Berlusconi: governo a termine per colpa di Fini

Mentre il premier pensa a un discorso da tenere a settembre in parlamento per denunciare l’uso politico delle inchieste da parte dei
magistrati, lo sfogo con gli amici durante la cena a Villa Certosa: "Per
colpa sua sono un leader dimezzato"

Porto Rotondo - Vero. Solo uno come Cossiga poteva riuscire nell'impresa quasi impossibile di congelare almeno per qualche ora la resa dei conti all'interno della maggioranza. Che dopo mesi di braccio di ferro e accuse reciproche rimane appesa nell'aria per una giornata, con la politica di tutti gli schieramenti che - in un modo o nell'altro - rende omaggio all'ex presidente della Repubblica piuttosto che dedicarsi all'ormai quotidiano scambio di reciproche accuse e insulti. Vero anche che il cordoglio e il dolore non durerà più di tanto.
Così, pure se ieri non ha affrontato la questione, resta il nodo di come il Cavaliere cercherà di piazzare il colpo del kappaò a Fini. Per il quale, già ieri sera, durante una cena a villa Certosa con alcuni ospiti, ha avuto parole durissime. «Per colpa sua sono un leader dimezzato e ho un governo a tempo». Insomma, una soluzione va trovata. Il che non significa necessariamente rottura definitiva, visto che il presidente della Camera sembra intenzionato a resistere quanto più possibile e sgombrare il campo da qualsiasi argomento possa farlo passare come il responsabile dello show down.

È plausibile, insomma, che all'attesa verifica di settembre la pattuglia finiana voti diligentemente la fiducia ai famosi cinque punti programmatici che presenterà il governo - giustizia, fisco, federalismo, sud, immigrazione - per poi concentrarsi nella guerriglia su tutto il resto. Ed è per questo che - raccontava il premier nelle conversazioni private di qualche giorno fa - l'intenzione sarebbe quella di rispolverare l'idea - accantonata a luglio - di un discorso sulla giustizia in Parlamento. In tutti e due i rami o - se ci fossero dei problemi a calendarizzare l'intervento del presidente del Consiglio alla Camera - solo al Senato.

Un'occasione nella quale Berlusconi non vorrebbe affrontare solo il nodo riforme e, dunque, i provvedimenti su cui l'esecutivo chiederà la fiducia di tutta la maggioranza, finiani compresi. Il Cavaliere, infatti, è seriamente tentato dall'idea di un vero e proprio j'accuse sull'uso politico della giustizia in Italia citando senza giri di parole i processi che lo riguardano, a partire dalla vicenda Mills fino al caso Spatuzza.
D'altra parte il timore che a novembre la Consulta possa dichiarare incostituzionale il legittimo impedimento è nell'entourage del premier molto forte. E se così fosse, è il ragionamento di Berlusconi, le Procure tornerebbero a occuparsi di lui a tempo pieno invece che dover «ripiegare» sulle seconde file. Insomma, a quel punto sarebbe indispensabile spingere sull'acceleratore del lodo Alfano costituzionale e un intervento davanti alle Camere e al Paese sarebbe un primo passo in questa direzione. A cui potrebbe seguirne un secondo, visto che il ministro degli Esteri Frattini pare abbia tirato fuori dal cassetto una lettera che doveva essere imbucata già a gennaio e che poi è finita in frigorifero. Una missiva indirizzata ai 26 ministri degli Esteri dell’Ue per mettere al corrente tutte le cancellerie europee di come in Italia le inchieste giudiziarie siano soggette a un grave condizionamento politico.

Anche di questo, forse, si parlerà nei vertici del Popolo della libertà in programma venerdì e sabato, probabilmente a Roma visto che la morte di Cossiga - oggi il Cavaliere sarà alla camera ardente al Gemelli - pare abbia fatto tramontare l'idea di tenerli a Villa Certosa. Dove ieri sera Berlusconi ha cenato in compagnia di alcuni ospiti tra cui il fratello Paolo, Ennio Doris, Giuliano Adreani, Maurizio Lupi e Osvaldo Napoli.