Berlusconi: "Governo non rischia Ma qualcuno ha remato contro"

A Milano la campagna sarà rimodulata. Gelo nel faccia a faccia con la Moratti, ma il premier pretende più impegno da Formigoni e da Cl. <span class="subtitle">Il cambio di rotta: &quot;Torniamo sulle strade a parlare dei problemi della città&quot;. Poi dà la carica per il secondo round</span><span class="subtitle">: &quot;Rimbocchiamoci le maniche&quot;</span>

Roma - «Sì, abbiamo spaventato i moderati». Nella lunga riunione mattutina ad Arcore con i vertici del Pdl della Lombardia, ma anche a sera nel vertice di Palazzo Grazioli con i tre coordinatori del partito e i capigruppo (con Mariastella Gelmini a fare da spola tra l’una e l’altra), Silvio Berlusconi fa i conti con il risultato incassato da Letizia Moratti a Milano. Non è un mea culpa, perché davanti alle obiezioni di chi punta il dito contro una campagna elettorale eccessivamente «muscolare» che lo stesso premier ha di fatto appoggiato il Cavaliere resta in silenzio. Ma certo c’è la consapevolezza che i toni eccessivamente aspri e la scelta d’interpretare l’elezione del sindaco di Milano in un’ottica nazionale non hanno pagato. La campagna elettorale, dice Berlusconi, va «assolutamente rimodulata». Va, insomma, raccolto il segnale milanese, spostando l’attenzione sui problemi della città e non su questioni non di respiro nazionale. «Dobbiamo tornare sul territorio e nelle strade - spiega il Cavaliere - invece di far passare loro per agnellini e noi per aggressivi estremisti».

Argomento, questo, oggetto anche di un faccia a faccia ad Arcore con la Moratti. Un incontro, pare, non troppo cordiale. Con Berlusconi convinto che il sindaco di Milano abbia gestito piuttosto male la campagna elettorale, compreso l’affondo del confronto tv con Giuliano Pisapia (ridicolo - avrebbe detto - farlo passare per un terrorista visto che tutti sanno che non è certo lui l’estremista ma la coalizione che lo sostiene). E con la Moratti ad insistere sul fatto che «il Pdl non ha fatto la sua parte» e che «è stato sbagliato trasformare il dibattito in un muro contro muro con i pm». Grande freddo, dunque. Anche se quando il sindaco uscente chiede il via libera a chiamare Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini per ottenere il loro appoggio Berlusconi non si oppone. Qualsiasi cosa - è il senso della sua riposta - pur di vincere Milano e impedire che venga governata dalla sinistra.

Insomma, per dirla con le parole del premier, «ora rimbocchiamoci le mani e facciamo il possibile». Anche se con la consapevolezza che la partita è in salita. Non a caso, nel corso delle telefonate della giornata più d’una volta il Cavaliere parla come già desse per acquisita la vittoria di Pisapia. Come si potrà gestire l’Expo - si chiede in privato - con il comune alla sinistra e regione e governo al centrodestra? Il retropensiero, però, è che ci sia anche «chi ha remato contro». E quando butta lì questa frase sibillina Berlusconi non ce l’ha certo con Umberto Bossi e la Lega. Resta vago il premier, almeno durante le due riunione della giornata con i vertici del Pdl, ma è un fatto che già da lunedì pomeriggio i vertici lombardi del partito abbiano dato il via ad un vero e proprio processo nei confronti di Comunione e liberazione. E quindi anche di Roberto Formigoni (tanto che ancora a ieri sera la Moratti ci teneva a far sapere ai suoi di non gradire particolarmente il suo sostegno nello sprint verso il ballottaggio). Si punta il dito, infatti, sul presunto disimpegno del governatore della Lombardia che non si sarebbe affatto appassionato alla campagna elettorale e c’è chi dice senza troppi giri di parole che Cl ha fatto il gioco di Pisapia con la promessa di un vicesindaco gradito ai ciellini (che con la Sec - una delle prime cinque società di pierre milanesi, diretta da Fiorenzo Tagliabue e vicinissima sia a Formigoni che a Cl - avrebbe avuto un ruolo chiave anche nello scivolone tv della Moratti). Difficile capire dove sta la verità, di certo il problema esiste ed anche Berlusconi ne è ben consapevole.

Ancora in sospeso, invece, una decisione definitiva del Cavaliere su come gestire le ultime due settimane di campagna elettorale. Al momento non sarebbe in programma nessun comizio ma solo una campagna forte sul territorio. Si vedrà. Di certo, c’è l’intenzione di recuperare a Milano nonostante i margini siano piuttosto ristretti. Bisogna, spiega il Cavaliere nella riunione serale a via del Plebiscito, «far venire fuori il suo vero volto». Non tanto perché il premier pensi davvero che Pisapia sia un estremista ma per chi c’è «dietro di lui». Le liste della sinistra, certo. Ma forse, chissà se Berlusconi si riferiva anche a questo, anche Carlo De Bendetti. Di cui Pisapia è avvocato di fiducia (vedi il processo Cir) e che certo sarebbe «favorito» (non solo lui ma anche i suoi interessi economici) in caso di una vittoria sotto la Madoninna.