Berlusconi e Putin «compiaciuti» per il via alla nuova Costituzione

Anna Maria Greco

da Roma

«Compiaciuti» per l’approvazione della nuova Costituzione irachena da parte dell’Assemblea costituente, Silvio Berlusconi e Vladimir Putin esprimono però preoccupazione per il no dei sunniti, che non l’hanno firmata.
«La Costituzione - dichiara il premier italiano dalla località sul Mar Nero, Soci, dove si trova per una visita informale al presidente russo - è la legge fondamentale, che trasforma una società in uno Stato e deve essere approvata con il massimo della partecipazione possibile, a grandissima maggioranza. Ci auguriamo che questo possa avvenire». Berlusconi guarda con ottimismo al referendum di ratifica che si terrà a metà ottobre, sul quale conta la minoranza una volta vicina a Saddam Hussein per bocciare la Costituzione e tornare alle urne. «Sappiamo - dice il premier - delle difficoltà nelle province a maggioranza sunnita, ma in cuor nostro auspichiamo che possano essere superate».
Anche Putin considera «un passo avanti» il varo della Costituzione approvata da sciiti e curdi, ma giudica negativamente il fatto che i sunniti siano rimasti insoddisfatti e avverte che senza un accordo più vasto rimarrà il pericolo di «attacchi armati» nel Paese. «Sono convinto - afferma il presidente russo - che dobbiamo creare le condizioni perché tutti i gruppi etnici e religiosi dell’Irak arrivino a un consenso».
D’altronde, sottolinea Berlusconi, la Carta «è ben fatta, può davvero garantire un futuro di democrazia e libertà al popolo iracheno». Per il premier il testo contiene «tutti i principi fondanti di una vera e compiuta democrazia».
Mentre in Irak i sunniti da un lato manifestano in piazza contro la Costituzione e dall’altro chiedono alcune modifiche, il ministro degli Esteri e vicepremier Gianfranco Fini avverte che il no della minoranza irachena non è definitivo. Alla festa dell’Udeur di Telese Fini spiega: «La comunità sunnita non è monolitica. Già oggi (ieri, ndr) ci sono i primi piccoli, ma importanti segnali da parte di qualche soggetto politico sunnita. Quindi bisogna continuare attraverso tutti gli sforzi diplomatici possibili per far sì che la comunità sunnita non solo voti al referendum ma in qualche modo si riconosca nel testo costituzionale che, ricordiamocelo, può essere comunque emendato».
Negativo, invece, Fausto Bertinotti. «Una rondine non fa primavera», avverte il segretario di Rc, ricordando l’emozione per la partecipazione al voto degli iracheni (malgrado il boicottaggio sunnita), che però non ha fermato la «devastazione» della guerra. «La Costituzione - afferma - è un atto, circoscritto a sé, importante. Ma l’irrisolta questione sunnita dà alla Carta il carattere di una costruzione zoppa e la rende del tutto priva della capacità di produrre la pace. Non ci sarà soluzione del caso iracheno se non con il ritiro delle truppe di occupazione, anche italiane». Anche i Verdi sono scettici, ma l’Unione è divisa perché il Ds Umberto Ranieri, vicepresidente della commissione Esteri della Camera, riconosce che «non siamo davanti a un fallimento». Il problema sunnita è serio e preoccupante, spiega, ma «è importante che i sunniti stessi abbiano dichiarato di non respingere integralmente il testo ma solo alcuni paragrafi». E Giuseppe Fioroni, della Margherita, pur ribadendo le critiche alla guerra, saluta la costituzione irachena come «un successo sulla strada della democrazia».