Berlusconi, diktat a Veltroni: "Legge elettorale, poi il voto"

Il Cavaliere a Veltroni: &quot;Discutiamo di legge elettorale, fondata su due grandi partiti che si fronteggiano. E basta. Per le riforme costituzionali non c'è tempo. Questo governo&quot;. <a href="/a.pic1?ID=222197" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Il leader di An ai suoi: &quot;Non gettiamo benzina sul fuoco&quot;</font></strong></a>. <a href="/a.pic1?ID=222176" target="_blank"><strong>Il segretario del Pd vedrà Fini e Berlusconi</strong></a>

Roma - "La nostra posizione è chiara e si può riassumere così: noi vogliamo contribuire a costruire un sistema elettorale che incentivi la formazione di grandi partiti, non di alleanze elettorali impotenti, impossibilitate a governare. Il nostro obiettivo è un sistema politico fondato su due grandi partiti, più forti e finalmente omogenei, in competizione per il governo di questo paese". È quanto ha dichiarato Silvio Berlusconi nell’intervista rilasciata a Il Giornale della Libertà che sarà nelle edicole, come supplemento de Il Giornale, venerdì 23 novembre, e nella quale si è parlato anche del problema della riforma elettorale che verrà affrontato nel corso dell’incontro che il Cavaliere avrà il 30 novembre con Walter Veltroni.

No alle riforme Pare però, gli è stato chiesto, che Veltroni intenda affrontare anche il problema delle riforme costituzionali. Lei esclude questa possibilità? "Quando ci incontreremo - ha risposto Berlusconi - chiariremo i rispettivi punti di vista su tutto. Dico però fin d’ora che questo parlamento non ha più la fiducia dei cittadini e non può certo riformare la Costituzione. In questa situazione, dove il discredito del governo è al massimo grado, occorre riformare rapidamente la legge elettorale e tornare alle urne. Poi si potrà discutere, e noi abbiamo proposte nuove e soluzioni efficaci. Discuterne ora mi pare del tutto prematuro. Anche perché - ha aggiunto Berlusconi - un accordo sulla riforma elettorale presuppone anche un comune impegno ad andare subito al voto. Abbiamo un governo che non ha più la maggioranza in parlamento ed è ora che vada a casa. Cos’altro deve ancora accadere per poter tornare alle urne? Questo governo è già imploso da un pezzo".

Solo le urne E se fallisse questo accordo, Lei come si porrà di fronte all’ipotesi che ormai è quasi realtà del referendum? "Penso che sia giusto - ha risposto Berlusconi - affrontare un problema alla volta. E poi sa cosa le dico? Un Partito della Libertà che, appena nato, può già contare, come confermano i sondaggi di queste ultime ore, sul 35-37% dei consensi del corpo elettorale, non deve avere paura di nulla. Sono convinto anche che, entro qualche mese, di adesioni ne potranno arrivare ancora di più. Il vento del cambiamento spirerà sempre più forte". Lei quindi esclude a priori l’ipotesi che si possa arrivare ad una grande coalizione? "Qualunque ipotesi prevede che prima ci siano elezioni. Come ho già detto, un problema alla volta".

Pdl-Forza Italia Lei ha detto anche che del rapporto che il suo nuovo partito avrà con i possibili alleati si parlerà in seguito, perchè ora preferisce correre da solo. Intanto, però, che ne sarà di Forza Italia? "Forza Italia si rigenererà con entusiasmo e rinnovata energia nel nuovo partito. Essa formerà gran parte della sua struttura portante. L’esperienza accumulata dai suoi quadri dirigenti sarà indispensabile anche per strutturare la base del nuovo movimento".

Titanic "Penso di aver fatto - ha proseguito Berlusconi - la cosa giusta nel momento giusto. Erano mesi, del resto, che tendevo l’orecchio all’ormai assordante protesta dei cittadini e mi chiedevo: possibile che nessuno voglia assumersi la responsabilità di affrontare un sistema di potere che, con pervicacia ed arroganza senza pari, sta, giorno dopo giorno, distruggendo questo Paese? Ho pazientato un po', ma poi, visto che continuava a non muoversi foglia, ho deciso di perdermi tutt’intera questa responsabilità. Prima che il nostro sistema faccia la fine del Titanic, è bene fermare le macchine e cambiare un bel po' di cose. Ed è ormai compito di chi guida, in questo Paese, il partito di maggioranza relativa farsi carico di questo problema".