Berlusconi festeggia la vittoria su Casini

Il Cavaliere: "Giusto respingere le manette, inaccettabile il voto favorevole dell’Udc e di Maroni"

Roma «Da Casini e Maroni un comportamento inaccettabile». Nonostante il buon umore, nelle sue conversazioni private Berlusconi non riesce a nascondere una certa delusione per l’atteggiamento tenuto sulla vicenda Cosentino dal leader Udc e soprattutto dal colonnello della Lega. Amarezza addolcita dal buon esito del voto di ieri e dal netto 2-0 incassato dal Cavaliere. Che da una parte «resiste» all’assalto tentato al Pdl da Casini e dall’altra riesce ad ottenere uno spostamento del baricentro della Lega che - almeno nella giornata di ieri - torna nelle mani di Bossi e vede soccombere la linea antiberlusconiana dei cosiddetti «maroniani».

Una decisione, quella del no all’arresto di Cosentino, che davanti ai cronisti Berlusconi definisce «giusta» perché «non c’era in tutte le accuse una cosa che convincesse in qualunque modo». Al di là delle dichiarazioni pubbliche però, il Cavaliere sa bene che il voto di ieri è stato soprattutto politico e che in questa chiave va letto. Non si spiegherebbe altrimenti un Casini che ieri pomeriggio parlava come Di Pietro e che in mattinata aveva mandato avanti il segretario Cesa per dire che la posizione dell’Udc è per il «sì» all’arresto.

Una linea che lascia perplessi alcuni deputati centristi, soprattutto quelli che si sono pentiti di aver contribuito a far andare in carcere Papa. Il punto - è il ragionamento che si faceva mercoledì sera a Palazzo Grazioli e che ieri ripeteva più di un big di via dell’Umiltà - è che Casini «persegue un disegno politico che mira a distruggere il Pdl per poi raccoglierne i cocci, facendo passare noi tutti per ladri e incrinando l’alleanza con la Lega». In nome di questo progetto «è disposto anche a mandare il galera Cosentino» e rinunciare alla «storia garantista del suo partito».

Di qui l’irritazione di Berlusconi, ma anche quella di molti dirigenti del Pdl, compresi coloro che - in nome dei buoni rapporti comuni - nelle ultime ore avevano tentato di portare il leader dell’Udc a più miti consigli. Inutilmente se dopo il voto Casini parla di «grave errore politico» e definisce l’applauso a Cosentino «il suicidio politico del Parlamento».

C’è poi il fronte Carroccio. Quella messa a segno ieri è certamente una vittoria della linea del Cavaliere, che da mesi ripete di non vedere affatto in crisi il cosiddetto asse del Nord. «Non è che io ho convinto Bossi - dice Berlusconi in Transatlantico dopo il voto - è che le cose erano di per sé convincenti perché il fumus persecutionis era chiaro».

In verità, l’ex premier una certa moral suasion sul Senatùr l’ha ovviamente esercitata. Per fargli capire che mandare in galera Cosentino avrebbe significato mettere una bomba ad orologeria sui già delicati equilibri interni al Pdl. Oltre che aprire la strada ad un «valanga di altre richieste d’arresto» da parte delle procure. Ma se il round di ieri è andato a buon fine, il problema è capire quanto nel medio periodo Bossi riuscirà a tenere in mano un partito sempre più «di lotta» e, soprattutto sul territorio, sempre più di stampo «maroniano». Si vedrà.

Quel che è certo è che, incassata la doppia vittoria, Berlusconi sa bene che per il Pdl è arrivata l’ora del tagliando. L’area degli scontenti nei confronti del governo si sta infatti decisamente allargando, tanto che pure «colombe» come Fitto o Gelmini ammettono che è necessario stabilire una linea più chiara. Altrimenti - è il senso dei ragionamenti di molti dirigenti - «non siamo né carne e né pesce» e «rischiamo di prenderle da una parte e dall’altra».

Non a caso su Cosentino l’attacco (respinto) arrivava sia dall’Udc sia dalla Lega, tutti armati contro il Pdl. Ed è anche questa la ragione di una linea decisamente più netta sulle liberalizzazioni. «No a quelle inutili», dice il Cavaliere. Tradotto, significa che si deve iniziare «dai potentati», cioè autostrade, trasporto pubblico, energia, acqua. Un approccio più d’interdizione dei confronti del governo.