Berlusconi è già pronto a tornare in Italia

nostro inviato

a Cleveland (Usa)

«È arrivato Natale? Così presto?». Al suo risveglio dopo l'intervento alla Cleveland Clinic, Silvio Berlusconi non pare aver perso la voglia di scherzare. E risponde con un sorriso a chi gli annuncia che il primario che gli ha impiantato il pacemaker, l'italiano Andrea Natale, è già pronto per i primi controlli. Al quindicesimo e ultimo piano dell'Intercontinental Hotel - che è all'interno della più grande città-ospedale dell'Ohio - il Cavaliere è in compagnia della figlia Eleonora, che studia a New York da qualche anno. Ed è con lei che passa la maggior parte del suo tempo, al punto che più d'una volta il Cavaliere ha invitato il suo medico personale Alberto Zangrillo e il deputato azzurro Valentino Valentini a portarla fuori «a svagarsi un po'». Cosa che Eleonora ha fatto solo lunedì sera, concedendosi una breve cena. Per il resto, sempre accanto al padre, sia prima che dopo l'intervento. Con il tempo anche per vedere un buon film, Talladega Nights, acquistato sul circuito interno dell'albergo. Poi, sotto le cure attente del fidato maggiordomo Alfredo che lo segue da 17 anni, Berlusconi si è già rimesso al lavoro.
Legge i giornali, si tiene aggiornato sulla politica italiana e sui lavori parlamentari e, soprattutto, risponde alle decine e decine di telefonate che gli arrivano dall'Italia. Non è un caso che nella hall dell'albergo Zangrillo si lasci sfuggire che «il presidente è uno a cui alle volte bisogna imporre con una certa autorità di non lavorare...». «La fortuna - aggiunge Valentini - è che quando qui ci si sveglia il teatrino della politica è già iniziato da tempo». Insomma, almeno la serata - quando in Italia è notte - scorre via tranquilla. Al massimo può arrivare un messaggio di auguri come quello che ieri gli è giunto della Casa Bianca: «Le auguriamo una pronta guarigione».
In compagnia di Eleonora, che dorme nella sua suite, e con un occhio ai macchinari che monitorano il decorso post operatorio, il Cavaliere non perde occasione per la battuta. Aveva iniziato domenica sera, con l'infermiera che l'ha accolto in clinica. «Ha particolari allergie?», la domanda di routine. «Sì, ai comunisti», la risposta dell'ex premier. E sulle nurse ha continuato a scherzare a lungo, convinto che «quelle italiane sono decisamente più belle delle americane». Ed è pure arrivato a chiedere di non essere «lasciato da solo la notte con una di loro». Sarà per questo, forse, che dopo l'operazione si è preso cura di lui un infermiere italoamericano che parla anche un po' d'italiano. Sul buon umore, insomma, pesa solo la dieta stretta a base di liquidi che gli è stata imposta dopo l'intervento. E che ieri pomeriggio il Cavaliere ha tentato di dribblare facendosi portare due uova strapazzate.
Per il resto, un po' di televisione e qualche libro. In particolare uno su Ronald Reagan, con cui - dice Berlusconi - «mi pare di avere molte cose in comune visto il suo senso dell'umorismo». Molto del tempo libero, poi, lo dedica alle tantissime lettere che sono arrivate dopo il malore di Montecatini. Sul grande tavolo al centro della suite, infatti, ce ne sono a centinaia. Di gente qualunque e di politici. «Quella di Massimo D'Alema - confida a chi è con lui - mi ha colpito molto. Davvero sincera e sentita, scritta di cuore, non come gli auguri di qualcun altro...». «Approfitterò di questi giorni - dice a chi lo sente al telefono dall'Italia - per rispondere ai tantissimi auguri che ho ricevuto, sono commosso». E ancora: «L'intervento è riuscito alla perfezione. Tornerò a casa entro sabato, più in forma di prima». La partenza da Cleveland, in effetti, è prevista per giovedì sera, al più tardi venerdì mattina. «La città non è il massimo, ma almeno voi andatevi a divertire», dice Berlusconi guardando lo skyline che si scorge dalla vetrata della sua suite con vista sul lago Erie. «Una vista - aggiunge - bellissima».