Berlusconi: «Io tifo per Weah, sarà il campione della pace»

È stato il centravanti del suo Milan, presto potrebbe ritrovarlo Presidente: «Gli dirò: bentornato leone, organizziamo una partita?»

Presidente Berlusconi, George Weah ha fondato un partito a pochi mesi dalle elezioni, dice: non sono un professionista della politica e tutti i sondaggi lo danno vincitore. Lei fa sempre il tifo per Weah?
«Non ho mai smesso di fare il tifo per lui. L'ho sempre seguito in tutte le sue esperienze. Compresa l'ultima e più impegnativa: dare una guida al suo Paese. Ricordo molto bene George: è uno che non molla mai, che mette passione in tutto quello che fa. Lo apprezzavo sul campo di calcio. Lo apprezzo in questa nuova sfida».
La Liberia è vittima di guerre, fame, povertà. Per uscire da una crisi così drammatica dove ci vuole più rigore?
«Weah è atteso da un compito durissimo: far diventare uno Stato quello che fino a poco tempo fa era considerata soltanto un'area geografica. Occorreranno creatività, passione e altruismo. Da parte di tutti: comunità internazionale compresa. Per uscire da una crisi sociale così profonda, ci vuole più creatività e volontà che rigore. La base ineludibile per garantire libertà e progresso è sempre e comunque la democrazia».
I suoi nemici hanno già tentato di escluderlo dalla competizione e di coinvolgerlo in scandali inesistenti. Dicono: non deve governare perché non ha nessuna esperienza politica. Come bisogna difendersi dalle scorrettezze degli avversari?
«Con la pazienza, con la forza d'animo, e senza mai ricorrere agli stessi mezzi scorretti degli avversari. Nessuno meglio di me può capire le difficoltà di George. Deve essere tenace e determinato fino in fondo. Soltanto in questo modo si raggiungono anche gli obiettivi più difficili e ambiziosi. Un uomo, se ci crede veramente, può diventare re».
Ha come avversari una ventina di candidati, poi per governare dovrà forse trattare con alcuni di loro. Per vincere, meglio stringere al centro o allargare alle ali?
«Non credo che gli elettori si appassionino alle alchimie della politica. George deve puntare pragmaticamente a un progetto di medio termine che parta da una moderna organizzazione dello Stato».
I successi sportivi e le opere di beneficenza ne hanno fatto un eroe popolarissimo in Liberia. Per vincere in politica conta di più il gioco di squadra o il talento del singolo?
«Credo che lo sport sia una validissima scuola di vita. Insegna il rigore morale, l'impegno, la sofferenza. Principi utili nella vita sociale e politica. Se il talento di un singolo giocatore non è supportato dalla squadra, quel talento è inutile. Quel che conta è il risultato e sono sicuro che il nostro centravanti, con la vittoria elettorale, segnerà il gol più importante della sua carriera».
Sono le prime elezioni libere nel Paese: il popolo lo ama, i politici lo odiano, i potenti lo temono. Qual è il miglior arbitro in politica?
«È la gente che ha un'istintiva capacità di giudizio. La storia insegna: chi vuole il cambiamento incontra nemici di ogni sorta che difendono esclusivamente i propri privilegi e i propri interessi a danno dell'interesse generale».
Dice che costruirà strade, scuole e ospedali e porterà cibo agli affamati. Ma la vecchia élite di potere è pronta a tutto per fermarlo. Ma allora è meglio giocare bene e perdere o giocare male e vincere?
«Meglio giocare bene e vincere. Perché quando si gioca bene alla fine si vince».
La Liberia è reduce da 25 anni di dittature, violenze e guerra civile. Un colpo di testa da evitare a ogni costo.
«Un progetto politico serio e nell'interesse del Paese è l'opposto di uno scenario di guerra civile. Ma non può limitarsi a negarlo. Deve proporre come superarlo e come non ricaderci. È un traguardo al quale devono puntare tutti i protagonisti della politica».
Chi è il Weah della politica italiana?
«Se pensa che le risponda: Weah sono io, la deludo. E in nessun modo può paragonarsi l'Italia alla Liberia».
Boban e Weah hanno fondato un partito, Pelé è stato ministro dello Sport, Rivera sottosegretario alla Difesa. C'è un altro giocatore che ha i numeri per scendere in campo?
«Non importa quale sport o quale attività si sia praticata per essere protagonisti nella politica. Certo, il calcio è una buona scuola perché richiede impegno individuale, capacità di sacrificio e soprattutto capacità di coordinare il proprio sforzo con quello degli altri di fare, appunto, gioco di squadra».
Si ispira a Nelson Mandela ma nel suo primo discorso politico ha citato Ronald Reagan: Weah in politica meglio trequartista di sinistra o laterale di destra?
«Il successo finale è sempre della squadra che ha il centrocampo più forte e più lucido. Quindi, rispetto al suo ruolo, sul campo di calcio, dovrà arretrare di qualche metro e diventare regista a tutto campo».
Nelle giovanili del Milan c'è George Weah jr. Dice di voler diventare forte come papà. Peserà di più portare il cognome di un Pallone d'Oro o di un capo di governo?
«Un nome famoso è, per un figlio, sempre un onore e un onere, ma non è una coperta che ripara dal sole o dalla pioggia. Il piccolo Weah, anche se seguirà le orme del padre, sa bene di dover contare solo su se stesso».
George Weah, neopresidente della Liberia, viene in visita ufficiale in Italia. Con quali parole lo accoglie?
«Bentornato, leone. E magari proverei ad organizzargli una partita di beneficenza con il “suo” Milan».