Berlusconi ed Erdogan: «No alle provocazioni»

Massimiliano Scafi

da Roma

Dialogo. Non c’è altra strada, dice Silvio Berlusconi, non c’è altro mezzo «per far sì che i rapporti tra la civiltà islamica e quella occidentale si mantengano nel rispetto reciproco». Calma e sangue freddo: «Guai a cadere nella trappola della provocazione da parte dei terroristi. La tolleranza è alla base delle democrazie mentre la violenza, in tutte le sue forme, è sicuramente blasfema». Le vignette, gli assalti alle ambasciate nordiche, l’uccisione del prete italiano a Trebisonda. Il presidente del Consiglio è «molto preoccupato» dell’aria che tira: e infatti chiama il premier turco Recep Erdogan «per esprimere dolore e indignazione» per l’omicidio di don Andrea e per «fargli presente quali rischi comporta questo gesto, speriamo circoscritto solo a un piccolo gruppo di fanatici». Ma tutto ciò, aggiunge, «non deve rallentare il processo di integrazione di Ankara nell’Unione europea».
Erdogan, si legge in una nota di Palazzo Chigi, esprime «il profondo cordoglio personale e di tutto il governo per la drammatica vicenda del sacerdote» e informa il presidente del Consiglio «sullo sviluppo delle indagini». Berlusconi a sua volta «esprime le condoglianze per i dodici cittadini turchi deceduti in un incidente stradale a Roma» e racconta «dell’assistenza prestata ai feriti». Nessuna crisi quindi. «Non lasciare spazio alle provocazioni e favorire invece il dialogo tra le religioni, le civiltà e i diversi popoli», questo il «messaggio centrale» del colloquio telefonico. E «nessun ripensamento» sull’avvicinamento della Turchia all’Europa. «È una nazione di confine, è nella Nato - spiega Berlusconi a Radio Anch’io -, che si è sempre comportata secondo le regole sottoscritte. Ultimamente ha fatto molti passi avanti e, in ogni caso, è uno Paese laico che non guarda alla legge coranica come legge dello Stato e che sta procedendo sulla strada dell’occidentalizzazione sia per quanto riguarda i valori che le norme».
Al Viminale stanno valutando «con la massima attenzione» le azioni e le minacce degli ultimi giorni. Secondo Beppe Pisanu «la protesta è stata montata a freddo, a fini esclusivamente politici: non dimentichiamo che l’estremismo islamico è un movimento, appunto, essenzialmente politico che strumentalizza cinicamente i valori religiosi». Pericoli per il nostro Paese? «Penso che l’Italia possa entrare in un ambito di rischio - risponde il ministro dell’Interno - se le centrali che hanno diretto la protesta hanno messo in conto pure noi. Ma confido molto nelle componenti moderate delle associazioni islamiche e nelle forze dell’ordine». Qualcosa di più, conclude, i governi europei potrebbero farla «nel far valere la reciprocità della tutela religiosa».
Romano Prodi trova le vignette «di pessimo gusto e offensive per il mondo musulmano», però «le violenze sono intollerabili». E la Sir, l’agenzia della Conferenza episcopale, parla di «deflagrazione a orologeria» ma invita anche a non confondere: «Il diritto alla libertà di pensiero non può implicare il diritto di offendere il sentimento dei credenti».