulla questione giustizia. Tema che è costretto a vivere sulla propria pelle visto che questa mattina per la prima volta parteciperà in veste di imputato al processo Mills che riprende dopo una pausa di oltre un mese e per il quale è accusato di corruzione in atti giudiziari. «Ieri al Palasharp, davanti a una platea impressionante, ho parlato dell’uso del diritto come arma politica. I giornali hanno scritto: “Ci risiamo, Berlusconi attacca i giudici”. Non è così. Ho parlato di pm che utilizzano il diritto come un’arma contro di me all’interno di una guerra civile. A Milano hanno intentato 30 processi contro di me, di questi 24 si sono ultimati con una assoluzione o archiviazione e sono ancora in corso». Se uno solo fosse andato a buon fine, dice il premier, «il cittadino Berlusconi sarebbe dovuto uscire dalla politica. Se questo non può essere definito un tentativo continuo di eversione quale circostanza può essere definita tale?».
A Bologna poche ore più tardi Umberto Bossi dirà che no, lui non pensa ai pm come a un cancro: «Ogni tanto c’è qualcuno che rompe le scatole, però non sono tutti uguali». Il premier invece, sempre rivolto ai pm, punta il dito contro «insulti e calunnie terrificanti di cui sono oggetto» e torna a criticare «l’uso del diritto come arma politica contro di me. È terrificante l’uso del diritto contro colui che la sinistra considera il suo nemico politico». Poi spiega: «Da sinistra mi dicono: fatti processare. Ma io sono l’uomo più processato dell’universo. Ci sono state 2567 udienze contro di me. E domani, come divertimento, mi recherò al tribunale di Milano per il processo Mills, un processo basato sulle dichiarazioni di una persona che non ho mai conosciuto, su fatti che non mi riguardano e che sono avvenuti 16 anni fa. E per questo il Paese chiama in aula il suo primo ministro. Ma se hanno bisogno della soddisfazione della mia presenza fisica, gli darò questa soddisfazione. Ma tutto questo è francamente surreale».