Berlusconi fa tradurre Leopardi E chi lo ringrazia viene licenziato

Un anno fa il Cavaliere donò 100mila euro per l’edizione inglese dello "Zibaldone". La responsabile della comunicazione del Centro studi leopardiani elogia il gesto: prima viene criticata e poco dopo allontanata

Follia e paradosso di un Paese che non perde occasione per deprecare l’università, la ricerca e la trasmissione del Sapere, una volta che un politico - basta che si chiami Berlusconi - sceglie di sostenere un grande progetto culturale, finisce per scatenare, invece che riconoscenza, l’odio di parte. Un odio stupido e cieco. Come è stupido e cieco l’atteggiamento di chi si scaglia, per un puro e irrazionale riflesso antiberlusconiano contro una donazione per diffondere nel mondo l’opera di uno dei nostri maggiori poeti e filosofi, Giacomo Leopardi.

La storia di questa follia parte da lontano, anche se meglio anticipare la fine: la responsabile delle relazioni esterne di una prestigiosa istituzione culturale italiana ringrazia pubblicamente Silvio Berlusconi per aver sostenuto con una grossa cifra un progetto della stessa istituzione e per questo viene «allontanata». Senza motivazioni.
La vicenda inizia nell’estate del 2007, quando grazie all’interesse di due grandi «leopardisti» (l’italiano Franco D’Intino e l’inglese Michael Caesar) il Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati stringe un accordo con l’Università di Birmingham per realizzare un ambizioso progetto culturale iniziato due anni prima e interrotto per mancanza di fondi: la traduzione integrale in inglese dello Zibaldone di Leopardi. La cosa rimane nel giro degli addetti lavori, fino a quando - maggio 2007 - lo scrittore Antonio Moresco sulla rivista online intitolata leopardianamente Il primo amore lancia un appello per una sottoscrizione pubblica. Inaspettatamente (la notizia viene passata da Moresco a diversi quotidiani «di area», cioè di sinistra, senza successo) la campagna pro-Leopardi viene trasformata in una battaglia culturale dal quotidiano Libero, grazie soprattutto al capo-cultura Alessandro Gnocchi e allo scrittore Massimiliano Parente, il quale con un vero colpo di scena (tramite una telefonata a Gianni Letta) ottiene da Berlusconi una donazione di 100mila euro.
Come si può immaginare la cosa stupisce tutti, a partire dall’intellighenzia di sinistra che però non spende una parola sulla vicenda (con l’eccezione dello stesso Moresco il quale dichiara di non avere «nessuna difficoltà a ringraziare sinceramente Berlusconi per questo gesto, senza che ciò sposti di un millimetro la mia opinione generale su di lui»).

Mentre l’eco mediatica attorno alla vicenda si spegne, inizia il lavoro degli studiosi, e continua l’ordinaria «burocrazia» delle istituzioni. E qui accade l’impensabile. Agli inizi di giugno il capo ufficio stampa del Centro di Recanati, la professoressa Donatella Donati, scrive un comunicato - inviato via mail a tutti i membri del Comitato scientifico e pubblicato sul sito del Centro - in cui riassume gli ultimi avvenimenti riguardanti lo Zibaldone e, come vogliono la prassi e l’educazione, ringrazia, nelle ultime righe, «Silvio Berlusconi e tutti coloro che con il loro aiuto hanno contribuito nel nome di Leopardi a diffondere la cultura italiana nel mondo». Punto.

«Conoscendo l’orientamento ideologico di buona parte del comitato scientifico cercai di usare i toni più soft possibili - ricorda oggi, a più di un anno di distanza, la professoressa Donati - ma certo non potevo non citare Berlusconi. Eppure, il mio comunicato scatenò un putiferio». E scatenò le ire di molti soci autorevoli, tra i quali il professor Alberto Folin, che il 6 giugno scrive, via mail, alla Donati: «Cosa diavolo ci stiamo a fare noi come membri del Comitato Scientifico del Csnl se non abbiamo alcun potere decisionale, in merito a scelte importanti quelle di accettare un finanziamento, da parte di Berlusconi, della traduzione in inglese dello Zibaldone. Non si tratta di una persona qualunque, come tu capisci bene. È una delle persone più potenti d’Italia (dal punto di vista politico, mediatico, finanziario) che si improvvisa mecenate per strumentalizzare Leopardi a fini politici personali (tra poco ci ritroveremo a Recanati Dell’Utri) \ A nome di chi e a che titolo ringrazi Berlusconi? Io, da parte mia, non solo non ringrazio, ma respingo con forza il tentativo di appropriarsi di Leopardi di una parte politica, semplicemente attraverso il denaro» (nota bene: non si respingono i soldi, si respinge la strumentalizzazione...).

Comunque, da quel momento la posizione della professoressa Donati inizia a essere sempre più scomoda (forse anche per motivi di «concorrenza» con altri candidati alla presidenza del Centro). Fino a che, a febbraio, il Cnsl - nella persona del vicepresidente Anna Leopardi - comunica alla Donati che in seguito alla «riorganizzazione dei propri uffici» il Consiglio di amministrazione «ha ritenuto concluso i rapporti di collaborazione per i compiti di ufficio stampa e di rappresentanza istituzionale da Lei esercitati fino a oggi». Significa che la professoressa Donati, dopo sei anni, viene allontanata. Per aver detto un grazie.

A cotè di tutto ciò, si segnala che: a) sul sito dell’università di Birmingham non c’è un solo accenno ai 100mila euro ricevuti; b) nel sito del Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati è stata tolta la newsletter incriminata; c) nella brochure del convegno di studi leopardiani che si apre oggi a Recanati il presidente del Cnsl, oltre che sindaco della città, Fabio Corvatta, elenca i «lavori in corso» del Centro, tra cui la traduzione dello Zibaldone. Senza accennare ai contributi che l’hanno resa possibile.
A dimostrazione di come spesso sia difficile dire «grazie». E a che livelli possa arrivare l’antiberlusconismo di maniera.