Berlusconi: "Io aiutato Prodi? No, li ho fatti implodere"

Il Cavaliere replica al pressing di Fini e Casini: "Se questa è una colpa, allora è una bella colpa". "No a governo tecnico e tavolo delle riforme".  Elezioni subito: raccolti 3,7 milioni di firme. Il leader di An: "Non accettiamo pagelle"

Roma - "Se è una colpa aver fatto implodere questa maggioranza, allora è una bella colpa". Silvio Berlusconi replica così a Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini che gli rimproverano di aver firmato una assicurazione sulla vita al governo Prodi, seguendo la strategia della 'spallata'. "E' esattamente il contrario, quelli del centrosinistra sono preoccupatissimi", ribatte il Cavaliere, mentre partecipa su un barcone lungo il Tevere ad una manifestazione per la raccolta di firme di Fi a sostegno di elezioni subito. "Non ho mai dato pagelle a nessuno. Anche se devo dire che se in Italia c'é qualcuno che per la sua storia personale e per ciò che ha raggiunto nel mondo imprenditoriale, dello sport e della politica che può dare pagelle, beh quello sono proprio io", sottlinea rispondendo a Fini.

"No a governo tecnico e tavolo delle riforme Silvio Berlusconi ribadisce il suo no sia a un governo tecnico che a sedersi al tavolo delle riforme. "Il governo tecnico è un problema che non mi riguarda". Quanto alle riforme, ha aggiunto, "sono solo un modo per allungare la vita a questa maggioranza e per far galleggiare questo governo".

"Prodi dovrebbe dimettersi. Non cambio strategia" "So di non poter essere contraddetto se dico che in una situazione in cui il governo ha solo il 20% della fiducia degli italiani, un presidente del Consiglio dovrebbe avere la dignità di dare le dimissioni. No, non cambio strategia perché il resto è solo una pura e semplice perdita di tempo".

"Raccolti 3,7 milioni di firme" "Tremilioni e settecento mila cittadini hanno apposto la loro firma per mandare a casa questo governo e tornare subito al voto", aggiunge il Cavaliere snocciolando i dati della raccolta organizzata dal suo partito.

"Proporzionale? No, anche se Fi andrebbe al 37%" Silvio Berlusconi ribadisce il suo no a qualsiasi riforma della legge elettorale sottolineando che l'attuale sistema, con qualche correzione è la scelta da lui auspicata e critica il leader del Pd, Walter Veltroni, che mettendo sul tavolo una riforma in senso proporzionale "vuole far tornare indietro il paese lasciando tutto nelle mani delle segreterie dei partiti". Tuttavia, ha aggiunto il leader di Fi "se vi fosse una maggioranza di partiti favorevole al proporzionale, chi ne trarrebbe più vantaggio sarebbe il primo partito italiano e cioé Forza Italia". Secondo i dati in suo possesso, ha infatti detto Berlusconi, Forza Italia "con le mani libere avrebbe il 37% dei consensi".

"La Finanziaria non credo passare, c'è il nodo Welfare" Berlusconi, anche se con qualche cautela in più del passato, continua a credere che la finanziaria potrebbe riservare brutte sorprese alla maggioranza. "Il cammino della finanziaria - aggiunge - è ancora lungo. Si è voluto maliziosamente far credere che sia già arrivata in porto, ma non è non è così e dovrà tornare in Senato". Berlusconi ricorda quindi i contenuti della riforma del welfare e le divisioni nella maggioranza. "Non credo che possano trovare un accordo e un compromesso". Poi, più cauto, ripete: "Non lo credo, ma non è che ne sono sicuro; anche perché - conclude riferendosi ai senatori 'scontenti' del centrosinistra - se uno non ha il coraggio non é che se lo può dare...". 

Fini: non accettiamo pagelle Niente voti "su chi è buono e chi è meno buono. Se Prodi è rimasto in vita, la colpa non è di Tizio o di Caio nella Cdl. Tutti abbiamo combattuto in eguale misura con la raccolta di firme e manifestazioni, nessuno escluso". Con queste parole Gianfranco Fini, parlando ad una manifestazione dei Cristiano riformisti a Roma, ha replicato a Silvio Berlusconi, che ha lamentato la non piena adesione degli alleati alla 'spallata' a Prodi. "Battersi per andare al voto subito é come garantire un'assicurazione sulla vita di Prodi", ha aggiunto. Il leader di An ha detto di condividere pienamente l'analisi di un governo "molto debole", ma ha subito aggiunto che nella maggioranza "ci sono in questo momento molti parlamentari che dicono di voler staccare la spina a Prodi, ma non certo per andare a votare subito". Fini ha chiesto che di questa circostanza si tenga conto: "Dobbiamo guardare non solo al nostro immediato interesse elettorale, ma anche al futuro del Paese per creare le condizioni - ha detto ancora Fini - di una riforma che consenta a chiunque vinca le elezioni di governare". Fini ha ribadito di essere convinto che il governo "deve andare a casa".

Casini: più politica, meno propaganda Anche il leader dell'Udc accentua, come Fini, il pressing su Berlusconi. "Mi sembra che per il governo tutto sia andato come era facile prevedere, perché la strategia della Cdl ha aiutato fortemente Prodi a superare indenne questi scogli". "Noi dobbiamo lavorare - ha aggiunto Casini parlando agli Stati generali delle donne Udc in Calabria - in modo più intelligente per mandare a casa questo governo che, altrimenti, rimarrà per i prossimi cinque anni e credo che questo sarebbe molto dannoso per il Paese". "Il dovere della politica - ha sottolineato il leader centrista - è di distinguere tra la propaganda e, appunto, la politica. Altrimenti, se non c'é qualcos'altro, dopo le firme ai banchetti, Prodi fa l'assicurazione sulla vita". "Prodi ostenta tranquillità, purtroppo non ostentano tranquillità gli italiani...", ha aggiunto Casini. "Se è tranquillo lui sono molto agitati gli italiani, soli davanti alla delinquenza, soli davanti ad un fisco onnivoro, soli davanti ad una precarietà sempre più preoccupante". "Per cui - ha concluso Casini - è contento Prodi ma non sono contenti gli italiani".

Schifani: "Berlusconi è il garante della coalizione" Tocca a Renato Schifani, presidente dei senatori azzurri, difendere Silvio Berlusconi nel corso della convention di An 'Il tempo delle scelte' ad Assisi. Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri, da sempre vicini a Berlusconi, così come il portavoce Andrea Ronchi, imputano al Cavaliere di aver lavorato per dividere la Cdl, tenendo a battesimo 'La Destra' di Storace. "Respingo al mittente le critiche - ribatte Schifani - Gasparri ha addirittura contestato a Silvio Berlusconi un'azione demolitrice dell'unità della coalizione. Non è così. Berlusconi è stato il fondatore della Cdl e continua ad esserne il garante, lavora per tenerla insieme, fa sacrifici che An ben conosce". "Spesso Forza Italia - prosegue Schifani - ha dovuto fare un passo indietro per tenere insieme le diverse identità del centrodestra. E' stato Berlusconi che si è incaricato di tenere unita la Cdl, perché questa è la logica della maggioranza. Se poi la abbandoneremo, discuteremo di altro...".