Berlusconi: "Governo in agonia. Presto alle urne"

Il leader di Forza Italia rinuncia alle larghe intese e chiede di tornare a votare. E dice: "Questa legislatura prima finisce e meglio è...". Contrario alle riforme istituzionali, al massimo un ritocco della legge elettorale. L'unica apertura concessa: "Il modello tedesco. Pronti a discuterne". Sulle pensioni, incalza: "Inopportuno l'intervento del governo"

Milano - "Questa legislatura prima finisce e meglio è...", l'opinione di Silvio Berlusconi sul governo Prodi non lascia spazio ad interpretazioni: è in agonia. In un'intervista al Mattino, il leader di Forza Italia rinuncia alle larghe intese e chiede, se dovesse cadere il governo, di andare alle urne. Si dice contrario a riforme istituzionali, ritoccando al massimo solo la legge elettorale. L'unica apertura che il Cavaliere concede è sul modello tedesco (proporzionale con sbarramento): "Se la sinistra lo proponesse, potremmo discuterne".

Referendum elettorale? Meglio la riforma della legge "È indispensabile mettere sul tappeto materie come le riforme costituzionali che richiedono tempo, volontà politica e un disegno coerente. Si possono fare alcuni limitati interventi sulla legge elettorale - dice Berlusconi - riportandola al suo impianto originale con il premio di maggioranza per il Senato assegnato su base nazionale e non regionale e con uno sbarramento al 5%". Il leader azzurro sostiene, poi, che si può "benissimo andare a votare con la legge elettorale. Otterremo una comoda maggioranza in entrambi i rami del Parlamento". E sul referendum elettorale: "Non credo sia lo strumento migliore per trattare una materia di particolare complessità tecnica come quella elettorale. Meglio sarebbe se il Parlamento trovasse la maggioranza per la riforma della legge elettorale".

Consolidare il bipolarismo Nessuna obiezione sul bipolarismo: "Si tratta semmai di consolidarlo, attraverso processi di integrazione progressiva e senza forzature". Berlusconi non si dice preoccupato della crisi di credibilità della politica dal momento che più della crisi, secondo il Cavaliere, "sono le decisioni del governo Prodi ad avvantaggiare l’opposizione. Il prolungarsi della sua agonia politica avrà come effetto che gli italiani per molti anni, non vorranno più sentir parlare della sinistra". E già pensa al futuro e a quello che "dovremmo fare quando saremo tornati al governo per rimediare ai danni che questa sinistra sta provocando". Ad essere in crisi non è la politica in generale, ma il modo di intendere la politica "di fronte alle sfide decisive gli italiani ritrovano la voglia di partecipare ma non sopportano più - conclude Berlusconi - le logiche di potere fini a se stesse, le liturgie incomprensibili, riservate agli addetti ai lavori, la sensazione che la stessa sovranità popolare sia di fatto espropriata".

"Pensioni, un errore riaprire la questione" Sul nodo pensioni, Berlusconi ritiene inopportuno l'intervento del governo. Secondo il Cavaliere: "La riforma delle pensioni attuata dal nostro governo soddisfaceva sia le esigenze economiche e quelle sociali. Aver riaperto la questione è già un errore, o meglio un tributo pagato alla sinistra radicale che ha fatto dell’abolizione del cosiddetto scalone un obiettivo-simbolo". Il leader di Forza Italia sostiene che il rischio al quale si va incontro "non è solo quello di un dissesto dei conti pubblici, ma di non essere in grado, in futuro, di tenere in piedi il sistema pensionistico". E conclude: "Al di là dell’accordo con i sindacati, comunque problematico, vi è una questione di fondo: qualcuno nella maggioranza deve rinnovare le sue convinzioni oppure l’accordo all’interno della sinistra è impossibile".