Berlusconi e il patto col Pd: "Per ora è solo un’utopia"

Il Cavaliere: devono cambiar pelle. Si può dare la guida di una Camera all’opposizione. Dopo l'incontro con Marini, riunione con gli azzurri: siamo in vantaggio ma non molliamo

Roma - Dura qualche minuto il conciliabolo dietro il pannello rosso damascato che fa da sfondo durante le dichiarazioni ufficiali che seguono le consultazioni a Palazzo Giustiniani. Insieme a Berlusconi ci sono Tremonti, Bondi, Schifani e Vito, tutti piuttosto distesi, segno che il colloquio con Marini è andato come previsto. Di lì a qualche attimo, infatti, il Cavaliere si presenterà davanti a taccuini e telecamere e ufficializzerà quella che da giorni è la posizione di Forza Italia. «È nostro convincimento - spiega - che la cosa migliore per affrontare i gravi problemi del Paese sia quella di dargli al più presto un governo legittimato da un vasto voto popolare». Insomma, si torni al voto subito così da avere un esecutivo «nel pieno dei suoi poteri» e «che possa essere immediatamente operativo».

Una posizione, quella di Berlusconi, ampiamente prevedibile nonostante le prime ore della mattina siano «agitate» dal retroscena riportato sulla prima pagina del Giornale secondo cui l’ex premier è tentato dall’idea di fare «una coalizione con Veltroni per le prossime elezioni», un vero e proprio «patto per l’Italia» basato su «15 punti di programma». Ipotesi che da una parte lascia interdetta la maggioranza e dall’altra mette in agitazione gli alleati di An, Lega e Udc. Così, a Palazzo Giustiniani è d’obbligo che la prima domanda rivolta al Cavaliere sia proprio sulla possibilità di un patto con Veltroni. «Un’ipotesi - risponde non prima di ribadire la sua disponibilità al confronto - non concreta e non realistica».

«Un’utopia», ci tiene però ad aggiungere. Parola che con ogni probabilità non butta lì casualmente, visto che proprio nella ricostruzione del Giornale si citano sia Erasmo da Rotterdam che l’Utopia di Tommaso Moro («e anche il “patto per l’Italia” per il momento è un’utopia»). Pur smentendo, dunque, il Cavaliere non nega affatto di immaginare la possibilità di un’intesa elettorale con Veltroni. Seppure - appunto - come un’utopia, un modello ideale che non trova però l’augurabile riscontro nella realtà.

Tanto che rientrato a via del Plebiscito, conversando con i cronisti nella stanza attigua al parlamentino di Palazzo Grazioli dove si tengono le riunioni e le conferenze stampa, aggiunge pure che per realizzare un progetto simile «il Pd dovrebbe cambiar pelle, fare autocritica, rinunciare al suo passato e diventare socialdemocratico e occidentale». E ancora: «Del resto Bettini (il braccio destro di Veltroni, ndr) è stato chiaro, perché alcuni esponenti della sinistra non lo consentirebbero». Poi ribadisce la sua apertura al dialogo, tanto da definire «plausibile» l’ipotesi che in caso di vittoria alle elezioni il centrodestra decida di lasciare la presidenza di una delle Camere all’opposizione. D’altra parte, spiegano i suoi collaboratori più stretti, «se si vuole davvero tenere aperto il filo del confronto sono necessari gesti concreti». Il feeling con Veltroni, dunque, resta. Certo, sarà accantonato per la campagna elettorale (nella quale Berlusconi pensa comunque di non usare toni troppo duri nei confronti del suo sfidante), ma per essere subito ripreso un minuto dopo la chiusura delle urne. «Mi auguro - spiega - che dopo il voto ci sia il dialogo perché siamo in una situazione drammatica».

Prima di ripartire in tutta fretta per Milano dove l’attende l’ultimo saluto a mamma Rosa, l’ex premier riunisce i vertici di Forza Italia per fare il punto. Liquida brevemente le indiscrezioni pubblicate dal Giornale che tanto hanno agitato la mattinata di Fini, Casini e Bossi mentre si dilunga sulla correttezza di Marini (un «gentiluomo», una «persona per bene») e guarda già alla campagna elettorale («i sondaggi ci danno in vantaggio, ma non riposiamo sugli allori») e al futuro governo («voglio molte donne»). In Forza Italia e nel resto del centrodestra, però, tiene banco la questione dell’utopico patto Berlusconi-Veltroni. Un «messaggio», sostengono in molti, destinato al centrosinistra che nell’ultima settimana ha cercato di far passare la tesi secondo cui sarebbe il Cavaliere a portare irresponsabilmente il Paese alle urne. L’ex premier, sostiene più di un deputato di casa a Palazzo Grazioli, avrebbe invece «rilanciato» ribadendo di essere «il primo disponibile a dialogare con il centrosinistra». Tanto che - fa notare un ex ministro azzurro - «si è anche detto disponibile a concedere all’opposizione la presidenza di una Camera». Ma pure un segnale agli alleati, tanto per ricordargli che le carte del dialogo sarà sempre lui a darle. E dunque, pur essendoci la campagna elettorale alle porte, inutile andare avanti con i soliti distinguo altrimenti tanto vale aprire subito alla grande coalizione.