Berlusconi: fiero di pagare più di tutti ma la tassa sul lusso non la condivido

Felice Manti

da Milano

Le tasse e il lusso, il cuore e il portafoglio. Metterle d’accordo non è facile, specie in questi giorni dove impazza il dibattito estivo sulla stretta fiscale annunciata da Visco e la famigerata tassa sulle case e gli yacht per i non residenti inaugurata quest’anno tra mille polemiche dal governatore della Sardegna, Renato Soru. Sull’isola, meta tradizionale di panfili e megaville, l’argomento è un must, soprattutto tra i supervip che frequentano la Costa Smeralda.
Venerdì sera, a Olbia, ci ha provato la stilista Krizia, che ha chiamato nella sua villa i più importanti protagonisti dell’estate sarda per una cena di beneficenza. Tra i generosi invitati illustri alla cena Cuori d’oro per raccogliere i fondi necessari all’acquisto di un’apparecchiatura per cardiopatici, (Alba Parietti, la marchese Marta Brivio Sforza, il principe Carlo Giovannelli, l’ex ministro Lucio Stanca) c’era anche il laeder Cdl Silvio Berlusconi, vestito d’azzurro (e in forma smagliante, assicurano i presenti), al quale la questione fisco sta particolarmente «a cuore».
«La tassa sul lusso l’ho pagata, anche se non la condivido - ha detto il leader di Forza Italia - perché io pago tutto, anche più di quanto dovrei». Il nocciolo della questione sta tutto in quel «dovrei». Il ragionamento di Berlusconi è noto: l’italiano è restìo a pagare le tasse perché la pressione fiscale, soprattutto per i redditi medioalti, a volte supera il 50% dei guadagni e in media è intorno al 43%. «Con le mie aziende - ha sottolineato l’ex premier - verso ogni giorno all’Erario quattro miliardi delle vecchie lire, e ne sono fiero».
L’idea di modificare le aliquote fiscali in maniera graduale, decisa da Berlusconi e Tremonti, sta dando buoni frutti, come dimostrano i dati record sulle entrate fiscali dei primi sei mesi dell’anno. Ma la sinistra, dopo aver reclamato il merito degli incassi boom, sta pensando di smontare la riforma fiscale, fortemente voluta dall’ex premier in nome del «pagare meno, pagare tutti», come si sarebbe detto una volta.
Uno slogan che venerdì sera si è sostanzialmente ribaltato, in nome di una buona causa. A mettere d’accordo il portafoglio e il cuore è stato un macchinario dal nome complicato: Emodinamica cardio-circolatoria. È uno strumento che permette il ripristino della circolazione nei vasi coronarici e la riattivazione dei processi vitali cellulari. «È giusto - ha detto Berlusconi - che là dove non arriva lo Stato vi sia la beneficenza dei privati a permettere che vengano acquistati macchinari in grado di rendere più sicura la nostra permanenza in Sardegna. Quando ero al governo ho portato la spesa sanitaria da 64 milioni di euro a 96, ora dobbiamo fare beneficenza».
L’apparecchiatura medica, che costa 1,3 milioni di euro verrà donata all’ospedale San Giovanni di Dio di Olbia. La cena di beneficenza ha permesso di raccoglierne più della metà, circa 700mila euro. La differenza? Ça va sans dir, l’ha messa il Cavaliere di tasca sua. L’aveva promesso, prima della cena, al responsabile del reparto di cardiologia Piero Zappadu. E si sa, al cuor non si comanda.
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