Berlusconi: un falso problema la riforma della legge elettorale

Il Cavaliere: "Bastano poche modifiche al Senato". Agli alleati: un errore gli atteggiamenti da politicanti

Roma - «Quello della riforma della legge elettorale è un falso problema. Si potrebbe andare benissimo a votare anche con l’attuale sistema». Silvio Berlusconi interviene ai microfoni di Radio anch’io e si toglie qualche sassolino dalla scarpa, smontando l’urgenza di quella che sembra essere diventata la priorità ineludibile e la parola d’ordine dell’intero sistema politico italiano.
«Non condivido un giudizio così negativo sull’attuale legge elettorale - dice il presidente di Forza Italia - Alla Camera ha funzionato benissimo» mentre al Senato sarebbero sufficienti alcuni aggiustamenti. Quali? Basterebbe che il premio di maggioranza venisse attribuito «su base nazionale alla coalizione che ha più voti», e non più su base regionale. Il Cavaliere boccia quindi sia l’ipotesi di una riforma sul modello tedesco (proporzionale con uno sbarramento al 5% e alcuni correttivi maggioritari), sia l’adozione del modello francese. «Tornare al sistema tedesco significherebbe buttare all’aria il bipolarismo», mentre il sistema francese «che prevede il doppio turno non è assolutamente adatto e noi diremo assolutamente no a un sistema elettorale a doppio turno che non è assolutamente possibile in Italia, perché gli elettori quando sono andati a votare una volta, ritengono di avere esaurito il loro dovere e non si presentano al secondo turno».
Chiuso il capitolo della legge elettorale, Berlusconi guarda anche al confuso certificato di sopravvivenza strappato ventiquattro ore prima da Romano Prodi al Senato. Il giudizio sulla via d’uscita dalla crisi è inevitabilmente negativo. Ed è corredato anche da qualche rimpianto per la mancata adozione, da parte del centrodestra, di una linea unitaria. «Non ho colto nessun elemento di novità» nel governo ma solo la «conferma integrale del vecchio governo e dei vecchi ministri, e ho anzi notato una riduzione delle ambizioni programmatiche con certi punti importanti, come i Dico e certe opere pubbliche, che sono stati escluse dal programma».
Una debolezza su cui, probabilmente, il centrodestra avrebbe potuto attaccare e affondare con maggiore convinzione. «Nell’ultima crisi di governo la Casa delle libertà non ha trovato unità di visione e quindi di intenti, in quanto Forza Italia e Lega volevano la soluzione più trasparente e più limpida della crisi cioè le elezioni. Altri partiti, invece, temevano che chiedendo le elezioni ed essendo certi che non sarebbero state concesse, si potevano dissuadere certi presunti aiuti che secondo loro dovevano venire dalla sinistra da parte di senatori che avrebbero dovuto non votare la fiducia a Prodi. Questo, evidentemente, è stato smentito dai fatti. Credo che per questa operazione di politica-politicante si sia data l’impressione di un atteggiamento non deciso nella direzione unica che era, ed è, quella di ritornare dagli elettori».
L’affondo successivo è per l’uomo che è diventato il simbolo - in positivo o in negativo, a seconda degli schieramenti - del voto in Senato. «Il passaggio di Marco Follini nelle fila della maggioranza di centrosinistra fa parte degli aspetti deteriori che esistono nella vecchia politica senza moralità che è ancora viva e determina l’agire dei vecchi arnesi della politica» commenta il presidente di Forza Italia.
Rispondendo a una ascoltatrice che definisce il leader dell’Italia di Mezzo un voltagabbana, Berlusconi non si tira indietro. «Non posso che essere d’accordo con lei perché Follini è stato un protagonista del nostro governo». Il leader di Forza Italia conferma il voto favorevole per il rifinanziamento della missione in Afghanistan, «perché un Paese deve avere una politica chiara e leale verso gli alleati».
E, infine, torna anche sulla questione della leadership, confermando la volontà di promuovere il ricorso alle primarie. «Oggi come oggi ancora non vedo un personaggio che possa tenere insieme la coalizione del centrodestra. Anzi francamente anch’io sono inadeguato se è vero come è vero che l’Udc si dichiara altra opposizione, anche se io spero con pazienza che questo rientri perché questa posizione è senza sfoghi». Per dirimere la questione c’è una sola possibilità: «Prima del voto indiciamo anche noi le primarie». Anche se, conclude, «si tratta di un esercizio che faremmo solo noi» visto che in qualsiasi altra democrazia «è normale che il candidato premier sia espressione del partito di maggioranza».