Berlusconi: "Governo poco in sella, subito al voto"

Il Cavaliere ribadisce la sua convinzione: l’unica strada possibile è
il ritorno alle urne. "Questo esecutivo non ha il consenso degli
italiani". In serata l’incontro con il premier turco Erdogan, amico di lunga data, che ha accettato un invito a cena a Palazzo Grazioli

Roma - Lo spirito imprenditoriale è quello di sempre se, entrato nello stand di Sky alla Nuova fiera di Milano dove si tiene l’Esposizione internazionale di ciclo e motociclo, Silvio Berlusconi non ha esitazione alcuna: «Allora, quanti abbonamenti avete già fatto oggi?». Poi, il giro prosegue per le postazioni delle principali case motociclistiche italiane, dalla Ducati («Sono orgoglioso che un’azienda di casa nostra abbia riconquistato dopo 33 anni un titolo così importante come il MotoGP») alla Guzzi, passando per Malaguti e Garelli. Con il consueto repertorio di battute: sulle hostess («dovreste coprirvi un po’») ma anche sulle moto («ne ho più d’una ma vista l’età preferisco ci vadano gli altri»). Poi, l’incontro con il campione del mondo di ciclismo su strada Paolo Bettini («fate lo sport più faticoso, da laico vi proporrei per la beatificazione immediata»), con tanto di sollevamento della sua bici superleggera che il Cavaliere tira su con un mano sola. Sul governo, giusto per restare in tema, si limita a poche parole. «Non mi sembra molto in sella», dice.

Per il resto, almeno con i cronisti, nella sua lunga passeggiata per gli stand della Nuova fiera milanese l’ex premier preferisce non parlare di politica. Torna, invece, su Enzo Biagi. «Non c’è mai stato - ripete - un editto bulgaro né ho mai detto che questi signori non dovevano fare televisione». Per il Cavaliere, «tutto è stato sconvolto e deformato dalla sinistra» perché «la verità è che io criticai, e la critica è ancora valida, come veniva usata la tv, soprattutto quella pubblica, pagata con i soldi di tutti e dissi che i dirigenti nuovi che sarebbero venuti avrebbero dovuto evitare che ciò si ripetesse». Insomma «non c’era nessuna intenzione di far uscire dalla televisione e neppure di porre veti alla permanenza in tv di chicchessia». E, per l’occasione, cita anche l’Unità in chiave positiva visto che il fascione rosso di prima pagina (dove sono riportate, «da non dimenticare», le parole che il Cavaliere pronunciò a Sofia il 18 aprile 2002) «mi rende giustizia».

Di politica, invece, si parla a tavola, durante un pranzo con una trentina di imprenditori (tra cui Roberto e Matteo Colaninno, Gabriele del Torchio e Antonio Malaguti). E se ne parlerà a sera durante un incontro a Palazzo Grazioli con i giovani imprenditori di Roma e del Lazio accompagnati dal coordinatore regionale di Forza Italia Francesco Giro. Con una certa cautela, il Cavaliere preferisce però non fare previsioni sul futuro della legislatura. E torna a ricordare ai suoi interlocutori che fu proprio lui il primo a proporre all’indomani delle elezioni un governo di larghe intese «per il bene del Paese». Certo, è il ragionamento del leader di Forza Italia, di tempo ne è passato e le condizioni sono cambiate. Ma, lascia intendere, se i riformisti dell’Unione me lo venissero a proporre forse potrei pensarci su. Ma solo dopo il voto - che continua a considerare «l’unica conseguenza logica» visto che «questo governo non ha il consenso degli italiani» - perché pur vincendo con ampio margine, per fare le riforme sarebbe necessario l’apporto dei moderati dell’Unione.
Circostanza, quella di un possibile dialogo con la maggioranza, che Paolo Bonaiuti smentisce però categoricamente. Perché, dice il portavoce del Cavaliere nel giorno in cui Walter Veltroni rilancia il confronto sulle riforme con il centrodestra, «Berlusconi si riferiva solo all’offerta fatta all’indomani delle elezioni, quando il risultato rese chiaro che l’Italia era divisa in due». Oggi, aggiunge, «quell’ipotesi non esiste più» e «non ci sono le condizioni per un governo istituzionale». Insomma, «non creiamo equivoci». Concetto su cui torna a sera anche Giro. «Governo istituzionale? Ai 54 giovani imprenditori - assicura lasciando Palazzo Grazioli - ha detto l’esatto contrario. E cioè che bisogna tornare subito al voto. Punto».
Nell’incontro di Palazzo Grazioli, poi, l’ex premier tira fuori gli ultimi sondaggi. E via con i numeri: «Forza Italia è oltre il 30 per cento, mentre il Partito democratico è fermo al 26. E il gradimento nei miei confronti è al 63 contro il 22 di Prodi».

La giornata del Cavaliere si chiuderà solo a tarda sera, dopo una lunga cena con il premier della Turchia Recep Erdogan, grande alleato di Berlusconi nei cinque anni in cui è stato a Palazzo Chigi e oggi suo amico personale. Al punto che dopo la visita ufficiale a Romano Prodi ha voluto incontrare l’ex premier a via del Plebiscito.