Berlusconi: già pronto l’aut aut per Fini e i suoi

Il premier dalla Sardegna avverte: "Predisposto il documento con il
programma di governo da presentare ai gruppi parlamentari". Per l’ex
leader di An si tratta di prendere o lasciare. Su
Napolitano si smarca e invita a non aprire altri fronti

Porto Rotondo - Neanche l'improvvisa loquacità di Napolitano riesce a rovinargli il pranzo a Villa Certosa con figli e nipoti. D'altra parte, avrà pensato il Cavaliere mentre lo avvisavano della terza uscita del presidente della Repubblica in soli quattro giorni, ormai non c'è più da stupirsi di nulla. Neanche della prima carica dello Stato che mette nero su bianco una nota ufficiale per replicare a uno dei dieci vicepresidenti del Pdl alla Camera. Nel caso specifico Bianconi, che ieri avrà quantomeno stappato una bottiglia di champagne e dedicato un brindisi a Napolitano per l'inaspettata notorietà. Certo, finito di mangiare con la famiglia e finalmente letto con attenzione il comunicato del Quirinale, qualche perplessità Berlusconi l'avrà pure avuta. Anche perché è chiaro che il messaggio del Colle è in verità diretto a chi in questi giorni ha sottolineato la necessità di tornare alle urne in caso di crisi di governo. Qualche nome? A Palazzo Chigi hanno pochi dubbi: Schifani, Alfano e Maroni. Insomma, la sfumatura non da poco è che siamo a un passo da un vero e proprio scontro istituzionale.

Anche per questo, forse, il premier preferisce lasciare le sue perplessità nel cassetto nel giro di pochi minuti. Giusto il tempo di una telefonata con Cicchitto, colloquio in cui il presidente dei deputati del Pdl sottolinea tutto il suo stupore. Il Cavaliere annuisce, perché certo il Colle poteva risparmiarsi l'ennesimo affondo. Ma predica prudenza visto che non avrebbe senso farsi trascinare in uno scontro con il Quirinale proprio ora. «Non lasciamoci tirare dentro, stiamone fuori», è il senso del ragionamento del premier. Anche perché, confidava qualche giorno fa a un parlamentare, «non bisogna aprire troppi fronti». La priorità, insomma, resta «tenere sulla corda Fini» e dare il «la» a uno scontro con il Quirinale significherebbe solo fare il gioco del Colle e del presidente della Camera. Eppoi, aggiunge nelle sue riflessioni, «a Napolitano ha già risposto Bianconi». Come a dire che si potrebbe anche seguire la linea del silenzio visto che è stato proprio il Quirinale a sceglierselo come interlocutore.

Alla fine, però, si decide per una replica «istituzionale» e così esce il capogruppo Cicchitto. Che spinge sull'acceleratore: «Massimo rispetto per Napolitano, ma non facciamo come il Pci quando provocò le dimissioni di Leone e cercò l'impeachment per Cossiga». E nel Pci, per capirci, allora militava proprio Napolitano. Per Cicchitto, dunque, le strade restano due: o c'è la fiducia al governo a settembre oppure le urne. D'altra parte, spiega Napoli, il capo dello Stato «saprà essere garante» anche del fatto che «dopo il 1994 un governo non può prendere una fiducia qualsiasi in Parlamento». Nel senso che, spiega il vicepresidente dei deputati del Pdl, oltre alla Costituzione il Quirinale garantirà anche «il rispetto della volontà espressa dagli elettori». Insomma, niente governi contro l'attuale maggioranza. Parole caute, come pure consiglia Bonaiuti in una telefonata nel tardo pomeriggio con il Cavaliere e come promette Letta nei suoi ripetuti contatti con il Quirinale: non c'è alcuna volontà di andare allo scontro.

Della vicenda, però, Berlusconi si occupa il minimo indispensabile. Alle prese tutto il pomeriggio con il nipotino di tre anni, Alessandro. Solito passaggio nella gelateria di Villa Certosa e via a insegnargli canzoni in francese. Alla figlia Barbara, invece, una dedica sulle note di Unbreakable. Poi cena in famiglia da «Giovannino», storico ristorante di Porto Rotondo. No comment su Napolitano e Fini ma, annuncia il Cavaliere, «ho messo a punto il programma che presenterò ai gruppi» parlamentari. Insomma, il documento è già nero su bianco e per il presidente della Camera sarà un «prendere o lasciare». Un'estate sarda, dunque, non solo di relax. Tanto che il premier sta pensando di spostare a Villa Certosa i vertici del Pdl in programma venerdì e sabato. Convinto che il governo «porterà avanti tutto». «State sereni», dice a un folto gruppo di sostenitori uscendo dal ristornate con in braccio il piccolo Alessandro, «vedrete che ce la caveremo come sempre».