Berlusconi: "Inchiesta P3? E' solo un polverone Stanno indagando su quattro pensionati sfigati"

Il premier: "Indagano su quattro sfigati pensionati che si mettono
insieme per cambiare l’Italia. Ma se non ci riesco io...". Stoccata a Fini: "C’è chi
gioca una partita personale&quot;<strong><a href="/interni/lopposizione_vuole_sfiducia_cosentino_e_mani_fini/14-07-2010/articolo-id=460627-page=0-comments=1"></a></strong>

Roma - Il timore non è nuovo, perché non è la prima volta che al braccio di ferro tutto politico con Fini si vanno accavallando inchieste o vicende giudiziarie e conseguenti richieste di dimissioni. È successo prima con Scajola e poi con Brancher e Berlusconi è più che convinto che ormai non ci sia più nulla di casuale nei continui affondi che arrivano dal presidente della Camera e dalla sua pattuglia di deputati. E la giornata di ieri, se mai ce ne fosse stato bisogno, è stata per il premier una sorta di prova del nove. Mentre Pdl e governo sono infatti alle prese con le delicate vicende Verdini, Cosentino e Caliendo l’ex leader di An pensa bene di accelerare su tutti i fronti. Sulle questioni giudiziarie, invitando il Cavaliere a dare un segnale di legalità; sulle quote latte, attaccando la «cattiva politica» della Lega; sul ddl intercettazioni, rilanciando alle modifiche proposte dalla maggioranza con altri cinque emendamenti della Bongiorno.
Ci sta, insomma, che a un certo punto Berlusconi sbotti. Anche perché è qualche settimana che è tentato da un pubblica e definitiva presa di distanze da Fini che - sarebbe il senso delle sue parole - ha ormai tradito il patto con gli elettori. Non arriva a tanto il Cavaliere, ma a leggere tra le righe di quel che dice ci va molto vicino. Si opporrà, assicura, «al clima giacobino e giustizialista nel quale alcuni stanno cercando di far ripiombare il nostro Paese» e a quanti «in maniera irresponsabile giocano una partita personale a svantaggio dell’interesse di tutti». Che ce l’abbia con Fini è fuor di dubbio. In primo luogo perché non è la prima volta che a Palazzo Chigi si ha il timore di una saldatura tra una certa magistratura e la presidenza della Camera. Il fuori onda tra Fini e il procuratore capo di Pescara Trifuoggi, per capirci, non è stato affatto dimenticato. E poi perché è chiaro che le continue richieste di dimissioni dei finiani non fanno che rendere la situazione ancora più pesante. Ma a leggere i sottotitoli c’è pure un riferimento neanche tanto velato a Casini che continua a rilanciare sulle larghe intese. Berlusconi, infatti, promette di «restare fuori dalle artificiose burrasche scatenate dalla vecchia politica politicante» e per questo assicura di mettere tutto il suo impegno - «assieme a quello del governo e della coalizione da me guidati e legittimati costantemente dal sostegno dei cittadini» - per «impedire ritorni ad un passato che gli italiani non vogliono più».

Un’inchiesta, quella sull’eolico-P3, che non esita a definire «un polverone» tanto da dirsi «sereno» e «tranquillo». «Non state a leggere i titoli dei giornali che hanno parlato di P3. Questi - dice - sono quattro pensionati sfigati». Già, perché pur ammettendo in privato che forse qualche ingenuità è stata commessa per il premier non è questo il momento dei cedimenti. Tanto che sarebbe intenzionato a mettere fuori dal partito chi pensa di votare a favore della mozione di sfiducia al sottosegretario all’Economia Cosentino. Circostanza che in serata viene smentita dal Pdl ma che continua a trovare, seppure informalmente, conferme. In verità, visto che i finiani insistono nel dire che voteranno contro, la partita potrebbe giocarsi anche convocando l’ufficio di presidenza del Pdl così da decidere una linea comune.

Nonostante la presa di posizione pubblica del Cavaliere, resta comunque sul tavolo la possibilità che Cosentino si dimetta da coordinatore della Campania. Mentre almeno per il momento Berlusconi avrebbe rinnovato la fiducia a Verdini. Sia perché - insiste il premier - non può bastare un’inchiesta per dimissionare qualcuno sia perché nel Pdl già sono iniziate le grandi manovre di chi punta alla poltrona di coordinatore. Anche per questo nella testa del Cavaliere è meglio rimandare il problema a dopo l’estate, magari quando ci sarà anche il chiarimento definitivo con Fini.