Berlusconi frena i suoi: il governo durerà...

L’ex premier si concentra sul rilancio del partito e accantona l’idea di portare in piazza il popolo del Pdl. Poi si sfoga: "I mercati vanno giù ma nessuno grida contro Monti"

Roma - Niente cena del lunedì con Umberto Bossi e l’intenzione di restare in quel di Arcore fino alla prossima settimana, anche se la questione sottosegretari potrebbe costringerlo ad anticipare il rientro a Roma. Silvio Berlusconi decide di rifiatare un po’, non si preoccupa troppo degli affondi di Roberto Maroni (che in un’intervista parla di «prima vera separazione» tra il Cavaliere e la Lega «negli ultimi tre lustri») e ragiona su come rimettere mano a un partito che sta per vivere i suoi mesi più delicati dal giorno della fondazione. E per i sommovimenti interni e perché il prossimo anno arriverà il primo congresso nazionale che dovrà lanciare il Pdl verso la campagna elettorale.

Quella che si prepara a giocare l’ex premier, insomma, non è una partita che si concluderà a breve. Tutt’altro. Perché il Cavaliere è convinto che Mario Monti abbia buone probabilità di andare avanti fino al 2013 e quindi le prossime mosse andranno curate e calibrate con calma. Non è un caso che a via dell’Umiltà non si parli più di quella manifestazione che tante volte in privato Berlusconi aveva evocato. Perché è chiaro che per scendere in piazza lo si deve fare contro qualcuno o qualcosa. E al momento è decisamente troppo presto visto che ancora non si conoscono i dettagli dei provvedimenti che il governo ha intenzione di varare.

Insomma, il clima - almeno per il momento - non è quello dello scontro. Tanto che già nei prossimi giorni Angelino Alfano dovrebbe avviare i contatti con Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini per affrontare il nodo dei sottosegretari. Che Monti sceglierà da una rosa di tecnici «di area» proposti da Pdl, Pd e Terzo Polo (dopo aver incontrato al rientro dal suo tour europeo i segretari dei partiti in questione). In tutto dovrebbero essere circa una trentina, il 40 per cento indicati dai due partiti maggiori e il restante 20 per cento dai centristi. E già oggi Alfano dovrebbe discutere la lista che presenterà il Pdl con alcuni dirigenti di via dell’Umiltà. E quanto l’aria sia cambiata lo si respirerà oggi pomeriggio alla Camera, quando si riunirà la conferenza dei capigruppo alla presenza del ministro per i Rapporti con il Parlamento Pietro Giarda. A decidere insieme del calendario della Camera, infatti, sarà chi fino a ieri s’è fatto la guerra, eccezion fatta per il leghista Marco Reguzzoni.

Giornata ad Arcore, dunque. Con il solito pranzo del lunedì insieme ai figli e un occhio ai mercati che confermano sempre più quella che per il Cavaliere è una convinzione da tempo. Il crollo della Borsa di Milano e lo spread che schizza - lo ha ripetuto più volte - non hanno nulla a che fare «con il fatto che a Palazzo Chigi ci sia o no Silvio Berlusconi». Tant’è che nonostante il governo Monti sia in carica a tutti gli effetti, ieri Piazza Affari è andata a picco chiudendo a -4,74 e il differenziale tra Btp e Bund ha oscillato intorno a quota 475 punti. Anche se nessuno - butta lì il Cavaliere al telefono con un ex ministro - ora grida contro Mario Monti.
Non lo preoccupa più di tanto, invece, il fatto che Maroni sia tornato alla Lega «di lotta». Il Cavaliere sa bene che fa parte del gioco delle parti e che l’ex titolare del Viminale sta giocando una partita interna anche al Carroccio. Il rapporto con Bossi - a prescindere dalla mancata cena del lunedì - resta infatti solido.

Tanto che Reguzzoni - uno degli esponenti del cosiddetto «cerchio magico» - si è affrettato a dire che «nei rapporti tra Pdl e Lega non c’è alcuna novità». L’esatto contrario delle parole di Maroni che ha lasciato chiaramente intendere di considerare quantomeno congelata l’alleanza.