Berlusconi insiste: «Strane coincidenze su Unipol»

da Roma

Marco Follini dice che così «si va sugli scogli». Probabilmente si potrebbe andare in tribunale se i Ds percorreranno la strada minacciata ieri con un comunicato dell’ufficio stampa. La nota del Botteghino è stata trasmessa agli organi di informazione ieri mattina e recita così: «I Ds non hanno nulla a che fare e anche vedere con i 50 milioni di euro depositati sui conti di Giovanni Consorte. Chiunque sostenga il contrario ne risponderà di fronte alla legge». La seconda parte del comunicato è indirizzata al premier Silvio Berlusconi: «È intollerabile - prosegue la nota di via Nazionale - che il presidente del consiglio insinui accuse calunniose in un delirio aggressivo. È evidente l’assoluta irresponsabilità di un uomo disperato che, pur di non perdere le elezioni, è disposto a travolgere ogni regola e norma di convivenza democratica». Parole pesanti che infatti ieri hanno scatenato un fuoco di polemiche da parte della Casa delle libertà.
L’ipotesi di reato che potrebbe essere rivolta al premier dai vertici di via Nazionale per le dichiarazioni di domenica sui 50 milioni di Giovanni Consorte sarebbe la calunnia stando alle parole del responsabile Welfare della Quercia, Pierluigi Bersani: «Questo Paese, dopo tante disillusioni da Berlusconi - ha attaccato ieri l’ex ministro dei Trasporti dell’Ulivo - deve ancora osservare che ha un presidente del Consiglio che si è messo a fare il millantatore e il calunniatore».
Ma secondo Bersani, sia pure in un altro senso, disperato è anche Prodi: il responsabile economico della Quercia utilizza infatti lo stesso aggettivo a cui è ricorso il comunicato dei Ds su Berlusconi per esprimere quello che sta facendo il leader dell’Unione: quello del Professore è «un disperato tentativo di parlare di cose serie». Secondo Bersani bisogna «tornare ai problemi della gente e del Paese e credo che Prodi abbia questa fondamentale preoccupazione».
D’Alema ha attaccato invece sia Berlusconi sia, indirettamente, il Giornale: «Berlusconi è la persona meno adatta a chiedere chiarimenti, semmai li deve fornire», ha accusato in merito a quando ha detto il premier sui 50 milioni dell’ex presidente di Unipol Consorte. «Sulle vicende finanziarie Antonveneta, Bnl e Unipol - ha chiarito il presidente Ds a Milano, dove ha partecipato a un seminario sul modello sociale europeo - sta indagando la magistratura, e il mio auspicio è che continui a indagare. Siamo tutti interessati che si faccia chiarezza e credo che il compito della politica sia quello di rispettare la magistratura e occuparsi dei problemi del paese. Chi pensa di speculare, di processare i propri avversari politici in modo sommario, magari pubblicando intercettazioni illegali, si pone fuori dal terreno della civiltà e della democrazia».
Poi ancora contro Berlusconi: «Ciò che è inaccettabile è l’uso illegale delle intercettazioni. Io sono per le legalità, anche se so che in Italia è un principio difficile da affermare con un presidente del Consiglio che ha un’idea tutta sua della legalità». Quanto sta accadendo intorno alla vicenda Unipol, si è detto comunque convinto D’Alema, «non inciderà sul voto».
L’Unità ieri era molto in linea con il partito: «Berlusconi continua a seminare veleni», era il titolo della cronaca sul premier. Mentre in un’intervista il senatore dei Ds e costituzionalista Stefano Passigli ha dichiarato: «Berlusconi o non aveva niente da dire o non ha detto tutto» ai magistrati. E quindi «ha commesso un reato». Il senatore della Quercia ragiona così: «È andato in Procura e a quanto se ne sa non ha dato alcuna comunicazione di reati. Questo significa che lui non aveva alcun elemento, se non qualche pettegolezzo, altrimenti se l’avesse avuto e non l’avesse detto avrebbe commesso un reato. Insomma - conclude Passigli - o non aveva niente da dire o non ha detto tutto».