Berlusconi: "Giro di vite contro la corruzione"

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Il premier si sfoga: &quot;Vogliono farmi fuori fisicamente e politicamente&quot;. Bersani: &quot;Arrogante vittimismo&quot;. Poi il Cavaliere: &quot;Chi commette reati fuori dai partiti&quot;. E difende il sottosegretario Letta: &quot;Non tenga conto di voci barbare, piena fiducia&quot;
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Roma - Leggi ad hoc contro la corruzione. Le promette il presidente del Consiglio già dal prossimo consiglio dei ministri. "Per quanto riguarda i reati di corruzione ho in animo di presentare un provvedimento addirittura nel prossimo consiglio dei ministri allo scopo di inasprire le attuali norme" ha detto Silvio Berlusconi concedendo una intervista a due agenzie di stampa nel suo studio di palazzo Grazioli. Quindi il premier parla delle voci che vorrebbero Gianni Letta coinvolto nelle inchieste su Protezione civile e appalti per i Grandi eventi: "Sembra quasi che sia un peccato darsi da fare... se c’è qualcuno che veramente è straordinario sul piano dell’operatività e dell’operare per il bene comune è proprio il dottor Letta. Quindi non credo che Letta debba ssolutamente tenere conto di voci che sono soltanto delle dimostrazioni di inciviltà e di barbarie" ha aggiunto Berlusconi riconfermando "piena fiducia" nel sottosegretario che "non si tocca".

Ghedini: "Domani in cdm" Il provvedimento sulla corruzione, annunciato dal presidente del Consiglio, sarà un disegno di legge e sarà presentato domani in Consiglio dei ministri. Lo ha confermato ai giornalisti a Montecitorio Niccolò Ghedini. Ghedini non ha anticipato i contenuti del testo: "Ne parlerà il ministro della Giustizia Alfano" ha detto. Ghedini è stato a lungo a colloquio con la presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, per contribuire alla stesura del testo a cui sta lavorando appunto il Guardasigilli. Stesso riserbo da parte del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, che ai giornalisti che gli chiedevano se ci sarà un inasprimento delle pene, ha spiegato: "Non l’ho letto, domani vedremo in Consiglio dei ministri".

Le intercettazioni "Non mi convince del tutto perché lo vorrei ancora più severo, però l’attuale testo sulle intercettazioni in Senato è meglio della situazione attuale che è di barbarie pura" e quindi "penso si debba proseguire con quel testo" ha detto ancora il premier. Berlusconi ha poi aggiutno di non aver "mai sentito parlare dell’ipotesi di un decreto in merito". 

Nessuna Tangentopoli "Non c’è nessun ritorno di Tangentopoli" anche perché "tutti i partiti hanno il finanziamento pubblico" e dunque si tratta di "fatti personali che rientrano nelle statistiche" che dimostrano come su 100 persone possono esserci "1, 2, 3, 4 o 5 individui che possono essere dei birbantelli o dei birbanti che approfittano della loro posizione per interesse personale". Berlusconi ha infine sottolineato che ciò "vale per le imprese, per i sindacati, per la magistratura e per i movimenti politici". Ad ogni modo, Berlusconi non crede che "ci siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico". Ma le sentenze debbono essere passate in giudicato? "Dipende da caso a caso: noi abbiamo deciso che le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste elettorali, ma anche che se ci sono dei dubbi sulla loro colpevolezza sarà l’Ufficio di presidenza a decidere caso per caso".

Lo sfogo a cena "Mi dicono che non devo andare in giro, che non devo fare campagna elettorale, che c’è ancora chi mi aspetta all’angolo per farmi fuori". Il presidente del Consiglio torna a manifestare timori sulla sua sicurezza. Lo ha fatto ieri durante una serata passata in compagnia di un gruppo di senatori. Il discorso è partito da lontano: "Già nel ’94 - ha argomentato - hanno cercato di farmi fuori con le indagini giudizarie, con gli avvisi di garanzia. Poi hanno cercato di rovinare le aziende della mia famiglia, ma anche in questo non ci sono riusciti. Ed allora cercano di farmi fuori fisicamente. Non è cambiato nulla".

La replica di Bersani "L’unico pericolo che vedo è che di fronte a una scadenza elettorale Berlusconi invoca il 'giudizio di Dio' sulla sua persona, con un misto di arroganza e vittimismo, indica un nemico e falsifica le nostre posizioni". Così il segretario Pd, Pierluigi Bersani, a Montecitorio ha commentato le parole del premier sul pericolo che lo si voglia attaccare politicamente e fisicamente. "Se vuol mettere le elezioni sul piano generale, ci troverà, noi diremo agli italiani che di Berlusconi siamo interessati fino a un certo punto. Il problema e la soluzione non può essere sempre lui. Ma se ci cerca, noi ci saremo e metteremo al centro del dibattito non la sua persona ma i temi veri del Paese, a partire dal tema del lavoro". Bersani, come aveva già fatto ieri rispondendo alla indicazione del premier delle elezioni regionali come test politico, ha affermato che "Berlusconi ha governato per sette degli ultimi nove anni, noi chiediamo: come ha guidato il Paese in questa crisi? Il Paese non è mai stato messo di fronte ai problemi. Noi siamo pronti al confronto su questi temi, non sul 'Berlusconi sì, Berlusconi no'. Alle regionali non vogliamo mandare a casa il governo ma dire che ci sono cose nel governo che non vanno".

