Berlusconi: "Fatto gravissimo, vogliono usare la Gdf contro gli avversari"

Il Cavaliere sul caso Visco: "Immagino le reazioni se una cosa del
genere fosse stata addebitata a un componente del nostro governo"

Lucca - Rallentare o frenare sono verbi sicuramente periferici nel vocabolario di Silvio Berlusconi. E così, archiviata la paura per il malore di pochi giorni fa con una scrollata di spalle, il Cavaliere torna a spendersi sul territorio, mettendo in campo la sua presenza e la sua carica di entusiasmo a favore di ogni singolo candidato del centrodestra. Questa volta, nel vorticoso tour elettorale che precede le amministrative, il presidente di Forza Italia fa tappa a Lucca, città che rappresenta una sorta di simbolo di resistenza allo strapotere rosso in Toscana, una roccaforte testarda e orgogliosa che il centrodestra sta cercando di mantenere a sé attraverso il sostegno al candidato sindaco Mauro Favilla, per il quale si sta spendendo in prima persona un lucchese doc come Marcello Pera.

L'appuntamento è di quelli delicati, anche perché la partita con il centrosinistra è apertissima e il «fattore Berlusconi» è un elemento che può contribuire a spostare gli equilibri. Il presidente di Forza Italia ne è consapevole e, di fronte all'invito a scendere in campo nella città delle Mura, decide di compiere il suo blitz. Piazza Napoleone brulica di militanti già un'ora e mezzo prima del comizio. E l'arrivo dell'ex premier fa subito scattare il primo brivido e il primo abbraccio della folla. Berlusconi si ferma, saluta, si spende regalando sorrisi, parole e incoraggiamenti. Lo stesso fa con i giornalisti che lo attendono, commentando una notizia che lo ha evidentemente colpito: le dure accuse del comandante generale della Guardia di Finanza contro Vincenzo Visco in relazione al tentativo di scalata alla Bnl da parte di Unipol. Una circostanza raccontata da il Giornale sull'ennesima puntata del controverso intreccio tra politica e finanza «rossa». «Mi immagino cosa sarebbe successo se una cosa del genere fosse stata addebitata a un componente del nostro governo - fa notare Berlusconi -. Invece vedo con preoccupazione che i grandi giornali, ormai vicini alla sinistra, mettono il silenziatore su una vicenda così grave». «Mi auguro - aggiunge l’ex premier - che i giornali cambino questa posizione e che diano notizia ai loro lettori di questo fatto molto grave, che non può accadere e che testimonia l'arroganza di questa sinistra che pensa di utilizzare le istituzioni dello Stato, come la Guardia di finanza, per attaccare gli avversari o coprire le proprie operazioni finanziarie».

Nella conversazione con i giornalisti, Berlusconi concede una generica benedizione all'operazione Unicredit-Capitalia e alle aggregazioni bancarie, a condizione «che si mantenga una concorrenza che garantisca un accesso al credito non condizionato da influenze dall'alto nel senso politico». E rispedisce al mittente, ovvero a Massimo D'Alema, il timore di una disaffezione dei cittadini rispetto alla politica. «Quella di D'Alema è una uscita tesa a coprire e cercare di generalizzare una crisi che non è della politica, perché io vedo sempre entusiasmo e partecipazione: la crisi è di questa sinistra e di questo governo».

La temperatura sale. E dopo l'incontro con i candidati al consiglio comunale e un rapido cambio di camicia, Silvio Berlusconi si lancia sul palco acclamato da circa diecimila persone. Partono i cori: il classico «Silvio, Silvio», un ritmato «Prodi-a-casa» e il sempre-verde «Chi non salta comunista è». In prima fila un'invocazione: «Silvio, compraci la Lucchese e portaci in Europa». Il clima è di festa e il presidente azzurro non si sottrae, spostando appena possibile l'attenzione verso Mauro Favilla. Ma ci sono alcuni messaggi politici a cui non vuole rinunciare. C'è l'attacco al Partito democratico e a quella sinistra «ideologicamente smarrita» che accetta di «farsi ostaggio della sinistra radicale». C'è l'affondo sul «tesoretto» che «finirà per essere consegnato ai partiti affinché possano aumentare le loro clientele». Ma anche un grido d'allarme per il modo in cui il governo sta gestendo la pressione migratoria. «Hanno spalancato le frontiere. E ora vogliono concedere il voto agli immigrati per cambiare il corpo elettorale. Tutto questo mentre nella popolazione cresce la paura per gli atti di criminalità commessi dai clandestini».

Parole di fuoco che fanno il paio con quelle dettate sui continui attacchi alla Chiesa sferrati nelle ultime settimane. «A sinistra hanno deciso di mettere il bavaglio alla Chiesa che, secondo loro, può parlare solo dietro l'incenso degli altari: una situazione del genere c'è già stata e si chiamava Chiesa del silenzio. Era in Unione Sovietica. Siamo disponibili a riconoscere i diritti di tutti ma abbiamo detto no a un matrimonio di serie C perché il matrimonio è tra uomo e donna».
L'ultimo appello è ancora per le elezioni del 27 e 28 maggio a Lucca. «Quello di domenica è un voto per il buon governo delle città. Ma se tutte le città voteranno in un certo modo, come in Sicilia, la sconfitta suonerà come un avviso di fine corsa per il governo Prodi. E Prodi non potrà dire che se ne frega perché non potrà governare contro la grande maggioranza degli italiani».