Berlusconi: "Faremo il primo Cdm a Napoli"

Il leader del Pdl: &quot;Serve un largo consenso perché prenderemo subito provvedimenti impopolari&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=252497">Veltroni in Campania</a></strong>: &quot;Una legge contro le mafie&quot;. Ma Saviano lo inchioda

Per «senso di responsabilità», spiegava nei giorni scorsi in privato, ha preferito non cedere alle insistenze di quanti lo avevano invitato a farsi una passeggiata tra i rifiuti in compagnia delle telecamere, così da rilanciare quell'emergenza che in Campania e non solo ha contribuito a mettere in ginocchio il centrosinistra. La «nostra credibilità all'estero», era stato il ragionamento del Cavaliere, «è già compromessa» e un gesto del genere certo non gioverebbe. Di rifiuti, però, a Napoli l'ex premier parla a lungo. E tanto si dice «preoccupato» che in caso di vittoria «il primo Consiglio dei ministri» del nuovo governo «si terrà» proprio a Napoli, dove «avrò una sede operativa» e dove «lavorerò finché non avremo ottenuto dei risultati». Un annuncio, quello del Cavaliere, che arriva a chiusura del comizio in piazza Plebiscito, battuto soprattutto nel primo quarto d'ora da una fitta pioggerellina («allacciatevi i salvagenti» e «grazie di essere venuti fin qui nuotando», scherza Berlusconi).

Un'idea, quella del Cavaliere, tutt'altro che improvvisata se rientrato all'Hotel Vesuvio ci tiene a dire che la questione è stata «studiata con cura da Gianni Letta». Insomma, «la Costituzione consente di portare il Consiglio dei ministri occasionalmente altrove» e al premier di «eleggere come luogo di lavoro un'altra sede» che «potrebbe essere Palazzo Reale dove abbiamo già fatto il G8». Di certo, «resterò a Napoli non solo finché non ci saranno più rifiuti ma fino a quando sulle tv di tutto il mondo l'immagine della città non sarà tornata pulita».

E a proposito dei provvedimenti da prendere nei primi Consigli dei ministri, Berlusconi ribadisce che ce ne saranno anche di «duri e impopolari». Per questo, spiega, «il 13 e 14 aprile ci serve un consenso largo che assicuri buoni numeri sia alla Camera che al Senato». Così, l'ex premier insiste sulla necessità del voto utile perché scegliere i piccoli partiti di centrodestra come Udc o La Destra è «assolutamente inutile». Pochi dubbi, invece, sul risultato della sfida elettorale. «Non ci sarà - spiega in mattinata davanti alla platea di Confapi - nessun pareggio. Tutti i sondaggi ci danno 8-10 punti di vantaggio sul Pd e quindi, se non ci saranno brogli, dovremmo raggiungere la vittoria alla Camera e al Senato. Così, gli fa eco Gianfranco Fini durante il comizio in piazza Plebiscito, «facciamo riposare un po' la sinistra e riflettere sui propri errori mandandola all'opposizione». E sulla questione brogli, il Cavaliere torna a più riprese spiegando che «c'è bisogno di uno spoglio scheda per scheda» visto che «esiste anche una circolare del ministero dell'Interno» che in caso di inadempienze prevede «dai tre ai sei mesi di carcere».

Pure sul risultato della Campania Berlusconi è ottimista. Forte non solo del fatto che Ciriaco De Mita ha lasciato il Pd per l'Udc ma pure dell'appoggio dei fuoriusciti dell'Udeur che guidati da Mauro Fabris incontrano per pochi minuti il Cavaliere nella sua suite al Vesuvio. E tanto è l'ottimismo che quando Marco Follini entra nella hall dell'albergo, Italo Bocchino lo accoglie ridendo con una gag. «Speriamo - dice l'esponente di An rivolto al responsabile informazione del Pd - che ci sia il pareggio, così torni con noi e abbiamo la maggioranza...».

Berlusconi ritorna anche sul famoso epiteto che tanto fece discutere la scorsa campagna elettorale, quando davanti ai commercianti disse che non credeva ci fossero in platea dei personaggi così «coglioni» da votare contro il proprio interesse. Una battuta che rilanciò poco prima del voto proprio da piazza Plebiscito. E si spiega: allora «le mie parole furono travisate», chi vota Pd «non è un coglione» ma «è in buona fede». Per Walter Veltroni - che con il suo pullman fa tappa nella vicina Caserta - non mancano però gli affondi, tanto che lo ribattezza «Walterino sette doppiezze» perché «ha disatteso tutti gli impegni presi. Ha fatto sette promesse - aggiunge ricordando che aveva detto di correre da solo - e nessuna di queste ha avuto seguito».

Poi, dopo aver annunciato che il primo viaggio da premier lo farà in Israele per i festeggiamenti dei 60 anni dalla sua nascita, torna sulla vicenda Alitalia. E sull'insistenza del governo a trattare con Air France non nasconde una certa perplessità: «Fare una trattativa di questo genere tra alti e bassi, l'ultima settimana del voto e con il titolo ancora in Borsa... Almeno sospendetelo. E invece no, l'hanno riammesso...».