Il futuro politico del Cavaliere Un fine carriera da senatore a vita, tanto si trova bene con gli inquilini di palazzo Madama. È una delle battute su un ipotetico futuro istituzionale che Silvio Berlusconi ha scambiato ieri sera nel corso di una cena con alcuni senatori Pdl. Racconta chi ha partecipato all’incontro conviviale che l’accenno del presidente del consiglio è stato improntato all’ironia, proprio prendendo a spunto il feeling con i commensali. Berlusconi non nasconde, poi, le proprie preoccupazioni per i continui attacchi da parte dell'opposizione. Ma anche su questo argomento il premier riesce a scherzare raccontando una storiella in cui Violante mette al corrente D’Alema sulla difficoltà nel riuscire a "uccidere" Berlusconi. Ecco la scena: incendio a palazzo Grazioli, Berlusconi sale all’ultimo piano, poi si butta, ma finisce su un tendone e rimbalza sui fili dell’alta tensione. Siccome ha le scarpe di gomma non muore e anzi finisce sull’asta di una bandiera turca ma sopravvive ancora. "E alla fine - racconta ancora il premier - cosa avete fatto?, chiede D’Alema. 'Abbiamo dovuto abbatterlo', risponde Violante".

Tira la volata a Gianni Letta Durante la cena avuta ieri con un gruppo di senatori a palazzo Grazioli il premier è tornato a lanciare - ancora una volta - la candidatura di Gianni Letta al Quirinale. "La presidenza della Repubblica è un posto per chi ha dato tanto - ha infatti spiegato Berlusconi ai presenti - è un posto per Letta". Una 'candidatura' non nuova da parte del presidente del Consiglio, ma che assume una valore diverso anche alla luce del ruolo della 'esposizione' che il sottosegretario sta avendo nella vicenda delle inchieste sul G8 e nella difesa pubblica del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso.

L'uso delle intercettazioni Nessun riferimento esplicito a Guido Bertolaso, ma una dura condanna alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche. Berlusconi prende spunto dal polverone di polemiche legate all’inchiesta sugli appalti che vede coinvolto il capo della Protezione civile e alcuni esponenti di spicco del Pdl per ribadire tutte le sue perplessità sull’uso delle intercettazioni da parte di certa magistratura. "Non è pensabile che certe parole al telefono si trasformino così in trascrizioni maliziose", sarebbe stato il ragionamento del Cavaliere secondo quanto riferito da alcuni partecipanti all’incontro. Da qui il messaggio raccolto dai senatori presenti di dare un’accelerata al ddl sull intercettazioni tutt’ora all’esame del parlamento.

Liste pulite alle Regionali Secondo Berlusconi, il partito si sta strutturando bene. Il Cavaliere ha spiegato che non bisogna prestare il fianco alle accuse del centrosinistra che punta il dito sulla presenza di veline e "figli di" nei listini bloccati di coalizione del Pdl. E alle luce dell’inchiesta per gli appalti che vede coinvolti esponenti di spicco del suo partito, il Cavaliere avrebbe detto che siamo garantisti nella formazione delle liste ma non dobbiamo offrire appigli all’opposizione per criticarci. "All’ufficio di presidenza partecipo come uno tra tanti e anche per quanto riguarda i nomi scelti non sono stato io a decidere ma il partito", ha continuato il premier ribadendo l’invito a porre attenzione alle candidature nelle liste: "Non dobbiamo aiutare l’opposizione e farci criticare. Occorre scegliere bene le persone, dobbiamo verificare che siano assolutamente pulite".

Par condicio da rivedere "Il Pdl oscilla tra il 39 e il 41% e qualche volta abbiamo raggiunto anche picchi del 43, ma con questa legge sulla par condicio non si può andare avanti", ha commentato Berlusconi spiegando che la par condicio va assolutamente cambiata perché allo stato garantisce lo stesso spazio a tutti avvantaggiando così forze più piccole come l’Udc e l’Italia dei Valori. Il Cavaliere avrebbe spiegato così il sistema della par condicio che svantaggia la sua coalizione: mentre l’Idv e l’Udc si presentano in tv sempre con Di Pietro e Casini e la gente si ricorda bene di loro, noi invece, come quelli del Pd, mandando in video dieci persone difficilmente restiamo impressi nella mente della gente.