Berlusconi e Fini: dialoghiamo ma non ci fidiamo dell’Unione

Il Cavaliere: proposta lodevole, mi legittima come interlocutore. Udc contraria, la Lega resta scettica

da Roma

Quella di Giuliano Amato sulla convocazione di una Convenzione per mettere mano alla riforma elettorale «è una proposta lodevole e meritoria. E che va nel segno del dialogo auspicato dal presidente Napolitano». Silvio Berlusconi apprezza l’iniziativa del ministro dell’Interno, anche e soprattutto quando chiede alla sua maggioranza: perché non fidarsi di Berlusconi? «È la prima volta - avrebbe confidato il Cavaliere a un collaboratore - che un esponente del governo apre al dialogo e legittima completamente il ruolo di interlocutore del leader del più grande partito d’Italia. È come se volesse aprire gli occhi a questa maggioranza».
Dalle indiscrezioni che filtrano dall’entourage berlusconiano, però, c’è anche un velo di amarezza. «Per realizzare la proposta di Amato - avrebbe commentato l’ex premier - sarebbe necessaria una linea univoca nel centrosinistra, cosa che non c’è». Ne consegue - riportano sempre le stesse fonti - che «questo governo è incapace a trovare una sintesi». E qualcuno dalle parti di Palazzo Grazioli legge la presa di posizione di Prodi come «una sconfessione per Amato. Un vero e proprio stop alla sua iniziativa».
Apprezzamento per l’iniziativa del ministro dell’Interno arriva anche da Gianfranco Fini. «Alleanza nazionale è pronta a fare la sua parte» per dar vita alla Convenzione sulle riforme, commenta Andrea Ronchi, portavoce del partito. «Ma dubitiamo - aggiunge - che nella maggioranza ci sia la volontà di dar seguito alla proposta del ministro ed allo stesso appello del capo dello Stato». E per Altero Matteoli il vero ostacolo al disegno riformatore di Amato è lo stesso Prodi: «Meglio se va via subito. Lasci il campo libero. Ed a quel punto di riforme si discuta, con lo strumento della Convenzione o di altro, ma con in carica un governo transitorio condiviso dai due Poli».
Berlusconi e Fini, quindi, si ritrovano ancora una volta dalla stessa parte, garantendo quell’affidabilità nel dialogo chiesto da Napolitano e ribadita ancora ieri nei colloqui più o meno informali scambiati fra i protagonisti dei principali partiti della Casa delle Libertà ed i leader della maggioranza: Prodi escluso.
Fini e Berlusconi, però, oltre all’apertura di credito ad Amato ed alla sua proposta di Convenzione, non vanno. Vuoi per l’atteggiamento critico del presidente del Consiglio vuoi perché è in atto - da parte di Vannino Chiti - un tentativo di sondaggio fra tutti i partiti sulle riforme elettorali. «Visto che siamo in una fase embrionale - dicono uomini dello staff dell’ex premier - qualsiasi giudizio rischierebbe di essere prematuro ed azzardato. In più, Berlusconi vuole rispettare il lavoro fin qui condotto da Bondi e Cicchitto». E sull’argomento-Amato, il coordinatore di Forza Italia non nasconde qualche riserva, anche se giudica «positiva» la sua iniziativa.
Chi, invece, è nettamente contraria alla proposta della Convenzione è l’Udc. E non potrebbe essere altrimenti: la soluzione proposta da Amato spiazza Casini, che attraverso le aperture al modello tedesco aveva tentato di stabilire un filo diretto con Prodi. Ora, invece, la sua posizione viene neutralizzata sia dall’atteggiamento di Forza Italia ed An, sia dall’idea della Convenzione di Amato che sembra prediligere un modello francese: maggioritario con doppio turno. Tant’è che il vice presidente del Senato Mario Baccini sostiene che la proposta di Amato «espropria il Parlamento». Tesi analoga a quella sostenuta, per bocciare la proposta del ministro dell’Interno, da Dario Franceschini. E per rendere ancora più chiara la posizione dell’Udc, il capogruppo alla Camera Luca Volontè arriva ad apprezzare Prodi quando ricorda ad Amato che l’argomento delle riforme elettorali è di competenza di Chiti.
Anche la Lega è scettica sull’iniziativa di Amato. Roberto Maroni rivela di aver avuto, insieme a Calderoli e Giorgetti «un incontro con Bossi. Umberto si è convinto che Berlusconi vuole andare al referendum, sbocco che a noi non va bene». Così rilancia la mediazione in atto avviata da Chiti. «Anch’io, come il ministro, sono convinto che non vanno bene riforme elettorali sul modello tedesco o su quello francese. Resto convinto, però, che modelli come quello regionale, o quello adottato nelle grandi città, garantiscono governabilità e rappresentanza». Ed anticipa che nei prossimi giorni la Lega assumerà un’iniziativa autonoma in materia elettorale e la illustrerà durante gli incontri che avrà con il ministro per i Rapporti con il Parlamento.