Berlusconi, Fini e Casini candidati 27 volte

Il viceministro: «Con tutti i big in campo sarà gara vera»

Fabrizio de Feo

da Roma

C’è chi le definisce «uno strumento già vetusto». Una concessione di bandiera fatta all’Udc ma già superata dagli eventi, svuotata dal «sì» concesso da tutti i leader al proporzionale. E chi, invece, adotta la linea del «fair-play» verso i centristi e consiglia di fare comunque le primarie, magari senza troppa foga agonistica, come fossero un match di allenamento, una partita amichevole in cui si allenano le truppe e i quadri in vista della vera battaglia, quella delle Politiche del 2006, ma si tira via la gamba senza fare del male all’avversario
Dentro Alleanza nazionale i giudizi sull’opportunità delle consultazioni per la scelta del candidato premier sono dissonanti. Uno stato d’animo, però, è assolutamente diffuso: un certo stupore per l’affondo con cui Pier Ferdinando Casini - «le primarie si è già deciso che si faranno. Punto e basta» - ha scandito il suo richiamo al rispetto dei patti. «Con la nuova legge che reintrodurrà il proporzionale i leader dei vari partiti si potranno presentare in tutte e 27 le circoscrizioni» spiega un senatore di An. «L’accordo che è stato trovato abolisce, infatti, il limite massimo dei tre collegi in cui presentarsi. Le primarie di fatto si faranno sul campo visto che Berlusconi, Fini e Casini si presenteranno come capilista in tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia. A quel punto il partito che avrà preso più voti esprimerà il premier. D’altra parte la presenza nelle liste dei leader determina una competizione vera, aperta, non mediata e modifica in profondità tutto lo scenario». Un giudizio sposato in pieno anche da Adolfo Urso. Per il viceministro per il Commercio Estero «la riforma proporzionale di fatto renderà superflue e superate le primarie. Le primarie si faranno lo stesso giorno del voto. Io credo che a questo punto la strada migliore sia presentare direttamente alle elezioni del 2006 il ticket Berlusconi-Fini, ovvero i leader dei due partiti con il maggiore consenso, con la prospettiva di un cambio della guardia quando bisognerà scegliere l’inquilino del Quirinale. Se invece si deciderà di fare comunque le primarie, allora avanti, anche in quel contesto, con il ticket Berlusconi-Fini».
Urso sta già lavorando per dare un seguito concreto a questa dichiarazione di intenti. Il viceministro si sta adoperando per convogliare nell’abbazia di Farfa, per il convegno del suo «Osservatorio Parlamentare» del prossimo fine settimana, un parterre di esponenti di primo piano della Cdl. Ci saranno i «finiani» Altero Matteoli, Mario Landolfi, Silvano Moffa, Pasquale Viespoli, Andrea Ronchi, Gennaro Malgeri ma anche Ferdinando Adornato e Rocco Buttiglione. L’obiettivo è quello di «tirare la volata e scaldare i motori» per la candidatura di Fini a Palazzo Chigi, «in prima o in seconda battuta». Ma anche ricordare a tutti che «ora, con la ritrovata unità della Cdl, le chance di vittoria sono aumentate» spiega l’esponente di An. «Secondo alcuni calcoli vi sono 111 collegi in bilico, se ragioniamo in termini maggioritari, e il 37% di elettori incerti. Allora diamoci da fare e forniamo a questi elettori un buon motivo per tornare a votarci». In questo senso «un valore aggiunto» resta per Urso la presenza di Fini nelle fila di An. E qualcuno fa notare come non sia casuale che proprio a Farfa, là dove Carlo Magno era solito ritirarsi prima di essere nominato da Papa Leone III Imperatore del Sacro Romano Impero, si lavori per l’incoronazione del leader della destra italiana. «Tre mesi fa Fini era sulla graticola e anche dentro il partito c’era chi lo etichettava come un leader al tramonto. Ora tutto è cambiato e la qualità dell’uomo e il suo grande lavoro per l’unità della coalizione lo hanno di nuovo riportato alla ribalta. Fini non ha bisogno di altre legittimazioni: ormai è pronto per il grande salto. E An è con lui».