Berlusconi fa pace con Giulio: «Ha avuto tanta pazienza»

RomaUn consiglio dei ministri fiume: iniziato alle quattro del pomeriggio, s’è concluso verso le otto di sera. Vero che sul tavolo c’erano almeno tre faldoni delicatissimi: manovra da 47 miliardi, decreto rifiuti, legge delega sulla riforma fiscale. Ma i tempi così dilatati della discussione, ben quattro ore, fanno pensare che non tutto sia filato liscio. Di certo rispetto alle altre volte, per quanto riguarda la manovra, Tremonti non ha avuto carta bianca. Ogni ministro ha detto la sua ed è stato necessario aprire un tavolo tecnico per approfondire il nodo dei tagli alla politica. La logica che sta dietro al documento è «scure per tutti», riprendendo un refrain del ministro Saverio Romano, molte delle proposte del quale sono state accolte: meno auto blu e voli di Stato, cura dimagrante per i gran commis, non cumulabilità degli stipendi di parlamentare e ministri, indennità equiparate a quelle europee.
Questa volta Tremonti aveva promesso collegialità e il risultato è stato questo: discussioni a non finire e a tratti voce alta tra i presenti. «Qualche ringhiata sì, ma fisiologica. Non abbiamo abbaiato», racconta un ministro. La discussione è stata aspra sull’Ice, Istituto per il commercio estero, ma sul taglio al personale Tremonti non ha voluto sentire ragioni: «Si fa così». Come anche sul capitolo dell’incremento del bollo sui Suv, ovvero le auto di lusso di grande cilindrata. Tra i presenti qualcuno ha obiettato: «Non è il caso». Ma anche su questo Tremonti ha avuto la meglio.
Più tardi, in conferenza stampa, sarà lo stesso Berlusconi ad ammettere: «Una piccola aggiunta. Ci è sembrato logico per le grandi auto ma abbiamo mantenuto fede all’impegno di non gravare sugli italiani con misure che altri Stati hanno dovuto assumere, come per esempio la riduzione del 15% degli impiegati pubblici o della cassa integrazione». Rivendica il successo della manovra: «Siamo stati ligi al nostro impegno di non mettere le mani in tasca agli italiani». Assieme a Tremonti, che il premier ringrazia «per la pazienza», Berlusconi lancia anche un appello all’opposizione perché «dopo i reiterati inviti del capo dello Stato, ci auguriamo che pareggio di bilancio diventi obiettivo comune e condiviso da tutte le forze responsabili». Un invito che tuttavia rischia di cadere e nel vuoto e quindi, dice il Cavaliere «siamo aperti alle proposte dell’opposizione in Parlamento ma alla fine ci sarà «l’apposizione del voto di fiducia».
È Tremonti a descrivere a grandi linee la manovra, specificando che «il pareggio di bilancio è obiettivo civile e morale prima che politico». Un nodo da affrontare subito: «Avremmo potuto rinviare a ottobre ma abbiamo preferito farla prima dell’estate». Spiega che il documento è un «misto tra maggiori entrate e minori spese». Al capitolo «meno spese», Tremonti spiega: «Senza una riduzione dei costi della politica non entri nella stanza della manovra, non puoi ridurre se non ti autoriduci». Ecco perché ci sarà «un rinvio alle prassi europee, a tutti i livelli». Berlusconi lo interrompe: «E tuttavia c’è il rischio che il mio successore guadagni più di me visto che do in beneficenza i 2400 euro di stipendio come presidente del Consiglio. Uno magari pensa a chissà che cifre e invece...». Soddisfatti comunque i ministri Galan (Cultura), Gelmini (Scuola), Romano (Agricoltura) e Calderoli (Semplificazione). Per i primi tre nessun taglio e per il quarto: «Siamo riusciti a introdurre il meccanismo che premia le amministrazioni virtuose e punisce quelle sprecone».