Berlusconi fa la pace con i libici Gheddafi: «L’inizio di una nuova era»

Abbracci, scuse storiche e un «tu» nel deserto. «Siamo felici per il tuo arrivo in Italia. Con l’ambasciatore siamo andati a cercare il posto migliore dove posizionare la tenda...». Riferendosi alla partecipazione del premier libico Muhammar Gheddafi al vertice dei capi di Stato e di governo del G8, dall’8 al 10 luglio alla Maddalena, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è rivolto familiarmente così, ieri, tra le sabbie della Sirte, al leader libico che lo attendeva all’ingresso della sua tenda. Incontro cordiale, il loro, sancito da una fotografia insieme, accanto a due cammelli, e da uno scambio di doni: trittico in vetro di Murano per Gheddafi; camicie e capi di foggia araba per il Cavaliere.
Il premier ha ufficializzato il suo invito a Gheddafi anche di fronte al Congresso del popolo (il Parlamento libico), riunito proprio ieri per ratificare l’accordo di amicizia tra Roma e Tripoli firmato in agosto a Bengasi dallo stesso Berlusconi e dal Colonnello. «Formulo ufficialmente l’invito a Gheddafi a venire per la prima volta in Italia nell’importante occasione del G8», ha detto il premier, accolto con un autentico boato di entusiasmo quando, riferendosi al periodo coloniale, ha scandito «ancora e formalmente accuso il nostro passato di prevaricazione sul vostro popolo e vi chiedo perdono. Nessun popolo può avere il diritto di sottomettere e governare un altro popolo, sottraendogli la propria cultura e le proprie tradizioni».
Un clima generale di distensione ribadito anche dal Colonnello. «Accettiamo le scuse dell’Italia - ha detto - e prego tutti i libici di vincere i propri risentimenti e tendere la mano ai loro amici italiani in un rapporto paritario di rispetto reciproco. Giriamo questa pagina nera e cominciamo una nuova era», ha concluso annunciando che già da ora gli italiani che risiedevano in Libia prima della loro «cacciata», nel ’70, potranno farvi ritorno liberamente sia per lavoro sia per turismo.
Il trattato di amicizia, la cui ratifica coincide con le celebrazioni del 32° anniversario di fondazione della Jamahiriya, la Repubblica libica, oltre a prevedere la concessione di 5 miliardi di dollari da parte dell’Italia al regime di Tripoli come compensazione per il periodo coloniale, è destinato a incrementare la cooperazione tra i due Paesi, peraltro già intensa come dimostrano le partnership strategiche libiche esistenti sotto forma di investimenti in Unicredit e in Eni e di progetti per un fondo congiunto con Mediobanca. Le imprese italiane che intendono operare in Libia, ha precisato Gheddafi, avranno d’ora in poi la priorità rispetto alle altre.
Il patto di Bengasi, oltre alla compensazione e all’impegno italiano per altri investimenti pari a 200 milioni di dollari annui per 25 anni, contiene anche l’impegno di Tripoli a vigilare le proprie coste per interrompere l’immigrazione irregolare diretta in Italia.