Berlusconi: Formigoni capolista al Senato

L’accordo risalirebbe a giovedì. Dopo l’elezione il presidente, al termine dei 90 giorni consentiti dalla legge, dovrebbe tornare a guidare il Pirellone

Marcello Chirico

Il capolista di Forza Italia in Lombardia, per il Senato, sarà Roberto Formigoni. La notizia non ha ancora ottenuto l’imprimatur definitivo, ma pare ormai certa. Insomma, il governatore lombardo alla fine ce l’ha fatta ed ha ottenuto ciò che ha fortemente voluto. L’accordo con Silvio Berlusconi risalirebbe già a giovedì sera, poche ore dopo l’intervento di Formigoni nella trasmissione «Otto e mezzo» di Giuliano Ferrara su La7 e, pare, sia stato stipulato sulla rassicurazione che - in caso di elezione (molto probabile) - dopo i 90 giorni consentiti dalla legge torni al Pirellone, per proseguire il proprio incarico istituzionale. Un accordo tra gentiluomini che, però, dovrà restare segreto fin dopo il voto del 9 e 10 aprile prossimi, proprio per sfruttare al massimo quello che lo stesso Formigoni ha definito il «proprio valore aggiunto». Resta invece aperta fino a domenica notte l’altra partita: quella riguardante la possibilità di affiancare la candidatura di Formigoni con quella di alcuni suoi uomini di fiducia. Quel «pacchetto» di candidature che il governatore della Lombardia aveva già concordato un anno fa, nel momento in cui gli venne chiesto da parte di Berlusconi di abbandonare l’idea di presentarsi alle elezioni regionali con una propria lista ad hoc (la famosa «lista del governatore») nella quale avrebbe inserito esponenti del mondo laico-riformista con l’intenzione di intercettare i voti dell’elettorato esterno alla Casa delle Libertà. In sostanza, degli indecisi e degli scontenti, privi di un riferimento politico che in qualche modo li potesse rappresentare. Il «pacchetto» di fedelissimi rappresentò per Formigoni la contropartita a quella sua rinuncia.
Una promessa che adesso torna d’attualità e che, per il momento, è ancora in attesa del via libera. Di quel pacchetto farebbero parte uomini politici che, in questi ultimi anni, sono stati protagonisti in Lombardia e nel resto del Paese, maturando esperienze amministrative e politiche di elevato livello». Tra i nomi sicuri di quel «pacchetto» ci sarebbero tre assessori lombardi di Forza Italia: Bernardo, Guglielmo e Moneta. A questi potrebbero aggiungersi altri esponenti (non necessariamente ciellini) pescati altrove.
Formigoni non intende però barattare la propria candidatura con quella dei propri fedelissimi, ritenendole - come rivelato ieri da un comunicato del Pirellone - «due questioni distinte e non scambiabili fra loro ma entrambe di rilevantissima importanza, la cui soluzione deve essere realizzata contestualmente». In pratica, non esiste l’una senza l’altra.
Per ora, l’unica cosa certa appare comunque la candidatura di Formigoni, così come quella degli altri suoi colleghi governatori di Molise e Veneto. Alla fine il presidente della Lombardia l’ha spuntata e sarà, come lui stesso aveva dichiarato in mattinata durante una sua visita istituzionale a Bergamo, «la quarta punta dell’attacco della Cdl». «Perché - aveva motivato Formigoni - il centrodestra può ancora vincere, ma deve far giocare la squadra migliore». Quindi, con Formigoni in campo. «È come se nella finale di Champions - ha proseguito nella sua metafora calcistica il governatore - una squadra lasciasse in panchina un fuoriclasse in forma e che ha segnato molti goal nelle ultime giornate. Sarebbe una cosa strana, quasi un segnale di resa. Queste cose non si fanno nel calcio, tanto meno in politica. Ci sono tre punte, ma forse vale la pena schierare pure la quarta se si vuol vincere la finale». Ieri sera, però, Formigoni non ha voluto fare commenti sulla notizia della sua candidatura proveniente direttamente da Roma.
Ma che la situazione stava volgendo a suo favore l’aveva fatto intuire, nel pomeriggio, la mezza retromarcia della Lega, la quale attraverso il coordinatore delle segreterie Roberto Calderoli aveva precisato che «con Bossi e Maroni ci eravamo limitati ad osservare come l’attuale sistema elettorale non permetta di sostituire il governatore e si tornerebbe quindi a votare. Ma tutto ciò non voleva essere una critica alla libertà di Formigoni». Quasi un via libera pure da parte del Carroccio alla sua candidatura.
Via libera che, senza mezzi termini, il governatore lombardo ha incassato pure da An, con Ignazio La Russa. «Se Formigoni - ha detto il capogruppo di An a Montecitorio - in accordo col suo partito, decidesse di candidarsi, e sarebbe un problema di Forza Italia e non nostro, non potremmo certo lamentarci, nell’ottica di unire tutte le risorse per battere la sinistra. Noi di An abbiamo sempre giudicato Formigoni un valore aggiunto, tant’è che alle ultime regionali nel nostro simbolo avevamo messo il suo nome. Poi, la scelta del governatore di rimanere in Parlamento o proseguire in Regione è successiva e ne parleremo dopo le elezioni». Mancava solo l’ok definitivo di Silvio Berlusconi che, probabilmente, era già arrivato prima degli altri.