Berlusconi decorato sulla portaerei Bush: «È un paladino della Libertà»

Alberto Pasolini Zanelli

da Washington

Il Passato, il Presente, un po’ di Futuro. Tre tempi della Storia per i tre appuntamenti di Silvio Berlusconi oggi e domani a Washington e a New York. Cominciamo dall’ultimo, che sarà politicamente forse il meno intenso ma non è privo di significati e si ricollega soprattutto al passato: il presidente del Consiglio salirà su una nave da guerra ormeggiata a Manhattan per ricevere l’«Intrepid freedom award 2006». Gli è stato assegnato, dice la motivazione, «per la sua coraggiosa leadership nella guerra al terrore e per la sua schietta amicizia con gli Stati Uniti». Un giudizio che è destinato ad avere una «ricaduta» positiva, evidentemente, per l’Italia intera.
Il Presente dominerà invece, sia pure nella debita collocazione storica, l’appuntamento di qualche ora prima, il più solenne dell’intero viaggio, sotto la cupola del Campidoglio di Washington, dove Berlusconi terrà un discorso ai due rami del Congresso degli Stati Uniti riuniti in seduta comune. Che sia un grande onore è ovvio: basti pensare che è stato concesso negli ultimi sessant’anni a tre soli statisti italiani (De Gasperi, Craxi e Andreotti) e a 98 personaggi mondiali in 182 anni da quando inaugurò la serie il marchese De Lafayette, che aveva comandato il corpo di spedizione francese che probabilmente decise in favore degli Stati Uniti appena nati le sorti della guerra di indipendenza dalla Gran Bretagna. Ma è anche, direi soprattutto, un’occasione per approfondire la conoscenza da parte del popolo americano del ruolo che l’Italia ha avuto e ha nei rapporti transatlantici e nelle strategie globali dell’Occidente. Parlare al Congresso non è solo un’occasione molto più rara e più solenne di un colloquio a quattr’occhi con l’«amico George»: è un appuntamento molto più impegnativo, perché Berlusconi si rivolgerà, attraverso il Congresso, all’intera nazione americana, sostenitori e oppositori dell’amministrazione Bush, «liberali» e conservatori, repubblicani e democratici. Berlusconi lo ha capito e infatti tutto sta a preannunciare che la sua allocuzione sarà «absolutely bipartisan». Temi come terrorismo internazionale nella sua matrice integralista islamica, gli equilibri nel Medio Oriente, le relazioni fra l’Occidente e Potenze emergenti come la Cina e l’India oppure che non hanno mai cessato di essere tali come la Russia. Una visione italiana delle relazioni transatlantiche fra Europa e Stati Uniti, su cui è più che mai necessario fare chiarezza e, insieme, recuperare una prospettiva. Il trambusto suscitato dalla guerra all’Irak non può e non deve diventare la regola, ma essere circoscritto alla eccezione a un «incidente di percorso». È dunque una fotografia del nostro tempo che il presidente del Consiglio italiano avrà l’occasione di illustrare a una platea d’eccezione, cui non ci si rivolge soltanto per chiedere qualcosa o dirimere difficoltà immediate.
I problemi politici attuali costituiscono, in realtà, il Futuro; e su questo si intratterrà Berlusconi nel colloquio privato odierno con Bush, alla Casa Bianca, il primo della serie. Su quello che dirà abbiamo qualche «indiscrezione», ma soprattutto indicazioni contenute in dichiarazioni pubbliche. In primo luogo sulla tensione con l’Iran, che potrebbe avere uno sviluppo positivo nei prossimi giorni se saranno confermate le voci di un accordo fra Teheran e Mosca. Poi, sempre in relazione con la Russia, i dilemmi suscitati dalla vittoria di Hamas nelle elezioni in Palestina. L’Italia ha già fatto sapere, per bocca di Berlusconi, di apprezzare l’iniziativa di Putin di colloqui diretti con i nuovi governanti dell’Autorità palestinese. Una posizione che potrà risultare più morbida di quella degli Stati Uniti, ma anche a Washington potrebbe essere in corso una evoluzione. Dovrebbe esserci poi un confronto di diagnosi su «stato del terrorismo», con particolare riferimento da parte italiana al nuovo epicentro in Libia e, naturalmente, un esame congiunto della situazione irachena; anche a proposito del rientro del contingente italiano e ai suoi «tempi» in rapporto, se non a una «tabella» che non c’è, alla strategia degli Stati Uniti in proposito.