Berlusconi: entro un anno il Partito delle libertà

Adalberto Signore

da Roma

Un’ultima conferenza stampa, per salutare i giornalisti che lo hanno seguito in questi anni, ma pure per fare un bilancio del passato e aprire uno scorcio sul futuro. Con una certezza e qualche rammarico, ma senza livore né risentimento. L’umore, insomma, è ben diverso da quello di lunedì, quando - il volto scuro e il corpo quasi immobile - ha seguito come una sfinge il discorso d’insediamento alle Camere di Giorgio Napolitano. A ventiquattrore di distanza - in una giornata che si apre in tarda mattina con le consultazioni al Quirinale e si chiude a sera con una passeggiata per piazza di Spagna - Silvio Berlusconi pare ben più sereno, sorride spesso e si concede più di una battuta.
Né Tahiti, né le Bahamas. Una certezza, dicevamo. Che dispensa aprendo la sua ultima conferenza stampa a Palazzo Chigi. «Questo - dice - è un “arrivederci”, perché penso che il percorso delle riforme non possa interrompersi... ». Insomma, chi davvero aveva creduto che Berlusconi potesse essere tentato dal lasciare la scena politica può mettersi l’anima in pace. Niente Tahiti, né tantomeno le Bahamas. Il Cavaliere lo dice chiaro: «Io rimango il leader dell’opposizione». «Anche il prossimo candidato premier?», lo interrompe un cronista. La risposta è eloquente: «Ça va sans dire... Se sono il leader dell’opposizione sarò anche il candidato premier». Poi, uno sguardo ai soliti sondaggi («quelli che tutti davano per taroccati... ») che, anche se «un po’ in ritardo», danno «la Cdl al 52% e il centrosinistra al 47,5%». Con una certa ironia verso «il teorema del declino». «Ora - dice - tutti riconoscono che è falso. E sui giornali tutto è migliorato, compreso il tempo e il mio oroscopo... ».
Il partito delle Libertà. Nel futuro Berlusconi vede «un viaggio inevitabile» verso «il partito unico dei moderati». «Ne ho parlato con gli altri leader del centrodestra e mi hanno confermato che non hanno cambiato idea», aggiunge prima di scadenzare la possibile tempistica della «fusione». «Entro l’anno», spiega, si terranno «i congressi dei tre partiti interessati» - Forza Italia, An e Udc - che decideranno così di «confluire in un’unica forza moderata» per «la primavera» del 2007. Il Cavaliere ha già il nome: «Partito delle libertà». La Lega non ne farà parte perché «è un movimento radicato solo in alcune regioni», resterà «indipendente» ma comunque «alleata». E aggiunge: «La creazione di un unico gruppo parlamentare potrebbe arrivare già prima dei congressi autunnali». Parole, però, seguite da una certa cautela dei diretti interessati.
Il rinnovamento di Forza Italia. Partito unico a parte, anche per gli azzurri si prospetta un «profondo rinnovamento di tutta la classe dirigente». Così, annuncia di voler schierare una squadra di «ministri juniores», composta da giovani esponenti di Forza Italia «che si interessano alle singole materie» per dare battaglia in Parlamento. «Non sarà un governo ombra», spiega, ma «una palestra» per «costruire una classe dirigente per il futuro». E anche i coordinatori provinciali e regionali del partito potrebbero essere eletti dal basso, «in modo democratico».
Riconteggio e giunte delle elezioni. Torna poi sul riconteggio delle schede sul quale nutre «molte speranze» al punto da essere «convinto che il risultato si possa ribaltare». «Se si arrivasse a dimostrare che abbiamo vinto noi - chiosa - non potremmo che chiedere nuove elezioni e il capo dello Stato non potrà che concedercele». Per questo, quindi, servono «persone scrupolose» alle presidenza delle giunte per le elezioni che «dovrebbero andare alla Cdl». «Non penso - spiega - che il centrosinistra possa invertire questa prassi, ne ho parlato anche con Napolitano e ha un parere conforme al mio». E per la giunta della Camera ha già un nome: Donato Bruno, ex presidente della Commissione affari costituzionali.
Referendum e Lega. Sul referendum confermativo della devoluzione che si terrà il 25 giugno, è ottimista: «La riforma verrà confermata». Comunque, «ho già parlato con Bossi e non sarà l’eventuale sconfitta al referendum a inficiare il nostro stare insieme». E in caso di vittoria la legislatura potrebbe chiudersi in anticipo? Secca la risposta: «Non credo sia realistico, ma lo auspico».
Il rimpianto sugli alleati. Berlusconi ne ha anche per Gianfranco Fini e, soprattutto, Pier Ferdinando Casini. Perché, dice, «per vincere bisogna crederci». Invece, con la continua «richiesta di continuità» hanno «logorato la mia immagine». Questi sono «i miei rimpianti».
Al Colle. A Napolitano, spiega appena terminato il colloquio al Colle, ribadisce la «preoccupazione per l’esclusione dalle più alte cariche istituzionali». «La sinistra - spiega - ha occupato tutto, una concentrazione di potere mai vista in 60 anni».
In piazza di Spagna. In serata, la passeggiata per le strade del centro, preso d’assalto da fan e curiosi che chiedono una foto o gli passano il cellulare per salutare mogli e mariti. C’è pure chi gli regala una rosa, che lui gira prontamente a una turista inglese. Napolitano? Le sue parole «sono un buon inizio» e confermano «la volontà di essere super partes». «Mi ha assicurato - aggiunge - che non permetterà che l’Unione occupi la Rai».