Berlusconi e Zapatero, patto sull’immigrazione

«Le critiche di Sarkozy sui clandestini? Forse non era ben informato»

Gianni Pennacchi

da Roma

«Muy bueno», ha annuito José Luis Rodriguez Zapatero dopo che Silvio Berlusconi gli aveva illustrato minuziosamente l’azione dispiegata dal nostro governo nei confronti della Libia per averla parte attiva nella lotta al flusso clandestino verso le nostre coste. È l’esempio da seguire e far adottare dall’Unione europea, hanno convenuto i due. I quali, nella conferenza stampa a conclusione dell’incontro bilaterale ieri a Villa Madama, han poi fatto a gara nel pronunciarsi d’accordo l’un con l’altro.
Italia e Spagna sono «schierate sulle stesse posizioni in merito a tutti i problemi europei», affermava trionfante il nostro premier. «Tutti i problemi europei che ci toccano ci vedono schierati sulle medesime posizioni», gli faceva eco ancor più soddisfatto il premier spagnolo. D’accordo non solo sull’immigrazione in Europa che passa per forza di geografia attraverso i nostri due paesi, ma anche sul da farsi in Irak e sulle richieste da avanzare alla presidenza britannica per il bilancio dell’Unione europea.
Un accordo tangibile, se a ognuna delle poche domande concesse ai giornalisti, poiché il dovere d’ospitalità assegnava la prima risposta a Zapatero, quando il microfono passava a Berlusconi l’incipit era invariabilmente e sempre: «La nostra posizione è esattamente la stessa». Identica. Anche sullo scottante caso delle presunte prigioni segrete della Cia in Europa.
«Anche su questo tema, la nostra posizione coincide perfettamente con quella del premier Zapatero», ha esordito il nostro dopo che il collega aveva risposto come le indagini della magistratura spagnola non avessero dato esiti, tanto da far escludere che quel fenomeno potesse riguardare la Spagna. Il governo di Madrid, in ogni caso, nulla sa al riguardo, e aspetta che gli Stati Uniti rispondano alla richiesta di chiarimenti inoltrata dalla Gran Bretagna in qualità di presidente di turno dell’Ue.
Sulla stessa linea, Berlusconi ha proseguito: «Non abbiamo nessuna notizia in proposito, e per quel che ci riguarda, potremmo escludere che qualcosa di simile sia potuto accadere nel nostro territorio. Comunque, condividiamo completamente l’atteggiamento della presidenza inglese».
Nemmeno la domanda sull’Irak, ha scalfito la sintonia. Perché è vero che Zapatero ha ritirato le sue truppe appena giunto al governo mentre noi siamo ancora laggiù, ma il premier spagnolo s’è detto comunque impegnato, come «tutta la comunità internazionale», nell’obiettivo di un Irak «democratico, unito e stabile», c’è chi è impegnato nella «ricostruzione economica» come la Spagna e chi nel «garantire la sicurezza» come l’Italia, nessuna divisione dunque. «Condivido pienamente», ha scandito a sua volta Berlusconi, ripetendo quel che, almeno i cronisti, conoscono ormai a memoria: che l’Italia non ha partecipato alla guerra, che siamo lì su sollecitazione dell’Onu e che abbiamo realizzato 500 progetti di ricostruzione (scuole, ospedali e forze d’ordine), che il ritiro dei nostri soldati «è gia cominciato» - si concluderà entro la fine del 2006, aveva annunciato a Tunisi - e sarà «graduale» oltre che «concordato con gli alleati e con il governo iracheno». Ma sia chiaro, «il ritiro oggi significherebbe consegnare l’Irak al caos e alla guerra civile». Annuiva Gianfranco Fini, che coi ministri Roberto Castelli e Pietro Lunardi aveva partecipato all’incontro e ora sedevano alla sinistra del premier. E annuiva pure Zapatero, coi suoi ministri alla destra.
Sul problema dell’immigrazione clandestina «forse Sarkozy non era a conoscenza dell’intero processo», ha risposto Zapatero respingendo le critiche del governo francese, mentre Berlusconi annuiva. «Sono pienamente d’accordo», ha detto sulla necessità che questa, «venga affrontata come una questione europea prioritaria». Dunque al Consiglio europeo di metà dicembre Italia e Spagna chiederanno un programma sull’immigrazione «con risorse finanziarie adeguate». Uniti anche contro il terrorismo internazionale, Zapatero annuncia che si sta lavorando per una «Schengen del mare», un accordo di cooperazione tra Italia, Spagna e Francia per la lotta «al traffico marittimo di organizzazioni criminali», che sarà firmato a Madrid in gennaio.
E ancora più sforzi e investimenti per le «autostrade del mare», quei traghetti belli come navi da crociera in cui la Grimaldi di Napoli è pioniera e che tolgono Tir dalle autostrade per sbarcarli da Civitavecchia a Barcellona.
È «il nostro comune essere mediterranei» che ci lega, sottolinea Berlusconi vantando l’assenza di interpreti nei colloqui, «cinque milioni di spagnoli e di italiani vanno in vacanza ogni anno nell’altro paese» gli fa eco Zapatero. Uniti dunque, anche nel difendere i nostri interessi davanti a Tony Blair, che sta preparando il nuovo bilancio europeo.