Berlusconi-Fini-Bossi: nasce la federazione

Il Cavaliere: presto lo statuto, decisioni a maggioranza. Primarie per la scelta dei candidati alle amministrative

Sabrina Cottone

da Sesto San Giovanni (Milano)

«Le grandi intese non saranno mai possibili». Silvio Berlusconi sceglie il popolo milanese e lombardo di Forza Italia per confermare che la strada è tracciata e non passa attraverso governi di coalizione o intese con la Margherita di Francesco Rutelli, come fatto ventilare dal leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. Avanti tutta, invece, con la Federazione della libertà, che nell'immediato si traduce in un'alleanza stretta e tutt'altro che formale tra i partiti della Cdl. L'argomento è stato al centro di un pranzo ad Arcore con Umberto Bossi e i vertici della Lega e i passi avanti nella direzione della Federazione sono stati concreti. Significa sciogliere Forza Italia?, risponde senza esitazione colui che ha fatto nascere il partito e lo ha portato a diventare la forza di maggioranza del Paese. Dà i numeri: «Non esiste l'ipotesi di uno scioglimento di Forza Italia. Siamo il partito più grande d'Italia, siamo al 31,7 per cento in Italia e a oltre il 36 per cento in Lombardia».
Parlando a porte a chiuse ai dirigenti azzurri spiega poi che quando ha abbandonato la gestione diretta del Milan ha lasciato «una classe dirigente all’altezza» e che è intenzionato a fare lo stesso con Forza Italia. E ammette che fare il partito unico è «difficile» perché si dovrebbe passare da «più leader a uno solo». I tempi non sono maturi per il partito unitario, ma la federazione di cui ha parlato con Bossi e che ha l'approvazione di Gianfranco Fini è un organismo con tanto di statuto e tempi di realizzazione molto stretti, perché già tra gennaio e febbraio 2007 si partirà con la fase costituente. L’elaborazione della carta dei valori è affidata Tremonti, Maroni e un rappresentante di An indicato da Fini. «Passeremo dalla coalizione alla federazione, dove si vota e la maggioranza rispetta il voto della minoranza. Credo che i partiti siano pronti a questo passaggio, i nostri elettori sono più avanti di noi e se lo aspettano». Nello statuto si metterà nero su bianco anche la questione della leadership e il modo in cui verrà scelto il candidato premier quando si andrà a nuove elezioni. E per la scelta dei candidati alle amministrative il metodo sarà quello delle primarie.
La Federazione della libertà ha il nucleo centrale in Forza Italia, An e Lega ma rimane aperta «a tutti coloro che si sentono lontani dai principi della sinistra». Inutile dire che esiste la questione dell'Udc e del suo leader. Berlusconi è aperto al dialogo nonostante le dichiarazioni di Casini che continua a parlare di fine della Cdl: «Da parte mia non c'è mai stato gelo. Ci auguriamo che si possa ricostruire in fretta la coalizione». Più o meno quello che ha detto Gianfranco Fini ospite di Giuliano Ferrara a Otto e mezzo: «Capisco la strategia dell'Udc quando parla di rafforzare il centro, condivido e capisco meno le posizioni di Casini sulla cancellazione dell'esperienza della Cdl».
E che siano in molti, anche tra i cattolici del centrodestra, a pensarla come Berlusconi è provato dalla presenza del segretario regionale della Dc lombarda, Domenico Zambetti, alla cena natalizia di Forza Italia con Berlusconi.
Il leader della Cdl boccia qualsiasi intesa con la maggioranza. «Noi abbiamo motivazioni ideali totalmente opposte a quelle che vedo a sinistra. Dopo le elezioni abbiamo offerto la possibilità di un governo di coalizione di qualche mese per trovare soluzioni condivise. A questo punto non vedo più nemmeno questa possibilità».
Insomma, opposizione unitaria con la Federazione in arrivo. Un'alleanza stretta che rassicurerebbe la Lega sulla legge elettorale e sul referendum. Anche su questo tema, infatti, vi sarebbe una posizione condivisa, piuttosto simile alla legge elettorale delle Regioni, in cui il candidato si associa a un listino composto dai vari partiti. Un’alleanza organica che preservi lo spirito unitario che si è manifestato nella grande manifestazione contro il governo che si è svolta sabato 2 dicembre in piazza San Giovanni a Roma. Un evento che secondo molti dirigenti della Cdl non ha avuto lo spazio adeguato in tv, specie per colpa della Rai. E Berlusconi ha detto ai suoi che Bossi è pronto a lanciare uno sciopero del canone.