Berlusconi esulta: «Grazie Roma, una vittoria storica»

da Roma

Davanti al Campidoglio, qualche centinaio di metri da via del Plebiscito, i sostenitori di Gianni Alemanno già intonano un calcistico Dacce le chiavi, Walter dacce le chiavi, mentre sotto Palazzo Grazioli fanno capolino a più riprese decine e decine di taxi strombazzanti. Silvio Berlusconi è appena arrivato da Milano e con i cronisti si limita a un sorriso e a un cenno della mano da dietro il finestrino dell’auto. Non che l’entusiasmo non sia alle stelle, come conferma chi ha volato con lui fino a Roma. Ma la testa del Cavaliere è ancora sulla squadra di governo dove, come fossero biglie, ci sono ancora molti nomi che continuano a girare da un ministero all’altro. E proprio il volo in compagnia di Giulio Tremonti, Umberto Bossi, Roberto Calderoli e altri dirigenti azzurri è stato in questo senso chiarificatore. Perché il Senatùr, viste le proiezioni di Alemanno, avrebbe chiesto per Rosy Mauro (fino a ieri data alla vicepresidenza del Senato) il ministero del Welfare.
Così, solo un’ora dopo il suo rientro a Palazzo Grazioli, Berlusconi affida a una nota ufficiale il suo commento al successo capitolino, a beneficio di agenzie di stampa e tg. Il Cavaliere parla di «vittoria storica» perché «per la prima volta il Pdl è alla guida della Capitale d’Italia». E dunque un «grazie commosso ed entusiasta per gli elettori di Roma». Come aveva fatto dopo il successo del 13 e 14 aprile, però, Berlusconi non esalta troppo i toni trionfalistici. Anzi, pur avendo rifilato al centrosinistra un uno-due che al Loft farà prestò sentire i suoi effetti, rinnova l’appello al dialogo. «Mi auguro che nonostante la sconfitta - dice - l’opposizione che siederà in Parlamento e in Campidoglio confermi l’impegno a collaborare nella riforma dell’architettura istituzionale, compresa quella di Roma capitale». D’altra parte, «le sfide che Alemanno dovrà affrontare per farne una città più bella, pulita e ordinata richiederanno un consenso ampio e unitario della cittadinanza romana». E solo quando si lancia in uno spassionato «grazie Roma» si coglie una certa enfasi per una vittoria attesa 15 anni. Che, spiega, «completa il successo delle politiche ed è di stimolo per il grande impegno che ci attende nel governo dell’Italia in una stagione non facile sul piano economico». Un impegno che per questa ragione «è ancora più entusiasmante». Più tardi, verso le dieci sera, nell’incontro a porte chiuse al Capranica con i neodeputati del Pdl sarà ben più esplicito: quando «ci guarderà dall’Africa» quel «poveraccio di Veltroni» si renderà conto di «non averne azzeccata una». Se sul governo c’è ancora molto da lavorare, sembrano sistemarsi le caselle di Camera e Senato. Gianfranco Fini, conferma al Capranica, «sarà presidente di Montecitorio», Renato Schifani «di Palazzo Madama». Capigruppo, invece, Fabrizio Cicchitto alla Camera e Maurizio Gasparri al Senato. Con tanto di gag: dovevamo puntare su donne «giovani e belle», almeno - dice rivolto a Cicchitto - «potevi metterti una gonna scozzese...». Ottimista, poi, sul nodo Alitalia: ci sono «più imprenditori del previsto che vogliono intervenire» nella cordata, «circa il 20% di richieste in più».
Ma è soprattutto sul delicato fronte del governo che Berlusconi lavora per tutta la giornata, diviso tra Arcore e Roma. Nel primo pomeriggio, infatti, chiude definitivamente la querelle con Roberto Formigoni dopo un incontro di circa un’ora e mezza. Nella sostanza, tutto come previsto. Con il governatore della Lombardia che rinuncia alla sue aspirazioni a Roma e resta al Pirellone. Dalla sua, incassa la ricandidatura nel 2010 (la legislatura che porterà la Lombardia all’Expo 2015), una certa libertà d’azione nel prossimo rimpasto di giunta e la garanzia di un ruolo di prestigio nel Pdl. Sul fronte governo, invece, la vittoria di Alemanno - che esce definitivamente dal totoministri - più che chiudere la partita pare riaprirla. Con An che fa valere il successo al Campidoglio per chiedere un ministero in più e la Lega – Bossi ha cenato insieme i suoi colonnelli in un ristorante di via Nazionale - che butta lì la poltrona libera al Welfare, forte forse anche del fatto che Roberto Maroni andrebbe più volentieri allo Sviluppo economico che all’Interno. Insomma, tutto rimandato ad oggi pomeriggio. Quando i vertici di Pdl e Lega si incontreranno per cercare di fare chiarezza. Con una certezza: «Nonostante le difficoltà – dice ormai alle undici di sera Berlusconi ai parlamentari riuniti al Capranica – la squadra sarà di 12 ministri».