Berlusconi: "Garantisti, ma serve una riforma"

Il premier sul Pd: "Spero che i fatti vengano ridimensionati. Ma la
giustizia va cambiata sia per le indagini che per le intercettazioni". E
sul voto in Abruzzo: "Sono un partito allo sbando e ormai in stato
confusionale, Di Pietro li ha stretti in un abbraccio mortale"

Roma - Consiglio dei ministri, saluto ai dipendenti di Palazzo Chigi, Cipe, incontro con gli ambasciatori alla Farnesina e, per chiudere la maratona, a sera brindisi con i senatori del Pdl. Silvio Berlusconi non si fa mancare nulla e - sarà l’effetto delle due punture di Voltaren per la schiena («può darsi che dica cose strane, perciò prendete tutto con beneficio d’inventario...», scherza) - si concede anche due siparietti con Gianni Letta. Che durante gli auguri ai dipendenti definisce «il vero premier», quello che «tutti i giorni fa Superman a Palazzo Chigi» mentre «io lo faccio solo con i miei nipotini». Una battuta a cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio risponde più tardi alla Farnesina, raccontando agli ambasciatori «un aneddoto su quando Berlusconi aveva l’interim degli Esteri». «Il presidente Ciampi - ricorda Letta - ci sollecitava ogni settimana per la nomina di un nuovo ministro...». Dopo l’ennesima richiesta di abbreviare i tempi, conclude, «Berlusconi mi rispose con una battuta: “Se insiste ancora lascio Palazzo Chigi e tengo solo il ministero degli Esteri”». Chiosa ironica del Cavaliere: «Era tutta invidia...».

Garantismo Aneddoti a parte, in una delle sue giornate più lunghe da quando è tornato al governo, Berlusconi sceglie di sposare la linea garantista nei confronti del Pd. Lo fa durante il Consiglio dei ministri, quando si augura che «i fatti» emersi negli ultimi giorni «vengano ridimensionati». «Da sempre - dice - siamo garantisti, sia per quanto riguarda noi che gli altri». Di certo, secondo il premier è necessario «andare avanti» con la riforma della giustizia come auspicato anche da Napolitano. Convinzione che rilancia davanti agli ambasciatori: «Serve una riforma che vada nella direzione auspicata da tutti gli italiani, sia dal punto di vista delle indagini che delle intercettazioni». Il cui uso, aggiunge, «dovrebbe essere consentito solo per reati gravissimi come terrorismo internazionale e mafia, delitti che hanno pene oltre i 15 anni».

Fiducia e borse Alla Farnesina, poi, Berlusconi prova a sdrammatizzare l’incidente capitato qualche ora prima alla Marcegaglia, vittima di un malore dopo aver bevuto acqua e varechina proprio al ministero degli Esteri. Butta giù d’un fiato un bicchiere e chiosa: «Questo è un atto di fiducia in tutta la diplomazia italiana». Risate. Ma è proprio «fiducia» la parola d’ordine del premier, convinto che non si debba dare corpo alle «self full filling prophecy», le profezie negative che si autoavverano. Insomma, è sbagliato dire che le cose vanno male e diffondere dati negativi. Compresi quelli su crisi economica e disoccupazione messi nero su bianco dal Centro studi di Confindustria. «Io - spiega Berlusconi - non renderei note queste cose». Anche perché «il nostro sistema bancario si è dimostrato più solido degli altri». «I nostri cittadini, infatti, sono dei grandi risparmiatori e per questo stiamo meglio di Francia, Germania e Gran Bretagna». Dopo aver raccontato di come abbiano provato a vendergli in nero una pianta per il suo orto botanico in Sardegna («100mila euro con la fattura e 50mila senza, se queste offerte arrivano al premier pensate in che situazione siamo...»), il Cavaliere torna a riproporre la sua idea di limitare verso l’alto e verso il basso l’andamento delle contrattazioni borsistiche, così da ancorare di più il valore della azioni a quello della produttività reale delle imprese. «Ne ho parlato con il presidente della Consob e con l’Fmi, chiedendo se sono d’accordo con la mia suggestione. Anche se ora - spiega Berlusconi - bisogna verificare se c’è modo per attuarla». Il taglio dei tassi Usa da parte della Fed, invece, «ha generato un paradosso» perché «con i tassi a zero il capitale non rende niente» e «siamo al comunismo».

Prestigio e politica estera Alla Farnesina il premier insiste molto anche sul «ritrovato ruolo dell’Italia», perché «questo governo ha riportato prestigio alla nostra politica estera». Insomma, «la politica delle pacche sulle spalle, come dicono quelli di sinistra» dà i suoi frutti. Poi torna sulla sua battuta su Obama scherzando con l’ambasciatore italiano a Washington: «Però Castellaneta dovrebbe essere abbronzato, ti devi adeguare...».

Pd e Di Pietro Durante il brindisi con i senatori al tempio di Adriano, invece, il premier torna sulle elezioni abruzzesi. «L’astensionismo - dice - è dovuto al maltempo ma certo loro sono in un momento di sbandamento, in stato confusionale». D’altra parte, «Di Pietro li ha stretti in un abbraccio mortale». Poi cita i sondaggi: «Il gradimento verso il presidente del Consiglio è al 72% mentre il governo è al 50% dei consensi».