«Berlusconi e Fini sui Pacs sono più liberali della sinistra»

La maggioranza trova un motivo in più per litigare: le unioni civili

da Roma

Mentre il centrosinistra si incarta nei litigi sulle coppie di fatto, Enrico Boselli tira una conclusione sconsolata: «Sul tema delle unioni civili il centrosinistra rischia che le posizioni di Berlusconi e di Fini sembrino più avanzate e liberali», constata. E il leader dello Sdi ammonisce: «Abbiamo il dovere di chiarire agli italiani in cosa siamo differenti dalla destra. C’è un accordo nel programma, e va rispettato, in fretta».
La verità è che quell’accordo (come d’altronde quasi tutto quel che è scritto nel volumone programmatico dell’Unione) è sufficientemente vago e frutto di compromessi al ribasso da consentire alle varie anime della coalizione di dire tutto e il contrario di tutto. Nel mezzo di una babele che va dai vandeani teodem che vorrebbero i gay al rogo alla sinistra filozapateriana favorevole al matrimonio omosessuale, cerca di insinuarsi Piero Fassino, convinto di poter mediare. Per il momento però il segretario della Quercia, con i suoi tentativi di captatio benevolentiae nei confronti dei cattolici ultrà della Margherita, è solo riuscito a farsi mandare a quel paese dal segretario dell’Arcigay, che ha stracciato la tessera ds, e dagli omosex che militano nel suo partito. Ieri sul Riformista Andrea Benedino e Paola Concia gli hanno espresso «tristezza, sconcerto e rabbia». «Caro Piero, anziché difendere la ministra Pollastrini - una ministra del nostro partito», sottolineano (dimenticando che Pollastrini è dalemiana e dunque non troppo simpatica a Fassino e soprattutto a sua moglie, Anna Serafini) «dagli attacchi che le venivano mossi dall’interno della maggioranza, tu hai pensato bene di attaccare piuttosto le coppie omosessuali, rilasciando dichiarazioni contro le adozioni (...). Ci sfugge il senso e soprattutto l’opportunità delle tue affermazioni».
Nel frattempo, Fassino lancia moniti ad «evitare di affrontare i temi eticamente sensibili con strumentalità», e assicura che - se mai verrà fatto - il Partito democratico renderà «più facile trovare un punto d’intesa». Ma viene scavalcato a sinistra dal capogruppo dell’Ulivo, il dl Dario Franceschini, che dice di far mostra di maggior laicità e minor corrività verso i ricatti clericali: «Trovo assolutamente normale il riconoscimento dei diritti alle coppie conviventi, anche omosessuali». Dietro la partita Pacs c’è quella per la leadership del Pd (per ora immaginario) e Franceschini è in corsa.
Il leader del Prc Franco Giordano si spazientisce per le continue intromissioni delle gerarchie vaticane e dei loro lobbisti dentro l’Unione: «L’Italia non può essere un Paese a sovranità limitata: nessuna guerra di religione, ma bisogna ricostruire un terreno di laicità. Noi siamo da sempre per il riconoscimento dei Pacs, non possiamo ridurre la portata dei diritti civili, e nemmeno dire una parola in meno rispetto al programma».
Subito insorgono i teodem di Paola Binetti, che lanciano l’anatema contro gli «sventolatori dei Pacs» Giordano e Boselli: «Una legge non passa senza una maggioranza in Parlamento, e qui Zapatero non ha la maggioranza». L’avvertimento è chiaro: l’unità trasversale anti-Pacs tra cattolici di destra e di sinistra affosserà ogni legge dell’Unione.