Berlusconi: già pari nei sondaggi ma ora illustrerò i nostri successi

Il premier commenta le rilevazioni di Mannheimer, che danno la Cdl in recupero e a pochi punti dall’Unione

Gianni Pennacchi

da Roma

Sarà il calore della campagna elettorale, saran gli effetti collaterali del ritorno al proporzionale, ma s’è già scatenata la guerra dei sondaggi e dei candidati. Silvio Berlusconi ovviamente è in campo, sconfessando i rilevamenti che sembrano favorire gli avversari. E poiché i suoi alleati insistono a gareggiare ognuno in proprio per contendere a Walter Veltroni la rielezione al Campidoglio, ha deciso di schierare anche un candidato forzista a sindaco della capitale, Alfredo Antoniozzi. Ma poiché la vera partita si gioca per il rinnovo della legislatura, il leader della Cdl non dubita di vincere, per «continuare la rivoluzione liberale», promettendo che abolirà del tutto l’Irap.
Il contenzioso sui sondaggi è nato ieri sull’anticipazione di un rilevamento dell’Ispo, istituto demoscopico di Renato Mannheimer, sondaggista principe di Porta a Porta, che, «qualora si votasse domani» dà in vantaggio il centrosinistra «con una forbice che va dal 45,5 al 53%», contro il centrodestra accreditato di una possibilità di consensi che «va dal 44 al 48,5%». Insomma, sotto di un punto e mezzo come minimo, addirittura quattro e mezzo se il fato e il popolo sovrano si fossero davvero votati ad un clamoroso 8 settembre. Quando i giornalisti han mostrato questi numeri al premier, lui ha reagito con calma e decisione: «A me risultano sondaggi diversi. L’ultimo fatto, tre settimane fa, faceva emergere una sostanziale parità, centrodestra al 48,6% e centrosinistra al 48,7%». Come mai non ha provveduto a rinfrescare l’auscultazione della pubblica opinione? E lui: «Dopo quello, abbiamo sospeso i sondaggi, che riprenderemo dopo le vacanze natalizie e dopo una serie di miei passaggi in tv in programmi di approfondimento, dove andrò a spiegare quanto ha fatto il governo».
Almeno per ora però, a Berlusconi non è riuscito di spiegare agli alleati che l’unità di coalizione è un bene indispensabile, specie in battaglie difficili come quella per sloggiar Veltroni dal Campidoglio. È da un mese ormai che si contendono la palma dello sfidante il ministro Mario Baccini per l’Udc, il ministro Gianni Alemanno per An, il senatore Mauro Cutrufo per la Dc. Roma è sommersa dai manifesti dei tre, Cutrufo distribuisce pure panettoncini con lo scudocrociato. Forza Italia assisteva in silenzio, forse sperando in una sintesi unitaria. Poiché questa non veniva, ieri il coordinamento nazionale azzurro, d’intesa con la coordinatrice laziale Beatrice Lorenzin, ha chiesto il via libera a Berlusconi per lanciare in pista l’europarlamentare Alfredo Antoniozzi, figlio d’arte cresciuto nella vera Dc d’antan, all’ombra del padre Dario. Il leader ha detto sì, e il giovane Antoniozzi lo ha «ringraziato per la fiducia». Vedi la forza trascinatrice della riforma proporzionale? Per Roma anche il tridente era poco, ci voleva un forcone a quattro punte.
Ma la battaglia vera è un’altra, e Berlusconi per Economy ha già stilato il programma per il suo governo dal 2006: un fisco di vantaggio per il Mezzogiorno, via l'Irap, imposta «inventata dalla sinistra», interventi di sostegno a favore delle famiglie meno fortunate come il piano-casa. «Sono convinto - spiega il premier - che l'intelligenza degli italiani ancora una volta saprà scegliere la parte giusta, quella che ha sempre garantito libertà, democrazia e sviluppo».