Berlusconi: "Ecco la mia rivoluzione d'autunno"

Federalismo fiscale, riforma della giustizia, aiuti alle famiglie. Il premier: &quot;Nella riforma della magistratura le idee di Falcone. Applicare in pieno la legge 194. Il Papa? Passerà alla storia&quot;. E a sorpresa <strong><a href="/a.pic1?ID=284769">il Cavaliere snobba le feste con i Vip e sceglie un centro commerciale</a></strong>

Roma - È un Silvio Berlusconi a 360 gradi quello che si offre a Tempi per un’intervista in vista del Meeting di Rimini. Con due punti fermi: «La riforma del federalismo fiscale e della giustizia sono destinate a cambiare profondamente il volto del nostro Paese». Due riforme che il governo è intenzionato ad approvare entro la fine dell’anno, al punto che lo schema della riforma federalista dovrebbe diventare un disegno di legge collegato alla legge finanziaria.

Ma è sul tema della giustizia che il presidente del Consiglio ravviva il dibattito politico. Annuncia che il governo punta a «mettere in pratica molte delle idee di Giovanni Falcone». Vale a dire, separazione della carriera fra magistratura inquirente (che definisce «avvocati dell’accusa») e magistratura giudicante. Ma anche «indirizzo dell’azione penale, superando l’attuale ipocrisia della finta obbligatorietà». E pensa all’introduzione di «criteri meritocratici nella valutazione del lavoro dei magistrati». Così commenta: «Noi siamo dalla parte dei magistrati, non delle frange estreme ideologizzate e giustizialiste». E sul caso Englaro: «Non permetteremo mai alla magistratura di esercitare una supplenza rispetto al potere legislativo». Sulla questione morale il premier tocca anche il tema dell’interruzione volontaria di gravidanza: «Credo sia dovere di tutti agire affinché la legge 194 sia applicata anche e soprattutto nelle parti orientate all’aiuto della vita, finora trascurate. Ogni aborto è una tragedia». Una riflessione che giunge appunto alla vigilia della kermesse di Cl e che si accompagna a una riflessione sul ruolo del Santo Padre: «Benedetto XVI passerà alla storia - ha aggiunto Berlusconi - come uno dei grandi pontefici della storia moderna. Mi impegno a tutelare la sua stessa idea di sacralità della vita».

Nell’intervista a Tempi, il presidente del Consiglio definisce la riforma del federalismo fiscale come «la più grande riforma della vita pubblica realizzata dal Dopoguerra a oggi». E spiega che il «federalismo fiscale significa portare l’imposizione e la spesa il più vicino possibile ai cittadini. Forse pochi si rendono conto - aggiunge - di come questo cambierà davvero le regole e le abitudini della vita pubblica nel nostro Paese». Berlusconi poi osserva che il «federalismo fiscale non è solo un tema della Lega, così come la riforma della giustizia non interessa solo noi». E a proposito del rapporto con la Lega sottolinea come sia «forte e consolidato. Con un linguaggio diverso dal nostro - spiega - esprime lo stesso progetto politico che ci ispira. E poi c’è l’eccellente rapporto personale che mi lega a Umberto Bossi: sulla cui amicizia e lealtà non ho alcun dubbio».

Oltre ai rapporti interni alla maggioranza, Berlusconi affronta anche quelli con l’opposizione. «I segnali che arrivano - dice - sono come sempre contraddittori; e decifrarli non mi appassiona più di tanto. Per dialogare bisogna essere in due». E a proposito di Walter Veltroni, il presidente del Consiglio si dice «deluso». «È suddito delle frange giustizialiste: avevo molto sperato che la sua gestione potesse significare l’apertura di una nuova stagione della politica italiana. Invece, la sudditanza psicologica e politica del Pd verso le frange giustizialiste è sconcertante». E a proposito della «tessera numero uno» del Pd, Carlo de Benedetti, Berlusconi osserva: «Vorrei capire come possa un imprenditore con una coscienza sociale - e indubbiamente De Benedetti è un imprenditore di prim’ordine - continuare a sostenere politiche che si sono rivelate catastrofiche per l’impresa, per i lavoratori, per l’economia italiana nel suo insieme. Sono anni che tento di capirlo e che lui prova a spiegarlo, ma senza risultato».

Nell’intervista, il premier affronta anche il capitolo economico. «Credo sia onesto dire la verità alle persone - osserva - e la verità sulle condizioni economiche italiane e mondiali non è molto piacevole». In ogni caso, Berlusconi esclude che la crisi attuale sia paragonabile a quella del 1929. «Sento parlare da più parti di un nuovo “’29”. Ma chi dice queste cose si ricorda cos’è stato il ’29 in America? Suicidi a catena di imprenditori ridotti sul lastrico, assalti agli sportelli delle banche, file di disoccupati per le strade». E commenta: il panico ha lo stesso effetto depressivo sul ciclo economico. Mentre il governo è intenzionato, in futuro, a varare il bonus bebè e il quoziente familiare, «che si tradurrà in una fiscalità più vantaggiosa per i nuclei familiari numerosi».

Sul fronte internazionale, Berlusconi ritiene inopportuno esprimere «preferenze» per chi vincerà la campagna elettorale americana. Mentre Palazzo Chigi smentisce che il premier abbia mai pronunciato nell’intervista la frase «grazie a Dio il mio amico Putin mi ha ascoltato: altrimenti con il cavolo che i carri armati russi si sarebbero fermati a 15 chilometri da Tbilisi».