Berlusconi e Veltroni, incontro sulle riforme

Oggi il premier riceve il segretario del Pd: sul tavolo modifiche ai
regolamenti parlamentari, legge elettorale europea, Rai e Alitalia. Niente colazione di lavoro a Palazzo
Chigi: i leader di maggioranza e opposizione discutono ma non mangiano
insieme<br />
<a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani" target="_blank"><strong>Il Cav, Walter e i nemici del dialogo. Dì la tua</strong></a><br />

Roma - Il cuoco Michele era già allertato per studiare un menù degno dell’occasione: il primo pranzo a Palazzo Chigi tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni.

Ma alla fine, dopo molte trattative, dal loft è arrivato il colpo di freno: confronto sì, ma davanti a un piatto di pennette tricolori per favore no. «I leader di maggioranza e opposizione discutono, ma non mangiano insieme», spiegano i collaboratori di Veltroni.

L’appuntamento è quindi confermato, a Palazzo Chigi e intorno all’ora di pranzo: l’una meno un quarto. Ma digiuni. E, a quanto pare, soli: stavolta Veltroni non porterà il suo vice Dario Franceschini, come nell’incontro di novembre sulla riforma elettorale con l’allora leader dell’opposizione, e non dovrebbe esserci neppure Gianni Letta. Un tête-à-tête, insomma.

Sul tavolo i dossier noti: riforma dei regolamenti parlamentari, statuto delle opposizioni, modifica della legge elettorale europea con l’inserimento di uno sbarramento che tagli le unghie ai partiti minori, assetti Rai e anche Alitalia.

La volontà di dialogo c’è, la possibilità di arrivare a risultati concreti è ancora tutta da vedere. Anche se sul primo capitolo il lavorio sembra già essersi ben avviato, sulla base di bozze studiate messe a punto alla fine della scorsa legislatura dai veltroniani Salvatore Vassallo e Stefano Ceccanti con i berlusconiani Gaetano Quagliariello e Peppino Calderisi. «A breve - assicura il vicepresidente dei deputati Pd Bressa - presenteremo una proposta di modifica dei regolamenti parlamentari che conterrà anche lo statuto delle opposizioni».

Statuto che, nelle intenzioni del Pd, dovrebbe introdurre una distinzione non da poco tra «opposizione» e «minoranze», riconoscendo particolari diritti e visibilità al partito più grosso a danno dei piccoli.

Ma conterrà anche, ed è quel che sta più a cuore al premier, l’accelerazione delle corsie parlamentari per i provvedimenti del governo e soprattutto per la Finanziaria, assicurando all’esecutivo tempi certi e la fine dell’assalto alla diligenza nelle sessioni di bilancio.

Intanto, incassata la fiducia anche al Senato e ormai come si suol dire «nella pienezza dei suoi poteri», Berlusconi ha iniziato ad esaminare altri dossier. Nel pomeriggio ha avuto una lunga riunione con Sacconi e Tremonti, presenti anche il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli e il Ragioniere generale Mario Canzio, per preparare il vertice di martedì con le parti sociali e il Consiglio dei ministri di mercoledì a Napoli, che avrà all’ordine del giorno diversi temi economici a partire dalla questione dell’abolizione dell’Ici. Trapela qualche «preoccupazione per i conti». Insieme al ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, il premier ha ricevuto anche il governatore campano Bassolino e il sindaco di Napoli Jervolino, per fare il punto sull’emergenza rifiuti. E ieri sera circolava l’ipotesi di un decreto che istituisca una struttura ad hoc, alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio.

Infine l’Alitalia: due ore è durato l’incontro tra Berlusconi, Tremonti e Bruno Ermolli, il consulente incaricato dal premier di mettere a punto la cordata italiana. «Vedrete che riusciremo nell’impresa, gli imprenditori interessati sono molti», rassicura il premier. E il tentativo è sempre quello di mettere insieme Air one con la cordata. Urgente il nodo del vertice della compagnia, oggi senza amministratore delegato.

Intanto Walter Veltroni si scaldava i muscoli per il summit di oggi radunando il coordinamento del Pd. Cui ha spiegato che «se ora dicessimo no al dialogo saremmo schizofrenici», e che con Berlusconi ci sarà «un confronto senza imbarazzi». L’importante, gli ha obiettato D’Alema, è che «questo dialogo sia produttivo». Precisando che «volemose bene non mi pare uno slogan efficace».
Veltroni ha messo una pietra tombale sul governo Prodi: «Ci vorrà tempo e fatica per cancellare il ricordo del centrosinistra». A Prodi «l’Italia deve molto», ma la «frammentazione e litigiosità» del suo governo e le sue politiche fiscali che hanno «colpito i lavoratori autonomi senza beneficiare i dipendenti» hanno «deluso» i cittadini. E il Pd ha pagato.