Berlusconi: "Già milioni di firme per mandare Prodi a casa"

Successo dell’iniziativa per mandare a casa il governo. Il leader di
Forza Italia: "Se anche restassi solo avrei con me la maggioranza del
Paese". Il Cavaliere: "Nemmeno il presidente della Repubblica può
sostituire con un’altra la persona indicata dagli elettori. Non si prescinde da Forza Italia. Io sono un bipolarista ma anche col proporzionale saremmo il primo partito&quot;. <a href="/a.pic1?ID=221340" target="_blank"><strong>Roghi e violenze contro i gazebo ma l’onda azzurra non si ferma</strong></a>

da Roma

Ma quale «governo tecnico», quale «dialogo per le riforme» e quali «errori» che avrebbe commesso. Silvio Berlusconi sfodera un sorriso trionfante e ribadisce, anzi rincara: Romano Prodi cadrà presto e si andrà al voto, la legge non consente a nessuno, «nemmeno al presidente della Repubblica», di sostituire un premier con un altro non indicato dai cittadini. Dunque l’unica riforma praticabile è quella minimale, «basta una settimana», che conserva la legge elettorale in vigore ma trasforma il premio di maggioranza al Senato da regionale a nazionale: nemmeno tanto importante, «perché anche così com’è, vinceremo con un margine di una trentina di senatori».
Chi lo tiene il Cavaliere che fende le limacciose acque del Tevere, sventolando moduli firmati e stringendo al petto un dindarolo di coccio, gravido di 712 monete da un euro. «Le ha raccolte lui stesso, ogni firma un euro, e ora consegnerà tutto al coordinatore regionale, cioè a me», informa raggiante Francesco Giro che ha organizzato il tour in battello, elezioni subito sta scritto sulle fiancate, dal gazebo di Ponte Cavour al bastione di Castel Sant’Angelo. Accolto da una banda, sull’altra sponda lo attendeva un’altra banda musicale e una piccola folla all’ombra del castello gonfiabile di Harry Potter. «Urgente, urgente, torna presidente», gridavano da riva al leader che a prua, sul ponte superiore, salutava agitando la mano.
Splendeva il sole, ieri pomeriggio, ma il freddo tagliava la gola. Il Cavaliere imperterrito a prua ha mollato il salvadanaio a Francesca e Giovanna, belle ragazze napoletane (s’era fatto sotto un uomo, ma lui lo ha ringraziato sorridendo, «non mi fido»), e mentre il barcone accostava ha preso ad arringare. «Sono tre milioni e settecentomila, i cittadini che hanno già apposto la loro firma» all’appello per il voto (alle 21, informa Fi, eran cresciute di 600mila) perché «quando il governo non ha più la maggioranza», «quando» si assiste all’assalto delle caserme, «quando» solo il 20% degli italiani ha fiducia nel governo, «quando», «quando», la conclusione non può che essere: «Prodi dovrebbe avere la dignità di dimettersi».
Poi, nel breve viaggio di ritorno, Berlusconi ha risposto ai giornalisti. Il dialogo per le riforme, ora rivendicato da Fini e Casini? «Le riforme sono una scusa per perdere tempo, per allungare la vita e far galleggiare questo governo». No secco al proporzionale: «Sarebbe un ritorno molto indietro. Io sono un bipolarista, ma chi vuole riformare la legge elettorale deve dirmi se vuole mantenere il bipolarismo o andare al proporzionale». E sia chiaro: quand’anche gli altri si accordassero per il proporzionale, a guadagnarne sarebbe «il partito più grande, cioè Forza Italia», che secondo i sondaggi «andrebbe dal 30% al 37%». Ma qualcuno crede davvero di cambiar le cose senza Berlusconi? «Forza Italia è incontournable» sorride, cioè imprescindibile, non si può non fare i conti con lei; «mentre altri partiti sono insortibles» sorride ammiccante ancor più per il francesismo che s’è inventato a indicare che da soli non escono nemmeno.
A Fini e Casini devono fischiar le orecchie. Se ce l’ha con loro, che lo accusano di aver rafforzato Prodi? «È esattamente il contrario, e se è una colpa aver fatto implodere la maggioranza, è una bella colpa». Non teme di restare isolato? «Solo io interpreto i desideri della maggioranza degli italiani, seppure rimanessi solo, resterei isolato con tanti italiani». Quei due però si lamentano. «Non ho mai dato pagelle a nessuno, anche se per quanto ho fatto come imprenditore, nello sport e nella politica, potrei darle a buon diritto».
Avanti così, dunque. Al voto con questa legge elettorale. Nemmeno il ritorno alle preferenze? «Non credo che le segreterie di partito rinuncino ai loro poteri», ridacchia disincantato. E attenti, anche sul Colle, a vagheggiare un governo Dini o Marini: «Vi è una legge che ha portato a Palazzo Chigi la persona indicata dalla coalizione: e non c’è nessuno, nemmeno il presidente della Repubblica, che può sostituirla con un altro premier non indicato dai cittadini».