Berlusconi: «Dobbiamo dire grazie agli Usa»

Il presidente Napolitano è d’accordo E oggi vola a Cefalonia: una ricorrenza celebrata per la prima volta all’estero

Niente feste. «Non partecipo - dice Silvio Berlusconi - a manifestazioni in cui la realtà storica viene stravolta e utilizzata da una parte contro l’altra». Nessuna sfilata in piazza per il Cavaliere, solo un riconoscimento pubblico: «In occasione del 25 aprile, noi tutti dovremmo ancora dire grazie agli Stati Uniti che, con il sacrificio di tanti giovani, ci hanno salvato dal nazifascismo. Non dimentichiamolo». Certo, aggiunge, «la Liberazione è stata merito dei partigiani, ci mancherebbe altro». Ma attenti a non mitizzare troppo la Resistenza: «Sono avvenute cose molto sanguinose, che il libro di Giampaolo Pansa illustra benissimo. Le armi dei partigiani di una certa parte politica sono state deposte solo alla fine del ’46, quando ci fu un intervento dall’alto e Palmiro Togliatti ebbe la compiacenza di dire basta».
Ringraziare l’America? Giorgio Napolitano è sostanzialmente d’accordo. Le truppe Usa, sostiene, sono state «determinanti» ma i partigiani di vario colore fecero la loro parte: come dire che, invertendo l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia. «La Liberazione - spiega il capo dello Stato - fu per l’Italia il frutto di innumerevoli sforzi compiuti da tante componenti diverse e convergenti». Impegni «coerenti nello spirito e negli scopi, anche se distinti nei modi, che anticiparono, accompagnarono e spesso integrarono l’intervento pur determinante delle forze anglo-americane». E tra questi «sforzi integrati» Napolitano mette «la lotta partigiana in armi, le azioni di combattimento delle forze armate italiane in Italia e all’estero dopo l’8 settembre, la resistenza dei deportati e degli internati nei lager e quella spontanea delle città, fino all’azione spesso silenziosa e misconosciuta di tantissimi singoli cittadini».
Oggi il presidente volerà a Cefalonia, dove ricorderà l’eccidio dei nostri soldati: per la prima volta il 25 aprile viene celebrato fuori dai confini. Questa data, insiste, «va vissuta non semplicemente come richiamo alla storia, ma come punto di partenza per costruire insieme un futuro migliore». La Liberazione fu la «premessa» non solo «per un’Italia nuova», ma anche per tutto ciò che è venuto dopo, dalla democrazia alla Costituzione, alla rinascita economica, all’Europa, fino al superamento dei blocchi. E fino alle odierne missioni militari all’estero, che sono animate «dallo stesso spirito di pace operosa».