Berlusconi difende il sì alla missione ma ora nel Polo crescono i dubbi

Il Cavaliere: siamo per l’interesse del Paese.Malumori in An. Calderoli: vedo troppi don Abbondio

Marianna Bartoccelli

da Roma

I centristi di Casini sono gli unici nel centrodestra a non avere ripensamenti e malumori per il sì bipartisan in Parlamento alla risoluzione Onu per il Libano. A 24 ore dal voto, nella Casa delle libertà cresce il malumore. Silvio Berlusconi ha spiegato il via libera «politico» dicendo che «è difficile dopo essere stati al governo per cinque anni smettere di pensare all'interesse del mio Paese. Per quel che riguarda i militari in guerra porterò avanti anche nell'opposizione l'idea che avevo quando stavo al governo. Credo di essere in grado di dare qualche consiglio, dopo cinque anni di governo», ma se gli astenuti ufficialmente al Senato sono stati solo due, l’ex presidente di Palazzo Madama Marcello Pera e il leghista Sergio Divina, i ripensamenti per la nebulosità della risoluzione Onu, si moltiplicano. È critico Francesco Storace (An), punta il dito su Casini e la cosiddetta discontinuità dell’Udc che «ci fa passare dalla stagione dei willings (determinati, ndr) a quella degli swillings (che la bevono, ndr)» allo stesso Berlusconi dice che «da Forza Italia passiamo a Forza Italietta visto che è vietato disarmare gli hezbollah ed è vietato mettere in difficoltà l’esecutivo». Il suo compagno di partito, Maurizio Gasparri, rincara la dose: «Quando torneremo a discutere nei prossimi giorni non potremo sostenere in alcun modo un governo che con D’Alema elogia i terroristi definendoli patrioti e alfieri del popolo arabo». Dubbi sorgono anche nell’ex ministro degli Interni Beppe Pisanu (Fi), che accusa il governo di eccessiva disinvoltura: «Di fronte alle crescenti perplessità degli altri Paesi europei e specialmente della Francia il nostro governo mi sembra molto disinvolto». E aggiunge: «Altrettanto mi preoccupa quella parte della sinistra che vuole andare in Libano e venir via dall’Afghanistan. In questo modo pensa di prendere due piccioni con una fava, anzi quattro: perché tutela Hezbollah, soccorre i talebani, esalta il ruolo politico militare dell’Onu e mortifica quello dell’Alleanza atlantica. Chapeau...».
«L’atteggiamento di chi oggi nella Cdl, dopo aver votato sì, critica la linea del governo o anche esprime malumore per la linea adottata è più simile a Don Abbondio che a frate Cristoforo». Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli manifesta «il forte malumore» verso gli alleati «perché se c'è un dissenso lo si manifesta con un voto esplicito come la Lega che ieri si è astenuta per non essere complice della politica estera di questo governo».
Ribadisce la sua posizione per il sì il segretario della Dc, Gianfranco Rotondi. «Ma il governo parli senza ambiguità perché il rischio è un danno di immagine nello scenario internazionale, condannando senza se e senza ma i filoni terroristici e difendendo con forza e senza reticenze le posizioni israeliane».
Cerca di ricomporre ogni polemica Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore nazionale di Forza Italia, che spiega che il si è stato dato perché « il documento finale fa solo riferimento alla risoluzione 1701 e questo ha consentito di poter superare gli elementi di dissenso tuttora esistenti nei confronti delle posizioni del governo, con particolare riferimento a quelle esposte da D’Alema. Adesso prima di prendere decisioni definitive bisogna capire bene qual è il senso politico reale della missione, qual è la catena di comando e le conseguenti regole di ingaggio e quali sono i Paesi realmente impegnati».
Cicchitto fa anche un passo avanti ed evidenzia i problemi che sorgono rispetto alle regole di ingaggio che ufficiosamente sono conosciute: «Allo stato delle nostre conoscenze emergono i seguenti problemi: la risoluzione 1701 è inequivocabile sul disarmo delle milizie armate. Infatti al punto 8 essa afferma che tra la linea blu e il fiume Litani ci sia una zona di esclusione di ogni persona armata, a meno che non sia autorizzata dal governo libanese o dall'Unifil. Chi darà attuazione a questa parte della 1701? Certamente non è una risposta, anzi è una provocazione, quella avanzata da D'Alema e da Diliberto, secondo i quali il problema sarebbe risolto con l'inserimento delle milizie hezbollah nell’esercito libanese». Poi Cicchitto accusa l’Europa di essere in fuga e conclude: «In ballo sono da un lato questioni essenziali di politica estera, quali la protezione di Israele e il rifiuto di subire le manovre, per interposti gruppi guerriglieri, di Iran e Siria e, dall'altro lato, la vita di 3mila nostri connazionali».