Berlusconi: ecco il piano per il ritiro dall’Irak

Attacco al Patto di stabilità che frena il rilancio dell’economia comunitaria: «Il deficit oltre il 3 per cento non è più un’eccezione»

Gianni Pennacchi

nostro inviato a Londra

Il ritiro dall’Irak? «Non c’è nulla di nuovo: del piano di rientro, che sarà concordato con il governo iracheno, parlerò con Bush lunedì prossimo». Aumentare le tasse sulle rendite finanziarie? «Smentisco nella maniera più decisa». Ci sono voci di imminenti downgrading, cioè voti negativi sulla nostra economia? «Nessuna notizia in tal senso, anzi ci sono segnali di ripresa ormai da due trimestri». Quel tetto del tre per cento sul deficit? «Oggi l’inflazione non fa più paura, e in tempi di stagnazione economica bisogna sostenere l’economia anche aumentando la spesa pubblica, come fanno gli Stati Uniti».
È un Silvio Berlusconi ottimista come sempre e sorridente, quello che a sera si concede dopo il vertice informale dei capi di Stato e di governo dell’Ue tenuto ieri nel castello di Hampton Court. Scherza, domanda ai giornalisti se hanno visto il fantasma. Quando infine, dopo una raffica di domande, lo interrogano sull’alto prezzo dei pannolini in Italia ammette di non conoscere il problema. La premessa è tassativa: soltanto domande di politica estera; e a chi tentando su argomenti di casa nostra viene tolta la parola prima che il premier cada in tentazione. E quando la conferenza stampa termina e lui è già sulla porta per correre all’aeroporto, al grido che gli giunge alle spalle se vedrà in tv lo show di Celentano, risponde: «Arrivo troppo tardi».
La domanda sul ritiro dei nostri soldati da Nassirya s’è resa necessaria per l’anticipazione di parole dello stesso Berlusconi in un libro che uscirà a Natale, dove si prefigura un rientro a scaglioni di 300, sino agli ultimi mille che torneranno a casa insieme. Ci sono delle date, un calendario di massima? «Non c’è nessuna novità - ha risposto il premier - si rimane a quel che ho sempre detto. I nostri soldati continuano a lavorare nel modo migliore, abbiamo provveduto alla formazione di novemila poliziotti e mille soldati iracheni. Ne parlerò con Bush a Washington, ma il piano di rientro sarà concordato con gli alleati e con il governo iracheno. Tanto il piano quanto il timing lo stiamo concordando con loro».
Così il tema dominante è divenuto quello dell’economia. Già nell’introduzione, sintetizzando il suo intervento al summit, Berlusconi aveva detto che «bisogna lavorare di più e più a lungo», perché in Italia «si lavora 1.600 ore all’anno contro le più di 1.700 degli Usa». E per dissipare le voci che giungono da Roma, dall’Udc per l’esattezza - alzare le tasse sulle rendite finanziarie - ha affermato che «nel governo non c’è un accordo nostro in quella direzione». Tassativo: «Smentisco nella maniera più decisa, e mi impegno come leader di Forza Italia: non ci saranno aumenti delle aliquote per le imposte sulle rendite finanziarie».
Per il resto, Berlusconi è tranquillo e fiducioso sul futuro della nostra economia, pur a dispetto delle domande più pessimiste. Se teme bocciature da Ref o Moodys? Per niente, «tutti i segnali indicano che c’è una ripresa in atto. Da due trimestri cresce il Pil, abbiamo un incremento importante dell’occupazione, crescono gli indici di fiducia delle imprese e delle famiglie, aumentano le esportazioni. Dunque dobbiamo essere ottimisti, e soprattutto smetterla di diffondere pessimismo e disfattismo come fa la sinistra, che viene ampiamente accolta in queste sue dichiarazioni dai media: ciò non fa altro che influenzare negativamente le decisioni dei consumatori e degli investitori, facendo male all’Italia».
Ancora una domanda: c’è preoccupazione tra i governanti europei, per lo stato delle finanze pubbliche? E il premier: «Anzi. Non solo non c’è preoccupazione, ma abbiamo parlato in maniera esplicita del fatto che ormai l’inflazione è un fenomeno che non fa più paura, e che quindi dovremmo anche cambiare la missione affidata inizialmente alla Banca centrale europea, che ha come preoccupazione dominante quella di contenere l’inflazione. Adesso, in un periodo di stagnazione economica, comunque con un’economia che non si sviluppa secondo i nostri desideri, occorre cambiare prospettiva: cioè rivedere il patto di stabilità, sostenere l’economia con interventi di spesa pubblica, guardando agli esempi migliori come gli Stati Uniti. Il deficit oltre il 3% non è più un’eccezione ma la regola per molti paesi europei che rappresentano il 75% dell’economia Ue». Berlusconi ne ha parlato a lungo nel vertice, e assicura di aver raccolto «molti complimenti e consensi».