Berlusconi indagato anche per Santoro

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Nel mirino le presunte pressioni per far chiudere <em>Annozero</em>. Ghedini: &quot;Accuse già archiviate&quot;. Gli altri indagati: Masi e l'ex consigliere dell'Agcom Innocenzi. Abuso d’ufficio, il reato contestato
dalla procura di Roma
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Gian Marco Chiocci - Patricia Tagliaferri

È un po’ come per Ruby. Il presidente del Consiglio, quando telefona, non chiama in qualità di presidente del Consiglio. Chiacchiera a titolo personale. Ed è per questo che va indagato pure per le presunte pressioni per bloccare Annozero e il suo presentatore. Abuso d’ufficio, il reato contestato dalla procura di Roma. Niente più concussione e minaccia a un corpo amministrativo dello Stato, come ipotizzato dai magistrati capitolini prima di inviare il fascicolo (ricevuto per competenza dalla procura di Trani) al tribunale dei ministri. Che se ne è spogliato dichiarandosi non competente a giudicare il caso sul presupposto che il premier, quando alzava la cornetta, non agiva nelle sue funzioni di capo del governo. Sott’inchiesta per lo stesso reato anche l’ex direttore generale della Rai Mauro Masi e Giancarlo Innocenzi, commissario dell’Agcom, inizialmente considerate «vittime» di concussione da parte di Berlusconi quando parlavano con il «cittadino qualunque» Silvio Berlusconi arrabbiatissimo per le puntate a senso unico di Michele Santoro.
Ci risiamo, dunque. L’ennesima inchiesta sul premier arriva sulla scia di altre decisioni avverse al Cavaliere: la devastante pronuncia della corte d’appello sul Lodo Mondadori, il no dei giudici di Milano al trasferimento ad altra sede del processo Ruby, il «taglio» di uno dei testimoni-chiave del processo Mills, l’incriminazione per vilipendio all’ordine giudiziario presso la procura di Monza per aver dato dei «talebani» ai giudici che ce l’hanno con lui, l’iscrizione a Roma per le interviste «elettorali» ai Tg Rai. Routine.
La sempre sonnolenta procura di Roma (ricordate il caso Montecarlo?) s’è svegliata. E si è messa al passo di altri uffici giudiziari più attivi. Il procuratore Giovanni Ferrara e l’aggiunto Alberto Caperna, oltre ai pubblici ministeri Ilaria Calò e Roberto Felici, hanno preso atto della decisione del tribunale dei ministri e iscritto il premier nel registro degli indagati dopo aver scelto, a febbraio scorso, di utilizzare le diciotto telefonate fatte dal premier a Masi e Innocenzi nell’autunno del 2009 ritenendole penalmente rilevanti. Ora le strade percorribili sono due. La Procura può decidere di concludere gli accertamenti con il deposito degli atti, un passo che precede la richiesta di rinvio a giudizio, oppure con una richiesta di archiviazione. L’avvocato Niccolò Ghedini, difensore di Berlusconi, è certo che i magistrati opteranno per questa seconda ipotesi: «Il tribunale dei ministri ha archiviato tutte le accuse originariamente mosse proprio al presidente Berlusconi ritenendo la totale insussistenza di tutti i reati contestati e provvedendo all’archiviazione». Nell’ambito di tale provvedimento, insiste Ghedini, «il tribunale ha ipotizzato che in linea astratta nei fatti accaduti potrebbe individuarsi un abuso d’ufficio non di sua competenza pur dando atto che nessuna interruzione concreta delle trasmissioni mai vi è stata. Si tratta quindi di un’ipotesi residuale per la quale il tribunale dei ministri si è ritenuto incompetente funzionalmente e che la procura di Roma certamente non tarderà ad archiviare».
In questo nuovo procedimento che vede Berlusconi indagato per abuso d’ufficio potrebbero confluire gli atti stralciati dall’inchiesta della Procura di Napoli sulla cosiddetta P4 relativi ai rapporti tra Masi e Luigi Bisignani intercettati mentre parlavano del contenzioso tra la Rai e Santoro per la chiusura della trasmissione.
Anche in quest’inchiesta si è arrivati al capo dell’esecutivo con intercettazioni a catena che in origine nulla avevano a a che fare con l’affaire «Annozero». Il pm di Trani Michele Ruggiero, infatti, è incappato nelle telefonate incriminate indagando sugli alti tassi di interesse delle carte di credito «revolving», targate American Express, e su alcuni indagati che millantavano conoscenze con il direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Che venne indagato, intercettato, e poi prosciolto perché si appurò che non aveva favorito alcuno degli indagati interessati a bloccare servizi televisivi sulle carte di credito. L’intercettazione del cellulare di Minzolini portò, telefonata dopo telefonata, all’entourage del premier e poi al premier stesso. Un classico delle inchieste su Berlusconi.