Berlusconi: "Donerò il mio parco allo Stato"

In un incontro con gli industriali sardi il Cavaliere annuncia
l’intenzione di cedere "prima o poi" la splendida area verde che è "un
patrimonio del Paese". "I giardini di Villa Certosa andrebbero aperti al pubblico. Presto ospiteranno anche il secondo roseto più grande d’Europa" E "il cervello di Tremonti" è un cactus

nostro inviato a Cagliari

La botanica per il Cavaliere ha sempre avuto poteri taumaturgici. Basti pensare a questa estate quando, per sbollire la sfuriata per le foto pubblicate dal settimanale Oggi che lo immortalavano in compagnia della giornalista irachena Michelle Noury (diventata per l’occasione una «mora dieci e lode» per poi scoprire che era con lui per un’intervista), decise di dedicare un’intera giornata al parco di villa Certosa. Con cura quasi maniacale, se in quella occasione fece spostare e rispostare di qualche metro un’intera fila di piante appena interrate, con buona pace del capo dei giardinieri Giuseppe Carteri. Lo stesso che, girando il mondo in cerca di esemplari esotici, ha scovato un cactus che l’ex premier ha ribattezzato divertito «il cervello di Tremonti». Ed è proprio così, dopo averne elogiato la «straordinaria complessità», che lo presenta agli ospiti che per la prima volta mettono piede in villa durante l’immancabile giro panoramico sulle macchinine elettriche.
La tentazione
Così, approfittando anche della platea «amica», venerdì sera, durante un incontro con gli industriali della «sua» Sardegna, Berlusconi è tornato a parlare di villa Certosa. Buttando lì ancora una volta quella che per l’ex premier è una vera e propria tentazione. Il Cavaliere, infatti, vorrebbe lasciare il giardino botanico con vista sul golfo di Marinella alla Regione Sardegna. E davanti agli oltre quaranta esponenti della Confindustria di Cagliari e a qualche deputato azzurro che era lì per l’occasione l’ha ribadito ancora.
Un dono allo Stato
«È di una bellezza tale che dovrebbe essere aperto al pubblico - raccontava - perché è un patrimonio del Paese. Per questo pensavo prima o poi di donarlo allo Stato...». Con una postilla: «Certo che se lo devono prendere questi qui...». La stessa obiezione che questa estate faceva Giovannino, proprietario dello storico ristorante di Porto Rotondo dove sono di casa Veronica Lario e le figlie, nonché Gianni Gamondi, l’architetto che ha di fatto creato villa Certosa e che si occupa di qualsiasi immobile della famiglia Berlusconi.
Farfalle brasiliane
Per il momento, comunque, i 60 ettari di verde su punta Lada sono stati aperti alle scolaresche, per visite guidate durante la settimana tra gli ulivi secolari e le migliaia di specie di cactus e piante grasse. Da questa estate, poi, ci sono anche decine e decine di enormi farfalle arrivate dal Brasile e, racconta il Cavaliere agli industriali sardi, fra poco «ci sarà anche il secondo roseto più grande d’Europa, con mille varietà diverse». «L’ho appena comprato - dice - e al più presto lo porterò in villa».
Lo shopping delle donne
Dopo la digressione da pollice verde, nel lungo discorso davanti agli imprenditori, Berlusconi non poteva mancare un affondo sul caro-prezzi. Ovviamente a modo suo, perché l’incontro è informale e l’ex premier preferisce di gran lunga i toni confidenziali di queste occasioni. «L’interlocutore è più a suo agio», ripete spesso ai suoi collaboratori. Così, si parte dall’euro che «vale un dollaro e mezzo» e si arriva a «Veronica e mia figlia Eleonora che vanno a fare shopping», vera «passione delle donne». E quando tornano a casa, a Eleonora «chiedo sempre che cosa ha comprato». Lei, «che studia negli Stati Uniti» e che esattamente un anno fa gli restò accanto durante l'intervento a Cleveland, risponde tutte le volte allo stesso modo: «Niente, i prezzi sono troppo alti». Poi, quando torna in America - «in Economy, perché l’abbiamo educata bene» - telefona a casa e «mi dice tutti i prezzi in dollari delle stesse cose che qui non ha voluto comprare». Non siamo al 50 per cento in meno, «ma ci si va vicino».