Berlusconi: il governo avrà la fiducia, se si vota vinciamo anche senza Fini

Il premier: &quot;Sono sereno, non punto a due o tre voti in più ma a una maggioranza che ci consenta di fare le riforme. In caso contrario nulla potrà opporsi al ritorno al voto. E avremo ottimi risultati sia alla Camera sia al Senato: il mio gradimento è al 56 per cento&quot;. Poi: &quot;Al voto possiamo imporci anche con un'alleanza di vero centrodestra&quot;<br />

nostro inviato a Lisbona

«Piano A» e «Piano B». Il primo: «Ottenere una fiducia con buoni numeri che ci con­sentano di governare». Il se­condo: «Tornare dagli eletto­ri ». Concluso il vertice Nato di Lisbona, davanti alle do­mande dei cronisti, Silvio Ber­lusconi sintetizza così il suo approccio al voto di fiducia in programma in Parlamento il 14 dicembre. Con una certez­za: se si dovesse andare a ele­zioni anticipate «avremo un’ottima affermazione sia alla Camera che al Senato». «Anche senza Fini?», chiedo­no i giornalisti. «L’avremo con un’alleanza di vero cen­trodestra ». Insomma, chiosa in maniera eloquente Igna­zio La Russa, «a buon intendi­tore poche parole». Berlusconi, dunque, con­ferma la linea degli ultimi giorni. Ora che l’ipotesi di un esecutivo tecnico in caso di crisi di governo sembra esser­si arenata sulle perplessità del Quirinale - scatenando le ire di Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini, ma an­che una telefonata sul Colle pare non troppo cordiale da parte di Massimo D’Alema -la strada è quella di puntare a ottenere la fiducia. «Non uno o due voti in più», spiega il premier. Ma una maggioran­za che «abbia un pieno man­dato a governare e fare le rifor­me ». Numeri che potrebbero arrivare se davvero s’intavo­lasse un confronto con Mar­co Pannella (che ha dalla sua sei deputati). La trattativa, in verità, sembra ancora lonta­na dall’essere aperta a parte una visita del deputato Mario Pepe in quel di Torre Argenti­na. Ma su molti temi- la giusti­zia in primo luogo - un’intesa si potrebbe trovare. Anche se resta il nodo della questione etica e del prevedibile ostraci­smo della Lega ( che causa Ra­dicali stava per veder saltare la poltrona di Roberto Cota) edell’area ciellina del Pdl (stes­sa fine stava rischiando Ro­berto Formigoni). Insomma, insiste Berlusco­ni, «se sarà possibile conti­nueremo altrimenti credo che nulla possa opporsi al ri­torno daglielettori». Un deci­so «no», seppure tra le righe, a qualsiasi ipotesi di governo tecnico, anche quella ventila­ta­negli ultimi giorni di un ese­cutivo ponte che affronti la crisi economica in atto, maga­ri guidato da Mario Draghi oMario Monti. Anche perché nel caso di elezioni anticipa­te il premier si dice assoluta­mente ottimista. «L’ultimo sondaggio - dice - mi dà al 56% del gradimento. Sono il primo in Europa per l’apprez­zamento dei suo popolo». E a chi gli chiede se visti i succes­si sul fronte internazionale ­ieri le lodi pubbliche sia di Ba­rac­k Obama che di Dmitri Me­dvedev- non si senta incom­preso in Italia, il Cavaliere ri­sponde con un sorriso: «Sem­mai sono incompreso solo dacoloro che hanno capito che la mia presenza in politica è un ostacolo insormontabile per consentire alla sinistra di tornare al potere». E neanche Fini o la vicenda Carfagna sembrano scalfire il buon umore di Berlusconi. Il presidente della Camera? «Sono sereno, mi sembra che si stia cominciando a capire che bisogna essere responsa­bili ». E lo strappo del mini­stro delle Pari opportunità? «Non mi ha fatto tribolare», ri­sponde definendola con un certo distacco «la signora Car­fagna ». In verità, il caso Carfagna è molto più di una minaccia di dimissioni. Potrebbe essere, infatti, l’inizio di una vera e propria resa dei conti dentro il Pdl, visto che tutti i ministri di Liberamente (Frattini, Gel­mini, Prestigiacomo e Galan) si sono schierati senza esita­zione con lei. Che oggi, in un’intervista aIl Mattino ,at­tacca pesantemente i tre coor­dinatori del Pdl. Uno scontro sul quale Berlusconi sarà ne­cessariamente costretto a mettere la testa, nonostante resti convinto che in questomomento i suoi sforzi dovreb­bero essere concentrati sul­l’attività di governo. Con una particolare attenzione al pal­coscenico internazionale, do­ve ha incassato i successi mi­gliori. Non è un caso che a Lisbo­na il Cavaliere annunci che tra la fine di novembre e i pri­mi di dicembre sarà «per sei giorni lontano dalla nostra amata penisola». Il 29 e 30, in­fatti, è atteso a Tripoli per il vertice Ue-Africa, il 2 dicem­bre ad Astana ( in Kazakistan) per il summit Osce e il 3 a So­chi per il vertice Italia-Rus­sia. Un modo per tirarsi fuori dalla mischia, perché se Fini dovesse decidere di alzare i toni della polemica sarebbe certamente più difficile farlo con un premier impegnato in vertici internazionali.