Berlusconi: «I giudici pròtesi della sinistra»

«Magistratura democratica è dappertutto ma dopo 93 indagini ho i nervi saldi»

Adalberto Signore

da Roma

Nonostante la lunga serata e le vicissitudini di una giornata quasi interamente dedicata al caso Storace, quando a pochi minuti dalle tre di notte Silvio Berlusconi fa rientro a Palazzo Grazioli l’umore è quello dei giorni migliori. Il confronto televisivo con Oliviero Diliberto di qualche ora prima è ormai acqua passata, come pure l’incontro con i coordinatori regionali di Forza Italia, con i quali si è deciso di annullare la manifestazione in programma a Roma per il 25 marzo (i tempi sono ormai troppo stretti). La riunione con i dirigenti azzurri, appena lasciati gli studi Mediaset del Palatino, è durata solo una ventina di minuti, giusto il tempo di uno sfogo sull’ultima inchiesta della Procura di Milano («sono totalmente estraneo ai fatti, l’impianto dell’accusa è solo per fini politici»). Poi, subito in macchina con destinazione una festa di compleanno e un po’ di meritato relax.
Così, quando verso le due e tre quarti fa rientro a Palazzo Grazioli, il premier si sofferma a lungo con due cronisti dell’Agi che lo aspettano all’ingresso. E si sfoga. Berlusconi si dice «sconcertato» dall’inchiesta su Mediaset che ha portato i Pm di Milano a chiedere il suo rinvio a giudizio per corruzione in atti giudiziari. Perché, spiega, «per fare campagna elettorale non hanno chiesto una rogatoria sulla banca di Miami per trovare il foglio preciso sul passaggio di denaro». «È uno scandalo, è campagna elettorale», insiste il premier che nell’incontro con i coordinatori regionali di Forza Italia aveva pure detto di voler fornire ai presenti e a tutti i parlamentari azzurri «gli incartamenti del caso» in modo che si rendessero conto della sua «completa estraneità alle accuse». E proprio a loro aveva spiegato perché, a suo avviso, la Procura di Milano non avrebbe voluto procedere alle rogatorie: «Altrimenti si sarebbe andati oltre il 9 aprile. È la prova che tutto l’impianto dell’accusa è soltanto per fini politici». Insomma, osserva a notte fonda appena rientrato a Palazzo Grazioli, «il fatto è che Magistratura democratica è dappertutto...».
Il premier, però, non si perde d’animo perché «ormai, dopo 93 indagini, ne ho viste tante e la mia mamma mi ha dato dei nervi saldi». Ma, aggiunge, «continuerò a dire che la magistratura va cambiata assolutamente» perché «i giudici sono ormai una protesi della sinistra». Concetto che non a caso Berlusconi ribadisce di lì a qualche ora, appena arrivato a Palermo per l’ormai consueto tour elettorale del fine settimana. E lo fa mettendo insieme come fossero le perle di una stessa collana l’inchiesta su Mediaset («una cosa che si ferma a questo avvocato Mills, l’ho giurato sulla testa dei miei figli»), quella sul Laziogate («rispetto la scelta di Francesco Storace di dimettersi») che ha toccato anche i vertici del Sismi («Nicolò Pollari è un galantuomo, l’ho invitato a continuare tranquillamente il suo lavoro») e quella di Catanzaro sul segretario dell’Udc Lorenzo Cesa (accuse che «non hanno fondamento»). «Magistratura democratica», attacca Berlusconi, è «il braccio giudiziario della sinistra» e «ha raccolto prove contro la Casa delle libertà che ha tenuto in serbo per scatenarsi a 30 giorni dal voto». Un ragionamento che riassume così: «Giustizia a orologeria, giustizia politica».
Ma nella notte di Palazzo Grazioli Berlusconi torna pure a parlare degli «intrecci tra cooperative rosse e criminalità organizzata». «In Campania - dice - tutte le cose su coop e camorra Mancuso le prende, le ritarda e poi dove le manda? A Bologna... E a Bologna le insabbiano e vanno in prescrizione. Questa è una cosa dura da accettare e io continuerò a denunciare questo stato di cose». Dalle cooperative al caso Unipol il passo è breve. E il presidente del Consiglio non perde l’occasione di ribadire quello che pensa da tempo: «Tutto messo a tacere, è uno scandalo». E aggiunge: «Fiorani è ancora in galera, Consorte è ancora in giro. Questa è una patologia del sistema».
Il premier, poi, torna sul faccia a faccia a Matrix con Diliberto. Che, dice, «è stato un osso duro» anche se «già lo sapevo quando abbiamo deciso di fare il confronto». Comunque, aggiunge, «credo di essere andato bene», è stato «un bel duello». Insomma, sull’esito delle elezioni Berlusconi continua a essere ottimista perché «in giro sento un clima che mi sembra buono». Così, tra il serio e il faceto, ci scappa anche una promessa: «Se vinciamo, andiamo tutti in Brasile con il Motore azzurro...». Per il momento, però, il premier è concentrato sul suo tour elettorale: «Prima Palermo, domenica Pescara (oggi per chi legge, ndr), poi ci saranno Napoli e Sorrento. Mi dedicherò al Sud».
E allargando le braccia si lascia anche un po’ andare: «Chi l’avrebbe detto che alla mia età avrei continuato a fare tutto questo? Vi rendete conto? Settanta anni sono tanti, io non li sento ma sono tanti». E ancora: «Quando penso agli altri... uno dice: “è morto a 70 anni, ma di cosa si lamenta, era vecchio”. Se penso ai 70 anni degli altri mi sembrano vecchi, quando penso ai miei non ci credo...». Merito degli antiossidanti di Umberto Scapagnini, raccontava una decina di giorni fa a New York il sindaco di Catania durante il ricevimento in onore del Cavaliere sulla portaerei Intrepid. «Ma no - sorride Berlusconi - non servono, non serve nulla». E poi, aggiunge, «sono dieci anni che Scapagnini non è più il mio medico».