Berlusconi e Tremonti verso lo scontro finale

Il presidente del Consiglio è irritato: &quot;Perché continua a fare ostruzionismo?&quot;. Domani ad Arcore il vertice decisivo sul decreto <br />

RomaLo scontro con Tremonti sembra essere arrivato al redde rationem. Berlusconi è sempre più irritato dai niet alle modifiche alla manovra del ministro dell’Economia, che pare lontano anni luce da quello che dovrebbe essere il «suo» partito. «Perché si ostina a fare ostruzionismo sulle modifiche - è il ragionamento del premier - se abbiamo concordato che i saldi finali devono restare invariati?».
Ieri, durante il meeting di Rimini, il ministro dell’Economia si sarebbe sfogato dietro le quinte: «Sono deluso e sconfortato dal dibattito interno alla maggioranza sulla manovra». Uno sfogo poi smentito dal suo portavoce: «Il ministro ha parlato solo di Europa, non di manovra». Di fatto però Tremonti si sente commissariato, scaricato, accusato dalla quasi totalità del partito. In effetti, di prima mattina in rassegna stampa, campeggiava un’intervista all’ex ministro della Cultura Sandro Bondi che andava giù duro: «La manovra contraddice la ragione stessa per cui Berlusconi è entrato in politica: colpisce pesantemente il ceto medio e le classi sociali produttive che noi rappresentiamo». E ancora: «Per il partito - sosteneva Bondi - Tremonti è più un problema che una risorsa». Affronto. L’ennesimo, visto che da mesi il ministro è sul banco degli imputati. Prima per i tagli lineari, poi per la mancanza di collegialità nelle sue decisioni, quindi per una manovra che agli occhi di quasi tutto il Pdl, ma soprattutto di Berlusconi, tradisce la stessa ragione sociale del partito. Il ragionamento del ministro dell’Economia è il seguente: «Ma come? La manovra è stata approvata dal Consiglio dei ministri nella sua interezza. Perfino da uno come Galan che mi detesta. Perché mi attaccano in questo modo? Ingrati». Nota la risposta dei suoi critici, tra cui va annoverato il Cavaliere: «È stata fatta in fretta e furia per affrontare l’emergenza, votata in meno di 48 ore, ma le ricette lì contenute sono sbagliate. Ora si cambi». E ancora: «Tremonti accetti le modifiche del “suo” partito, altrimenti...». Posizioni dure ma vere, sebbene Bonaiuti cerchi di minimizzare: «Sul disaccordo Tremonti-Berlusconi c’è molto romanzo. Come accade nei migliori matrimoni si litiga ma alla fine sono i matrimoni che durano di più».
In ogni caso l’estenuante braccio di ferro con la Lega ma soprattutto con il ministro dell’Economia c’è eccome. Pare che se in passato il ministro abbia paventato spesso le dimissioni senza poi dar seguito alle minacce, questa volta sia tutta un’altra musica. Ecco perché il summit di domani, quando ad Arcore Berlusconi ospiterà Alfano, Tremonti, Bossi e Maroni, si preannuncia pirotecnico. Tempi strettissimi visto che il termine ultimo per presentare in Senato le modifiche alla manovra scatterà proprio lo stesso lunedì alle otto di sera. Sulle trattative sul come cambiare la manovra pesano ancora come macigni proprio i «niet» di Tremonti. L’ultimo screzio tra i contendenti giusto ieri, complice il segretario del Pd, Bersani. Il quale ha ammesso ai cronisti: «Ho parlato con Tremonti e, sull’articolo 8, non si è chiuso. Mi è sembrato - ha detto Bersani - Abbastanza aperto». L’articolo 8 è quello che garantisce il rafforzamento della contrattazione aziendale, anche in deroga alle normative sul lavoro. «Abbastanza aperto?». Apriti cielo. Due minuti dopo è partito il ministro Sacconi a mettere i puntini sulle “i”: «Bersani non può chiedere al solo Tremonti, che peraltro ha contribuito alla elaborazione della norma, di togliere l’articolo 8». Sacconi parlava a nuora (Bersani) perché suocera (Tremonti) intendesse.
Scintille, insomma, sebbene il ministro dell’Economia, al meeting, in chiaro, si sia tenuto abilmente alla larga dal tema manovra, preferendo rilanciare il suo vecchio cavallo di battaglia degli eurobond. Uno dei pochi temi su cui c’è la condivisione di tutti, perfino del Cavaliere.